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WSJ: Facebook avrebbe tentato di censurare i media della destra

© AP Photo / Matt RourkeLogo Facebook
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Nelle scorse ore Facebook era stata accusata di non aver mantenuto i propri impegni nel combattere i discorsi di odio.
Secondo il Wall Street Journal, nei mesi scorsi Facebook avrebbe ripetutamente tentato di mettere a tacere le testate giornalistiche di destra, nonostante gli avvertimenti che tale condotta avrebbe potuto causare un "contraccolpo politico" per la piattaforma.
In un recente reportage, il quotidiano ha riferito che l'opera di repressione si è concentrata in particolar modo sul portale Breitbart, specialmente nel periodo di proteste che ha fatto seguito alla morte dell'afroamericano George Floyd per mano di un ufficiale di polizia di Minneapolis, nel maggio 2020.
Il WSJ ha affermato che nel giugno 2020 un dipendente di Facebook avrebbe pubblicato un messaggio sulla chat board dell'azienda, chiedendo di togliere "Breitbart dalla scheda Notizie", con chiaro riferimento alla funzione della piattaforma che aggrega e promuove articoli di vari editori selezionati da Facebook stessa.
Secondo quanto riferito, il messaggio includeva l'occultamento intenzionale di titoli pubblicati all'epoca sul sito web di Breitbart, tra cui "Il pandemonio a Minneapolis: sommosse in maschera", "Saccheggi massicci, edifici in fiamme, falò!" e "BLM: imanifestanti colpiscono le auto della polizia".
Dall'indagine del WSJ è emerso inoltre che nello stesso periodo un analista impiegato presso Facebook aveva avvertito nella stessa chat che qualsiasi azione intrapresa per rimuovere Breitbart dalla scheda Notizie avrebbe potuto portare ad una situazione in cui "nella migliore delle ipotesi" sarebbe potuta "nascere una discussione politica molto difficile".
Il rapporto del WSJ arriva dopo che il vicepresidente degli affari globali e della comunicazione di Facebook Nick Clegg aveva chiesto ai dipendenti di prepararsi "ad altri titoli negativi nei prossimi giorni".
Secondo Clegg, i media americani sarebbero stati sul punto di pubblicare dei reportage contenenti "interpretazioni errate della nostra ricerca (di Facebook, ndr), delle nostre motivazioni e delle nostre priorità".
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Dirigente Facebook ai dipendenti: “Occhio, è in arrivo un’altra ondata mediatica contro di noi”

La testimonianza di Frances Haugen

All'inizio di questo mese, una "whistleblower" di Facebook, la 37enne analista Frances Haugen, ha affermato in una testimonianza al Congresso che anche se l'azienda era a conoscenza del fatto che la piattaforma aveva inflitto danni alla salute mentale degli adolescenti, non ha fatto molto per impedire la pubblicazione di contenuti profittevoli che però promuovono "odio e divisione".
Haugen ha aggiunto che il CEO di Facebook Mark Zuckerberg dovrebbe essere ritenuto responsabile perché "detiene più del 55 percento di tutte le azioni con diritto di voto per Facebook".
Le parole di Haugen sono state seguite da un'altra testimonianza di un anonimo informatore, il quale venerdì ha affermato che Facebook non avrebbe rispettato l'impegno a combattere i discorsi d'odio.
Il social network ha insistito sul fatto che le accuse di Haugen "non hanno senso", con Zuckerberg che ha sottolineato che l'azienda si preoccupa "profondamente" delle questioni relative alla sicurezza degli utenti.
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