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Caro gas e petrolio, scenari e prospettive della crisi energetica

© Sputnik . Fabio CarboneContatore del gas
Contatore del gas - Sputnik Italia, 1920, 26.10.2021
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Dopo il gas, è la volta dei rincari del petrolio, il quale viene scambiato a oltre 85 dollari al barile. Gli istituti di credito stanno rivedendo le loro previsioni. In Europa e in Asia imperversa la crisi energetica e si prospetta un inverno freddo. Tuttavia, gli esportatori devono prepararsi già ora ad un calo dei prezzi.
Sputnik ha cercato di approfondire per voi le previsioni degli analisti di mercato più autorevoli.

Gli scenari del mercato petrolifero

Il mondo sta abbandonando gli idrocarburi tradizionali. Entro il 2030, l’UE intende dimezzare le emissioni di CO2ed, entro il 2050, azzerarle. La decarbonizzazione riguarda tutti i settori, ma soprattutto quelli che sono caratterizzati da una significativa “impronta di carbonio”: la metallurgia, l’industria cementiera e tessile. Grande attenzione è riservata all’efficientamento degli edifici: circa il 40% dei consumi energetici nell’Unione Europea è infatti imputato al riscaldamento delle abitazioni.
L’UE, dunque, ha serie intenzioni: è stato vietato qualsivoglia finanziamento per la costruzione di centrali elettriche a carbone, si stanno eliminando tutti gli incentivi per l’utilizzo di carburante prodotto mediante combustione di idrocarburi tradizionali e vengono limitati gli investimenti per l’estrazione di petrolio e gas. Queste e altre politiche economiche rientrano nel Green Deal europeo.
Tuttavia, non tutti sono pronti ad attuare cambiamenti così radicali. La Repubblica Ceca e l’Ungheria hanno sottoscritto il Green deal soltanto dopo aver incluso al suo interno un articolo relativo all’energia nucleare.
Vladivostok - Sputnik Italia, 1920, 03.09.2021
Green Deal, campanello d'allarme: 40% delle tecnologie per essere carbon free nel 2050 oggi non c'è
Senza contare che la Germania, leader nelle tecnologie green, ha abbandonato le sue centrali nucleari.
La Francia, invece, sul nucleare ci sta puntando.
La situazione più complessa è quella della Polonia, dove l’80% dell’energia è prodotta a partire dal carbone.
Per un ambiente più pulito, l’UE è pronta a investire 1.000 miliardi di euro, non tutti insieme, ma nell’arco di alcuni decenni.
Ad abbandonare gli idrocarburi troviamo anche i cinesi. Il progetto cinese supera quello europeo per portata: i cinesi intendono incrementare di ben 11 volte la produzione di energia a partire dalle rinnovabili. Ma, a differenza dell’UE, puntano sul nucleare. La decarbonizzazione costerà a Pechino 5.000 miliardi di dollari, secondo le stime della Wood Mackenzie.
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La transizione ecologica interesserà tutti i Paesi, Russia inclusa. Per la Russia, l’UE e la Cina sono i principali partner commerciali e le risorse energetiche costituiscono la principale voce degli scambi.
Dal momento che il mondo si trova ancora all’inizio di questo percorso, l’Agenzia internazionale dell'energia (IEA) ha preso in esame 4 possibili scenari di sviluppo.
Il più stringente è il Net Zero Emissions, cioè l’azzeramento delle emissioni. Non sarà necessario avere nuovi giacimenti. Nel 2025 la domanda di petrolio raggiungerà il suo massimo, ma, dopo 5 anni, il greggio costerà 36 dollari al barile e, dopo 20 anni, arriverà a 24 dollari.
Lo scenario più moderato, Announced Pledges, prevede un calo dei prezzi a 67 dollari nel 2030 e a 64 nel 2050. “Lo scenario tiene in considerazione tutti gli impegni climatici assunti dai governi. Si ipotizza che verranno realizzati nella loro integralità e tempestivamente”, si legge nel rapporto IEA.
Nello scenario Stated Policies non si riuscirà a conseguire tutti gli obiettivi prefissati e la domanda mondiale di petrolio, nel 2023, tornerà ai livelli pre-pandemici, con un massimo di 104 milioni di barili al giorno. Poi si registrerà un calo. Entro il 2030 il prezzo medio si attesterà a 77 dollari ed entro il 2050 a 88.
L’IEA ha ipotizzato anche un ulteriore scenario, il Sustainable Development. Si azzereranno completamente le emissioni, ma in tempi diversi. I Paesi sviluppati lo faranno entro il 2050, la Cina entro il 2060. Poi ci arriveranno anche gli altri Paesi. Secondo questo scenario, i prezzi del greggio si attesteranno a 56 dollari nel 2030 e a 50 nel 2050.

