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Covid e lockdown: la pandemia uccide il sesso

Una coppia - Sputnik Italia, 1920, 23.10.2021
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Il lockdown ha rappresentato un duro colpo per la libido degli italiani. Stare insieme sotto lo stesso tetto per un tempo prolungato non ha aumentato il desiderio sessuale, anzi, ha provocato un calo importante dei rapporti. Questo è il quadro emerso da un primo studio italiano, pubblicato sulla rivista Journal of Epidemiology.
Molto meno sesso durante i lockdown, questa è la triste realtà delle coppie e dei single italiani nell’epoca Covid. Oltre il 35% degli italiani ha riportato un cambiamento nell’attività sessuale. L’indagine è stata condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’Università di Genova e di Pavia, dall’Istituto Mario Negri, dall’Ispro e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi. Lo studio, frutto di un lavoro multidisciplinare, ha monitorato 6 mila soggetti, seguiti anche oggi dagli esperti.
Il Covid è stata di certo un’emergenza sanitaria, ma anche una dura prova che ha segnato le abitudini e gli stili di vita degli italiani. Quali sentimenti hanno provocato un calo del desiderio fra le mura domestiche? Chi ha maggiormente registrato una diminuzione dei rapporti sessuali? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Silvano Gallus, responsabile del laboratorio di epidemiologia degli stili di vita dell’Istituo Mario Negri, coordinatore del Consorzio.
— Silvano Gallus, come i lockdown hanno impattato sull’attività sessuale degli italiani? Che cosa ha rilevato il vostro studio?

— Volevamo vedere come le abitudini e gli stili di vita degli italiani fossero stati modificati dal lockdown. Abbiamo svolto le indagini fin dalla prima fase del lockdown, cosa che non è stata per niente facile. Abbiamo intervistato 6 mila soggetti, che oggi stiamo continuando a seguire. Fra le varie domande sugli stili di vita abbiamo ritenuto importante chiedere se fossero state modificate le attività sessuali degli adulti italiani.

Il 35% degli italiani riportava un cambiamento. Il 26,9% riportava un calo dell’attività sessuale, invece l’8% andava in controtendenza e riportava un aumento. Abbiamo cercato di capire anche i motivi di questo calo significativo.
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— Chi principalmente ha subito un calo dell’erotismo?
— Più frequentemente si trattava di single e di giovani. Quasi il 40% dei single riportava un calo dell’attività sessuale durante il lockdown. Quasi il 20% di coloro che avevano un partner convivente riportava un calo dell’attività. Escludendo i single, quindi, anche le coppie avevano riportato una diminuzione dei rapporti.
Se consideriamo i partner conviventi, abbiamo osservato che chi aveva calato maggiormente erano gli uomini, specialmente i più giovani, i soggetti più istruiti e le persone che vivevano in condizioni abitative precarie.
— Quali sono stati i sentimenti che hanno portato al calo dell’attività sessuale?
— Nel nostro team, composto dall’Istituto Mario Negri, l’Università di Genova, l’Università di Pavia e l’Istituto Superiore di Sanità, vi era una sezione di psichiatria, che ha cercato di interpretare quali fossero le persone maggiormente interessate dal calo sessuale. La paura del contagio, l’ansia, la depressione e la presenza dei bambini sono i fattori alla base del calo che abbiamo osservato.
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— Avere più tempo da passare insieme durante i lockdown farebbe pensare ad un possibile aumento dell’attività sessuale, invece si è registrato il contrario. È un po’un paradosso, non crede?

— Noi abbiamo osservato un fortissimo aumento dei sintomi di ansia e di depressione, oltre che un abbassamento della qualità del sonno e della quantità del sonno. Alla base della riduzione dell’attività sessuale vediamo soprattutto questo. Il paradosso l’abbiamo spiegato in questi termini.

Poi non dimentichiamoci: anche i rapporti extraconiugali, che possono avere avuto un calo. Questo spiegherebbe perché gli uomini più frequentemente, rispetto alle donne, hanno riportato un calo dell’attività sessuale. Addirittura il 60% degli italiani ha riportato un peggioramento della qualità della vita. Questo ci fa capire che abbiamo vissuto non soltanto una pandemia sanitaria in sé, ma anche la paura relativa all’infezione e un peggioramento della vita.
— Questa pandemia lascerà il segno nei nostri comportamenti e nelle nostre abitudini anche in futuro?

— Non lo sappiamo ancora. Proprio per questo stiamo seguendo anche oggi i soggetti arruolati nelle nostre indagini. Vogliamo capire se le abitudini modificate durante il lockdown si manterranno anche in futuro. Per esempio, per quanto riguarda il gambling, il gioco d’azzardo: c’è stata una netta diminuzione (quasi la metà dell’uso), dopo 6 mesi abbiamo registrato, invece, un aumento anche rispetto a prima del lockdown.

Secondo me, alcune cose sono cambiate profondamente. Se pensiamo anche al nostro rapporto lavorativo: io stesso lavoro in maniera diversa rispetto a due anni fa, c’è lo smart working, le conferenze sono online, ci si incontra meno frequentemente. Ci porteremo avanti questi cambiamenti anche nel futuro.
L'opinione dell'autore può non rispecchiare la posizione della redazione.
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