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Il Diluvio Universale, tra leggende e studi geofisici

© Foto : Public domainIl quadro di Ivan Aivazovsky "Il Diluvio universale"
Il quadro di Ivan Aivazovsky Il Diluvio universale - Sputnik Italia, 1920, 24.10.2021
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La storia biblica del Diluvio universale è nota a tutti ed è un tema piuttosto dibattuto. Per molto tempo si è pensato che il racconto della catastrofe naturale non fosse unico o che comunque le sue proporzioni fossero esagerate. Tuttavia, oggi gli scienziati sostengono che effettivamente si verificò una catastrofe a livello globale.

La leggenda cinese

Secondo la Bibbia, alcuni secoli dopo la creazione del mondo, gli uomini cominciarono a riprodursi sulla Terra e a mettere alla luce delle bambine. A quel punto, i figli di Dio (gli angeli) si accorsero di quanto fossero belle le figlie degli umani e decisero di prenderle in moglie. Dio si adirò per questa decisione e decise di punire l’umanità e ogni creatura vivente sulla Terra.
Soltanto il profeta Noè e la sua famiglia furono risparmiati da Dio, il quale ordinò a Noè di costruire una nave su cui avrebbe dovuto radunare una coppia di ciascun animale della Terra. Dopodiché cominciò una terribile tempesta, che durò per 40 giorni. Il livello dell’acqua salì fino alla cima delle montagne più alte e, alla fine, perirono tutti, tranne coloro rifugiatisi sull’arca.
Questa storia è probabilmente una delle più universalmente conosciute. Tuttavia, come sostengono i ricercatori, non è affatto unica. La leggenda del diluvio è, infatti, presente, in una forma o nell’altra, in un gran numero di culture: dal Giappone al Medio Oriente, dall’Africa all’America. Ma non sappiamo quale leggenda sia nata prima e se questa calamità naturale si sia effettivamente verificata.
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Alcuni anni fa, i ricercatori hanno dichiarato che le radici di questa enorme calamità naturale vanno ricercate nelle leggende cinesi. Una di queste racconta che sul Paese si abbatterono enormi quantità di acqua, che avrebbero rischiato di sommergere l’intera Cina, ma il grande re Yu (realmente esistito) domò la pioggia con l’aiuto della magia.
Nel 2016, lo scienziato Qinglong Wu, dell’Università di Pechino, e i suoi colleghi trovarono una conferma inaspettata della veridicità della leggenda. Il team studiò i sedimenti rocciosi nella Gola di Jishi, nella Cina occidentale, dove scorre il noto fiume Giallo. L’attenzione dei ricercatori fu attirata dalla forma insolita dei sedimenti di sabbia e dei sassi, che testimoniava il passaggio nel passato di un flusso importante di acqua.
Secondo i ricercatori, la ragione poteva essere una violenta pioggia, che fece esondare il fiume Giallo. Si creò così un deposito di acqua e tutta la natura circostante venne completamente sommersa.
“Per via della pioggia, il livello del fiume Giallo aumentò molto bruscamente di quasi 38 metri ed esondò, espandendosi a macchia d’olio. Ad ogni momento, il fiume riversava oltre 500.000 m3 di acqua in più del normale”, spiega Darryl Granger, uno dei ricercatori.
Ma questa catastrofe si verificò circa 4.000 anni fa, mentre la maggior parte delle leggende sul Diluvio universale comparvero ben prima.

Tavolette d’argilla in Iraq

Tra l’altro, la leggenda dell’Arca di Noè non è nemmeno la più antica. Alla fine del XIX secolo, l’archeologo inglese George Smith rinvenne nell’attuale Iraq delle tavolette d’argilla che descrivevano una grande catastrofe analoga a quella biblica.
Secondo la leggenda, gli dei riversarono sugli umani le loro ire per la condotta impropria di questi ultimi e, per punirli, scatenarono il diluvio. Si abbatté sulla Terra una pioggia torrenziale per molti giorni. Si salvò solamente il devoto Ziusudra, re della città di Šuruppak, poiché le divinità lo avevano avvertito.
Durante il XX secolo, in diverse località del Medio Oriente, gli archeologi rinvennero iscrizioni che descrivevano varie versioni della leggenda e capirono che è proprio da queste versioni che derivò il racconto dell’Arca di Noè.
Inoltre, i ricercatori trovarono delle testimonianze materiali della calamità. Nei territori sui cui sorgeva l’antica Šuruppak si è scavato fino al cosiddetto strato occupazionale, composto principalmente da argilla e limo. Sotto questi materiali, erano conservati artefatti risalenti a 5.000 anni fa, il che segnalava l’avvenuta inondazione del luogo.
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I ricercatori ipotizzarono che allora, in Mesopotamia, si fosse verificata un’importante inondazione. Inizialmente, tutto fu ricoperto dall’acqua e, una volta che la calamità naturale si placò, le città e i villaggi furono ricoperti da uno spesso strano di limo e argilla.
Questa versione parrebbe convincere, ma rimane un punto aperto: le esondazioni dei fiumi avvengono con cadenza regolare, ma nemmeno le più violente esondazioni possono avere la forza del Diluvio universale. Soltanto una calamità naturale di portata significativamente maggiore avrebbe potuto generare una simile leggenda.

L’inondazione del mar Nero

La soluzione del mistero fu trovata dai geologi William Ryan e Walter Pitman, della Columbia University, i quali studiarono la “biografia climatica della Terra”, basandosi sui sedimenti di ghiaccio in Groenlandia. I ricercatori conclusero che 10.000 anni fa i livelli dell’oceano si alzarono in maniera significativa.
Ad esserne maggiormente colpita fu la costa del mar Nero. Questo mare, al tempo, era un lago, in quanto non esisteva lo stretto del Bosforo e il bacino di acqua dolce si trovava 150 metri al di sotto dell’oceano.
Circa 7.500 anni fa, lo scioglimento dei ghiacciai provocò un innalzamento del livello del vicino Mediterraneo. Nell’area corrispondente all’attuale stretto del Bosforo si venne a creare una gigante cascata della potenza di 200 cascate del Niagara, che riversò acqua nel bacino per 300 giorni consecutivi.
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Il livello del mar Nero crebbe a vista d’occhio, di circa mezzo metro al giorno, e le popolazioni residenti nell’area costiera furono duramente colpite, come testimoniano alcune prove rinvenute in Turchia.
“A una profondità di circa 160 metri abbiamo rilevato l’antica linea costiera, lungo la quale si osservano i resti di antiche costruzioni in legno, che si sono conservate molto bene. Questo ha superato anche le nostre migliori aspettative”, sostiene il ricercatore Robert Ballard.
Secondo Ballard, in seguito all’inondazione del mar Nero si crearono due strati: l’acqua dolce, meno densa, si trova ancora oggi al di sopra e viene saturata dall’ossigeno, mentre in basso rimane uno strato più denso di acqua salata del Mediterraneo, priva di ossigeno. Grazie a questa stratificazione, gli artefatti si sono conservati in perfette condizioni.
I ricercatori ritengono che proprio la calamità naturale che ha interessato il mar Nero potrebbe essere stato l’evento ispiratore della storia biblica del Diluvio universale. Tuttavia, è ancora presto per dichiararlo con certezza.
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