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Mal di scuola, perché ne soffre uno studente su tre?

Bambini a scuola
Bambini a scuola - Sputnik Italia, 1920, 24.10.2021
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In Italia sta notevolmente crescendo il numero dei bambini e dei ragazzi che soffrono del mal di scuola.
Si tratta di uno stato emotivo che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali che non consentono al ragazzo di vivere adeguatamente le attività scolastiche e di apprendere con successo, utilizzando le proprie capacità cognitive, affettive e relazionali.
Per uno studente su tre la scuola significa paura, ansia, fatica, attacchi di panico fino al rifiuto scolare e al ritiro a casa. Si tratta di un fenomeno che riguarda una fascia molto ampia di allievi, tra il 28 e il 35%. Questo dato preoccupante è emerso durante il convegno "Mal di scuola oggi" organizzato recentemente dal Centro di psicologia Ulisse.
Come riconoscere l’ansia scolastica? Quali sono i segnali da non sottovalutare? Per parlarne Sputnik Italia si è rivolto a Mauro Martinasso, Direttore di Centro di Psicologia Ulisse, Psicologo psicoterapeuta, di formazione psicodinamica, esperto in psicologia scolastica, dinamiche dei gruppi e delle istituzioni.
— Dott. Martinasso, potrebbe innanzitutto spiegarci cos’è il “mal di scuola” e come si manifesta?
— “Mal di scuola” è una agitazione, una inquietudine, la paura di non essere adeguati che molti bambini, ragazzi, adolescenti incontrano nell'affrontare l'impegno scolastico. Non c’è una manifestazione unica, anzi sono disparate. Si va dal mal di testa o di pancia (il bambino non faccia finta, lo sente proprio), disturbi allo stomaco, forte ansia, attacchi di panico poco prima di entrare in aula e/o prima di uscire da casa e fino al rifiuto scolare. Cioè alcuni bambini rifiutano di andare a scuola o di fare i compiti, si impuntano, fanno le sceneggiate perché seguire le lezioni per loro è fonte di grande paura.
— Secondo gli ultimi studi, ne soffre uno studente su tre. Quali sono le principali cause di mal di scuola?
— La causa principale è la fragilità di bambini e di ragazzi che vivono con grande ansia il distacco dalla famiglia. Oggi noi abbiamo una popolazione infantile molto timorosa, molto spaventata che si sente forte e sicura quando si trova in casa, e che rischia di andare in panico quando deve invece affrontare il mondo esterno. Dall'altro lato, i bambini e i ragazzi di oggi sono estremamente intelligenti perché c'è uno sviluppo cognitivo molto stimolato, molto progredito ma purtroppo la maturazione emotiva non va di pari passo.
— Tornano alla statistica citata sopra, ci sono bambini e adolescenti che in questo periodo rifiutano troppo spesso di andare a scuola o di fare i compiti, hanno difficoltà nella relazione con i compagni, partecipano poco o con scarsa attenzione alle lezioni, si sentono tristi, arrabbiati, ecc. È tutta colpa della pandemia e della didattica a distanza? Il Covid ha aggravato la situazione?
— In qualche modo si, un po’ perché ha fatto emergere delle criticità che c’erano ma che venivano compensate. E poi perché tutto questo periodo di chiusura, di coinvolgimento nelle dinamiche famigliari più avvicinate, c’è stato dal punto di vista emotivo e di processo di emancipazione un cammino all'indietro, una regressione. Si è tornati un po’ nella pancia della famiglia, e quindi chi era già fragile nell’affrontare la vita esterna e aveva le famiglie protettive, è tornato di essere un po’ piccolo. I ragazzi sufficientemente strutturati sembrano pure aver patito ma però sono ripartiti nel loro cammino di vita e di accesso alla vita sociale.
bambina al computer - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
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— I genitori sono fondamentali per aiutare ragazzi disorientati a superare vari crisi. Che comportamento devono adottare quando bambino inizia a soffrire dell’ansia scolastica?
— Direi che i genitori sono fondamentali se riescono anche a tollerare di essere un po’ meno fondamentali. Il genitore che accompagna adeguatamente la crescita è quello che riesce a fare un passo indietro. Oggi invece noi viviamo in un'epoca in cui genitori sono iper presenti, protettivi e quindi non consentono ai bambini e ai ragazzi di affrontare i loro compiti evolutivi…
Io dico sempre che il genitore di un bambino è come l'istruttore di nuoto che deve insegnare, far vedere e spiegare. E il genitore dell’adolescente è come il bagnino che ci deve essere (è preziosissimo) ma deve tollerare di stare un po’ lontano e deve venire solo nel momento del bisogno. Altrimenti noi avremmo una popolazione minorile estremamente insicura. Sono sicuri sono a casa, si sentono dei piccoli sovrani, ma quando devono affrontare la vita fuori hanno paura della loro ombra e si ritirano…
— La scuola dovrebbe essere un posto stimolante, in cui crescere cognitivamente, culturalmente e socialmente. E cosa, a Suo avviso, devono fare gli insegnanti della scuola italiana che sta vivendo un momento molto difficile? Secondo Lei, l'inserimento della figura dello psicologo nelle istituzioni scolastiche potrebbe essere una via d'uscita?
— Non credo. Il nostro centro di Torino Ulisse lavora da anni nelle varie istituzioni scolastiche offrendo un sostegno professionale. Lo psicologo è una figura importantissima nel contesto scolastico, a condizione se dialoghi e collabori con la scuola. Ma non è sostituiva del lavoro che svolgono gli insegnanti perché le relazioni le gestisce la scuola e l'insegnante che sta tutti giorni in classe con i suoi alunni, per cui questo ruolo non può essere delegato alle figure esterne.
La scuola ha invece bisogno di tornare a riflettere su come accompagnare i ragazzi. Spesso la scuola è impegnata a riflettere su cosa fa e poco a pensare a come funzionano i suoi utenti. C’è un cambiamento in corso e la trasformazione di significato della scuola spesso dichiarati che reali, perché i veri cambiamenti culturali richiedono dei tempi. Scuola sta facendo delle cose, sta crescendo, c’è un dibattito importante ma purtroppo le esigenze vanno più veloce degli adeguamenti…
L'opinione dell'autore può non rispecchiare la posizione della redazione.
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