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Facebook, nuovo informatore: il social non ha rispettato l’impegno a combattere i discorsi d'odio

© AFP 2021 / Chris Delmas Logo Facebook
Logo Facebook - Sputnik Italia, 1920, 23.10.2021
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Le cattive notizie continuano ad arrivare per Facebook. Un nuovo informatore dice che la società ha ripetutamente ignorato il dilagare sulla piattaforma di discorsi d’odio, disinformazione e comportamento illecito e lo avrebbe fatto nel tentativo di massimizzare il profitto.
In una testimonianza giurata resa venerdì, un ex membro del team di integrità di Facebook ha fatto luce su una cultura che dà la priorità al profitto, rispetto alla preoccupazione diffusa per il danno che la piattaforma sta causando.
Secondo la testimonianza giurata, quando esplose lo scandalo sulla cessione di informazioni a Cambridge Analytica e sull'impatto che avrebbe avuto su Facebook, un funzionario delle comunicazioni della piattaforma di social media, Tucker Bounds, avrebbe detto che "sarà un fuoco di paglia. Alcuni legislatori si infurieranno. E poi, in poche settimane, si sposteranno su qualcos'altro. Nel frattempo, stiamo stampando denaro nel seminterrato, e stiamo a posto”.
L'informatore sostiene che Facebook ha sistematicamente disatteso gli impegni per combattere la disinformazione, i discorsi d'odio e i contenuti problematici, per paura di far arrabbiare l'allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il potenziale impatto finanziario negativo che sarebbe potuto derivarne.
Le critiche riguardano anche il fatto che Facebook evita di controllare i gruppi online. Su Facebook, infatti, esistono gruppi privati e nascosti, a cui si accede solo su invito: questi sono essenzialmente nascosti dall'occhio del pubblico. Questi gruppi, secondo i rapporti, sono stati utilizzati per facilitare comportamenti illeciti e favorire l'odio.
Gretchen Peters, un ex giornalista e leader dell'Alliance to Counter Crime Online, ha detto di Facebook che: “Zuckerberg e altri dirigenti di Facebook hanno ripetutamente rivendicato un alto successo nel limitare i contenuti illeciti e tossici - ai legislatori, ai regolatori e agli investitori - quando in realtà sapevano che l'azienda non poteva rimuovere questi contenuti, perché doveva rimanere redditizia”.
Il funzionamento interno di Facebook, come espresso da Frances Haugen nella sua testimonianza al Congresso all'inizio di ottobre, è ampiamente supportato dalla testimonianza del nuovo informatore. Le nuove accuse sono state portate alla Securities and Exchange Commission (SEC).
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