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Quelle strane ‘turbolenze’: l'esperto spiega perché in aereo aumenta la flatulenza

© Foto : PixabayPasseggeri in aereo
Passeggeri in aereo - Sputnik Italia, 1920, 26.10.2021
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Piloti, assistenti di volo e viaggiatori abituali conoscono bene il fenomeno di quelle strane ‘turbolenze’ intestinali che prendono in volo e che non c’è verso di trattenere. Il professore di una Facoltà di Medicina danese ha voluto tuttavia descrivere il fenomeno ai media, spiegando che è un fatto fisico e non è colpa dei passeggeri.
Le turbolenze sono quegli scossoni improvvisi che colpiscono l'aereo, facendolo sobbalzare, e che possono essere causate da temporali localizzati, cambi di direzione o di intensità delle correnti d'aria, oppure dall'incrocio della scia di un altro aereo.
Cosa fare in quei casi? Niente, si aspetta che passi. E infatti passano.
Ma se invece le turbolenze non sono fuori dall’aereo, ma dentro di te? No, non in senso metaforico, riferito a conflitti interiori. Proprio in senso letterale – turbolenze a livello intestinale.
Sì, perché tutti i grandi viaggiatori sanno che il pericolo maggiore in aereo è proprio quello. Immaginate di dover andare a Singapore e la vostra pancia stia iniziando a gonfiarsi. Aspettare che passi, no, non è un’opzione.
Trattenersi troppo a lungo fa malissimo alla salute, ve lo diranno tutti i medici del mondo, ma neppure si può fare come quel signore che nel febbraio del 2018 sul volo Dubai – Amsterdam non ce la fece proprio più e, ad un certo punto, si mise a scoreggiare talmente tanto, che l’aereo dovette atterrare in Austria. Il poveraccio finì su tutti i giornali e ancora oggi tutti lo chiamano con il soprannome che potete immaginare.
Ma non era mica colpa sua, ci spiega Jacob Rosenberg, professore di medicina presso l'Università di Copenaghen, che ci rivela quello che in realtà sanno già tutti – cioè che si tratta di un effetto dovuto al calo della pressione in cabina.
Dopo aver notato che la sua bottiglia d'acqua vuota (ermeticamente chiusa) si era espansa durante il volo, per poi accartocciarsi una volta atterrato in Nuova Zelanda, Rosenberg ha fatto la classica scoperta dell’acqua calda, pubblicata per altro sul Sun, venendo anche intervistato dalla BBC.
"La pressione scende e l'aria che si espande nello stomaco da qualche parte deve pur andare", ha detto lo studioso.
Rosenberg, tuttavia, al fenomeno già noto, aggiunge degli utili suggerimenti pratici per evitare l’imbarazzo supremo in ambienti chiusi e densamente affollati:
Mangiare più carboidrati e meno fibre in aeroporto e in aereo per limitare il gonfiore;
Premunirsi per tempo indossando quella moderna biancheria intima con il filtro al carbone attivo nel punto giusto che, se capita, è in grado di assorbire gli odori della flatulenza;
Andare in bagno quando libero, non aspettare l’ultimo momento quando c’è la fila e già non ce la fai più.
Come ultima ratio, c’è sempre lo stratagemma che usa l’equipaggio di cabina: “vado a fare una passeggiatina di controllo”, dicono, così almeno en passant è più difficile capire chi è stato.
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