A risentirne è il portafogli

La decarbonizzazione sarà la tendenza dei prossimi decenni. E non si tratterà soltanto di parole. I governi e le imprese stanno investendo ingenti somme nella sostituzione dei motori a combustione interna con motori elettrici o a idrogeno e stanno investendo anche nella produzione di energia a partire dal sole e dal vento. Tuttavia, le fonti rinnovabili non sono esattamente convenienti, se si considerano i volumi di materia prima necessaria.
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“La transizione energetica potrebbe far aumentare la domanda di idrocarburi tradizionali: infatti, la produzione di pannelli solari e di batterie per le autovetture richiede una quantità maggiore di petrolio, gas e carbone. Inoltre, si potrebbero esaurire i giacimenti dei metalli necessari, come rame, litio e argento. Non ce ne sarebbero abbastanza, infatti, per consentire all’UE di andare a net zero nelle tempistiche stabilite. Per non parlare poi degli altri Paesi”, osserva Artyom Deev, direttore del dipartimento di analisi di AMarkets.
Inoltre, la domanda di risorse energetiche sta crescendo di pari passo con l’economia, a livello globale. “Pertanto, lo scenario più realistico dell’IEA è il Sustainable Development”, ritiene Marc Goychman, economista di TeleTrade.
È evidente che il greggio può essere scambiato a 100 dollari soltanto nel caso in cui si produca un enorme squilibrio di mercato. “Ad esempio, se si riducesse improvvisamente la produzione, come avvenne durante il disastro ambientale del 2010 nel Golfo del Messico. Pertanto, probabilmente i prezzi si abbasseranno. I prezzi attuali saranno il nuovo massimo per molti anni a venire”, ipotizza Deev.
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A rincarare saranno le risorse energetiche tradizionali. Il greggio in un mese è aumentato di circa il 19%. A breve termine, la domanda aumenterà di 500.000 barili al giorno. Di conseguenza, saliranno anche i prezzi.
“Le estrazioni aumentano in maniera non significativa. A livello globale, nonostante il coronavirus, sta riprendendo gradualmente la produzione. Serve una quantità di idrocarburi sempre maggiore. Oggi un barile ha superato la soglia degli 85 dollari. È molto più probabile che arrivi ai 90, piuttosto che si abbassi”, ritiene Mikhail Mitrofanov, fondatore di CreativePRO.
Dmitry Marinchenko, direttore del dipartimento di risorse naturali presso l’agenzia di rating Fitch, non esclude nemmeno l’ipotesi dei 100 dollari, qualora la carenza di gas si inasprisca e l’inverno sia particolarmente freddo. Questa eventualità è contemplata anche dagli analisti della Bank of America Merrill Lynch.
Il rincaro momentaneo ai 100 dollari è ipotizzato anche da Aleksandr Novak, vice primo ministro russo ed ex ministro dell’Energia. Secondo Novak, un anno fa nessuno avrebbe mai pensato che il gas sarebbe stato scambiato a 2 dollari al m3. Quindi, anche il petrolio potrebbe sorprendere.
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Ma, come evidenziano gli attori del mercato, non vi sono ragioni per cui a lungo termine i prezzi rimangano così alti.
I record attuali sono causati dal calo della produzione di risorse energetiche e dalla conseguente ripresa delle stesse dopo la pandemia. A gettare benzina sul fuoco sono stati gli speculatori e le calamità naturali. Tuttavia, prima o poi la situazione si normalizzerà.
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