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La mafia italiana in Germania: un pericolo crescente

© Fotolia / Exopixel"Tutti si rivolgevano a me per chiedere favori".
Tutti si rivolgevano a me per chiedere favori. - Sputnik Italia, 1920, 24.10.2021
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Riciclare e investire i guadagni illeciti è molto più facile in molti Stati membri dell’Unione europea che in Italia. Le mafie questo lo sanno e naturalmente ne approfittano. Pur non potendo asserire che l’Unione Europea - tantomeno la Germania - favorisca le mafie, possiamo affermare, con dati alla mano, che le ha sottovalutate, e non poco.
Le mafie italiane hanno iniziato a esportare i loro capitali all’estero, in luoghi sicuri, sin dagli inizi degli anni ottanta. Attualmente, sono perfettamente specializzate e, oltre ad esportarli, li investono nelle economie di Paesi europei, tra cui la Germania, che ha una debole normativa antimafia che consente a queste organizzazioni criminali di operare senza particolari difficoltà.
'Ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra e Mafie pugliesi in Europa hanno gioco facile, poiché quasi tutti i Paesi europei non hanno nel loro ordinamento interno un’efficace legislazione antimafia. In tanti non conoscono neanche il delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso.
Auto della polizia di stato - Sputnik Italia, 1920, 15.09.2021
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La mafia non è solo un problema italiano. È bene che la politica europea lo comprenda presto e reagisca di conseguenza. In Germania, ad esempio, occorrerebbero strumenti antimafia più efficaci. Me ne vengono in mente quattro fondamentali: la predisposizione del delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso (adeguato alle ultime evoluzioni mafiose); la confisca dei beni d’illecita provenienza per i mafiosi (ante delictum); il carcere duro (ex 41 bis) e un’efficace normativa sui collaboratori di giustizia. Il tutto, ovviamente, basato sul modello italiano di lotta alle mafie, che, nonostante sia da aggiornare, è ancora il più efficace e affidabile in Europa.

Finché i nuovi mafiosi saranno considerati imprenditori di successo che investono ingenti capitali nell’economia legale e avranno l’appoggio di quell’area grigia di colletti bianchi che li proteggono e li aiutano, sarà difficile, con gli strumenti attuali, che la Germania possa incidere efficacemente sulla lotta al crimine organizzato nel proprio territorio. Questo ovviamente vale anche per il resto dell’Europa.

Un episodio di alcuni anni fa ha assunto particolare importanza per il popolo tedesco: la strage di Duisburg. È stato senza dubbio un episodio negativo per la 'ndrangheta, ma “positivo” per la Germania e i tedeschi, poiché grazie a questo evento criminale si è avuta la prova fattuale della presenza della ‘ndrangheta sul territorio teutonico. In molti avevano ancora dubbi, da quel momento hanno avuto la conferma visibile che la Germania non era immune dalle infiltrazioni mafiose italiane, e non solo italiane, aggiungerei io.
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Per la 'ndrangheta, la strage è stata un episodio negativo, perché i mafiosi di nuova generazione cercano di evitare la violenza, sono molto abili ad adeguarsi all’ambiente in cui vivono, mimetizzandosi e restando nell’invisibilità. Cercare di non dare nell’occhio è una regola saggia, che è stata violata con quella strage. Subito dopo, infatti, si sono accesi i fari su quel tipo di criminalità e la Germania ha cominciato a porsi il problema. Resta il fatto che le mafie sono uno dei problemi dell’Europa e attualmente - inutile nascondercelo - non abbiamo mezzi efficaci per combatterle.

Negli ultimi mesi, tuttavia, noto un maggiore impegno nel cominciare, perlomeno, a discutere quali strumenti adottare per riuscire a frenare la loro ascesa. I settori da monitorare sono il traffico di stupefacenti, il riciclaggio di denaro, le frodi comunitarie, il racket delle estorsioni, le agromafie, gli investimenti nel settore immobiliare e turistico, il comparto del commercio e delle imprese.

Nella mia carriera sono stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano, conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni ’80.
L’ho ripetuto più volte, in Italia e in Europa, che le nuove mafie sono transnazionali e, di conseguenza, per lottarle efficacemente è indispensabile adeguarsi a queste nuove caratteristiche. Prima lo faremo è meglio sarà, soprattutto per le generazioni future.
L'opinione dell'autore può non riflettere la posizione della redazione
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