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Biden, una meteora in caduta libera

Joe Biden - Sputnik Italia, 1920, 26.10.2021
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Il presidente democratico sempre più giù nei sondaggi. Solo il 42 per cento degli americani si fida di lui. Dalla fine della seconda guerra mondiale solo Donald Trump aveva fatto registrare una simile caduta degli indici di gradimento.
La scarsa fiducia degli americani, figlia dei disastri di un’Amministrazione che non è riuscita a fermare la pandemia ed ha inanellato fallimenti senza precedenti, dall’Afghanistan al confine con il Messico.

Sempre più giù. È il triste destino di Joe Biden. A nove mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente democratico fa i conti con un indice di gradimento precipitato al 42 per cento. Un risultato a dir poco devastante. Anche perché prima di lui solo Donald Trump, nella lista dei presidenti susseguitisi dopo la seconda Guerra Mondiale, è riuscito a far peggio.

Ma l’ancor più triste 36,9 per cento registrato da Trump allo scadere del terzo trimestre di presidenza, aveva una parziale scusante. Le bassissime preferenze erano il frutto dell’impietosa campagna di stampa, scatenatagli addosso dai principali media del paese con Washington Post, New York Times e Cnn in testa. Una campagna favorita, in quel periodo, anche dall’inizio delle indagini sul Russiagate guidate del procuratore Robert Mueller. Tutto il contrario del tappeto rosso garantito ad un Joe Biden costantemente coccolato, vezzeggiato e giustificato dai media liberal. Ma neanche il potente fuoco di copertura mediatico riesce ormai a coprire le catastrofiche inefficienze di un amministrazione che in nove mesi non ha cavato un ragno dal buco.
Il risultato più fallimentare resta quello registrato sul fronte della lotta alla pandemia. Approfittando di una campagna finanziata con i fondi garantiti dal suo predecessore, Biden aveva trasformato le vaccinazioni nella bandiera del suo mandato, impegnandosi a immunizzare oltre cento milioni di concittadini nei primi cento giorni di governo. Un risultato in parte raggiunto, ma sostanzialmente privo di conseguenze efficaci. Ad oggi, infatti, gli americani completamente vaccinati, ovvero con due iniezioni all’attivo, restano meno del 57 per cento. Oltre il 40 per cento della popolazioni sembra, insomma, aver ignorato le raccomandazioni del presidente.
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Il che dimostra anche l’incapacità di Biden di riconciliare le due anime dell’America, mettendo fine alle divisioni emerse durante il quadriennio del suo predecessore. Le scelte e le politiche di Biden non sono peraltro bastate ad arginare la pandemia. Dalla fine di luglio, i contagi da Covid hanno ripreso a salire, superando nuovamente la quota di centomila infezioni giornaliere ai primi di ottobre. Un vero fallimento per una presidenza che ora si ritrova a fare i conti con le conseguenze economiche di quell’insuccesso. Conseguenze moltiplicate dall’impatto dell’inflazione generata dal blocco delle linee di rifornimento e approvvigionamento. Stando ai dati del Dipartimento del Lavoro, l’inflazione, salita al 5,4 a fine settembre, è al livello più alto degli ultimi 13 anni, con un conseguente, inarrestabile, innalzamento dei prezzi.
Il tutto mentre il livello di disoccupazione non scende sotto il 4,8 per cento, restando ben lontano da quei minimi del 3,5 per cento registrati durante il mandato di Trump. La congiuntura di un’epidemia in costante risalita, accompagnata da una disoccupazione a livelli ancora preoccupanti e da una morsa inflazionistica destinata a prolungarsi per almeno un semestre, costringono Biden a mettere in preventivo la minaccia di una lunga e difficile crisi economica, seguita da un’inevitabile recessione. Dovrà, insomma, dedicare la parte centrale del suo mandato a difendersi dalle minacce più temute da qualsiasi presidente. La paura è già nell’aria. Stando ai risultati di un sondaggio diffuso il 21 ottobre dalla Cnbc, il 54 per cento degli americani disapprova le scelte economiche dell’amministrazione Biden. Il 47 per cento ritiene imminente e inevitabile una pesante recessione.
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Biden in corto circuito
Ad aumentare il pessimismo contribuisce la scarsa fiducia in un Presidente che, oltre a non esser riuscito a bloccare la pandemia, ha anche inanellato numerose altre sconfitte. Sul fronte dell’immigrazione, altro grande cavallo di battaglia d’inizio mandato, i risultati non sono certo incoraggianti. Per capirlo, basta considerare quant’è successo, e continua a succedere, al confine con il Messico. Lì le avventate promesse presidenziali hanno messo in moto un’autentica valanga migratoria. Una valanga a cui le autorità, complice la sordina garantita dai media liberal, hanno risposto con misure repressive ancor più energiche di quelle impiegate a suo tempo dal “cattivo” Trump. E il record, senza precedenti, di 212.672 migranti detenuti a luglio ne rappresenta la prova più evidente. Ma, a differenza di quanto avveniva nell’era Trump, quegli arresti di massa e altre misure draconiane sono stati largamente ignorati. Almeno fino a quando le frustate inferte dalla polizia ad un gruppo di migranti non ha risvegliato gli assopiti media liberal.
Del resto, persino il fallimentare abbandono dell’Afghanistan, accompagnato da vergognosi patteggiamenti con i talebani*, ha potuto contare sull’ossequioso silenzio di gran parte della stampa. Ma ora il tempo dei privilegi sembra terminato. Anche perchè gran parte dell’America, media compresi, ha capito che con Biden alla Casa Bianca disastri come quelli registrati dall’Afghanistan al confine con il Messico saranno la regola e non l’eccezione.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia e altri paesi
L'opinione dell'autore può non rispecchiare la posizione della redazione
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