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AUKUS e proliferazione missilistica, prospettive e accordi internazionali

Sottomarino  - Sputnik Italia, 1920, 23.10.2021
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Una delle notizie che ha scosso il panorama internazionale negli ultimi tempi, e fa ancora parlare di sè, è sicuramente la creazione dell’AUKUS, il patto trilaterale tra Australia, Regno Unito e USA.
Il patto riguarda la costruzione di una nuova flotta di sottomarini a propulsione nucleare nei cantieri navali australiani, utilizzando tecnologie americane e britanniche, che rilancia il tema della proliferazione di tecnologie missilistiche nell’area pacifica e nel mondo.
Sputnik ne parla con il presidente del Regime di controllo per la tecnologia missilistica, MTCR (l’organo internazionale per la non proliferazione di missili e tecnologie missilistiche), nonchè ambasciatore straordinario per il ministro degli esteri russo, Grigory Mashkov, che ha espresso la sua opinione in merito alla possibilità che a breve termine si stringano accordi internazionali sulla non proliferazione di armi missilistiche e circa l’approccio di Mosca nei confronti della nuova alleanza militare AUKUS. Mashkov ha inoltre parlato di una possibile adesione al MTCR di nazioni come la Cina, l’Israele e l’Iran.
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— Vi sono prospettive concrete di sottoscrizione, nel breve termine, di un accordo giuridicamente vincolante per vietare l’esportazione di tecnologie missilistiche? Mosca ritiene forse necessario estendere il campo d’azione del MTCR anche ai missili di lunga gittata e ai mezzi di fornitura degli stessi?
— La questione così posta non ha, e non avrà, ragione di esistere, in quanto le tecnologie missilistiche godono di ampio utilizzo in ambito civile. Dunque, qualsivoglia divieto su questa tipologia di esportazioni potrebbe minare la collaborazione internazionale, del tutto legittima, in questo campo. Si parla, piuttosto, di autorizzare la produzione di modelli missilistici pre-identificati, in modo da ridurre il rischio di proliferazione e prevenire l’appropriazione di tecnologie missilistiche sensibili da parte di soggetti non governativi, ad esempio organizzazioni terroristiche.
Nell’ambito della cooperazione multilaterale non esistono, poi, molti meccanismi preposti alla gestione degli affari missilistici. In questa direzione opera soltanto la piattaforma di controllo per l’esportazione in seno al Regime di controllo per la tecnologia missilistica (MTCR). In aggiunta, si rilevano anche alcune norme di sicurezza e trasparenza sancite dal Codice di condotta dell'Aia contro la proliferazione dei missili balistici. Si noti, tuttavia, che questi strumenti sono di natura politica e che a breve termine non si prevede la conclusione di alcun accordo multilaterale giuridicamente vincolante. Se volessimo oggi discutere di aspetti più concreti, potremmo toccare il tema dell’avviamento di una piattaforma di dialogo tra le nazioni con maggiore peso a livello missilistico. Ma oltre al dialogo, non c’è altro di più concreto di cui parlare.
In generale, il tema missilistico è estremamente complesso. Infatti, vi sono più dimensioni da prendere in considerazione: quella globale, quella regionale e, infine, quella nazionale. È, dunque, impossibile ricomprendere all’interno di un unico insieme di norme tutti questi aspetti. A mio avviso, prima o poi la comunità internazionale si troverà costretta a isolare i singoli elementi del tema missilistico, attorno ai quali avviare il dialogo che verterà poi sulla ricerca del consenso. Tuttavia, si tratta di un percorso fitto di ostacoli. Molte nazioni, infatti, considerano i missili uno strumento per conservare gli equilibri strategici, per conseguire obiettivi di lungo periodo, nonché una pietra miliare della sicurezza nazionale. Identificare dei quadri normativi che possano soddisfare le esigenze di tutti non è un compito semplice.
Considerando il campo di azione del MTCR, si noti che nei suoi documenti fondamentali sono sancite solamente le soglie minime (gittata di almeno 300 km, peso del carico utile di almeno 500 kg). In sostanza, non esistono delle soglie massime. Pertanto, non è necessario estendere il campo di azione dell’ente preposto al controllo sulle esportazioni.
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— Secondo Mosca, il fatto che l’Australia, nell’ambito dell’accordo AUKUS, avrà accesso ai missili da crociera americani Tomahawk è forse da considerarsi una violazione da parte di USA e Gran Bretagna delle disposizioni dei documenti fondamentali del MTCR? Quali misure potranno essere adottate da Mosca in questo senso?
— Quanto alla creazione del partnenariato trilaterale AUKUS, ne stiamo studiando attentamente le conseguenze. Anzitutto, va notato che, nell’ambito dell’AUKUS, si prevede l’impiego di territori di una nazione non nucleare per il dispiegamento di infrastrutture militari di nazioni invece nucleari. E questo potrebbe generare dei rischi di destabilizzazione degli equilibri di sicurezza regionale e internazionale.
Riguardo, invece, alla possibilità che l’Australia utilizzi i missili americani Tomahawk, resta ancora da appurare se si tratti di missili da crociera trasportati via mare, oppure di loro analoghi via terra (in fase di elaborazione in questi mesi negli USA). Si ricordi, a tal proposito, la proposta avanzata dalla Russia ai Paesi della NATO di sospendere il dispiegamento di quest’ultima tipologia di missili con una gittata media o inferiore, come del resto aveva già fatto la Russia in via unilaterale dopo l’abbandono da parte degli americani del Trattato INF.
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Si noti, altresì, che la creazione di simili alleanze strategiche porterà inevitabilmente a una risposta da parte di tutti i membri delle piattaforme regionali preposte al controllo della sicurezza.
Sono convinto che Mosca, a livello interministeriale, analizzerà molto attentamente la questione e adotterà le relative misure per tutelare in maniera adeguata i nostri interessi regionali e la sicurezza nazionale.
— È vero che, con l’arrivo di Joe Biden, gli USA hanno rinunciato alla loro intenzione di allentare le disposizioni di cui al MTCR, in modo da consentire a Washington di vendere droni pesanti agli altri Paesi? O forse è probabile che gli USA, in un prossimo futuro, abbandonino completamente il MTCR?
— Come presidente del MTCR non vorrei riportare in maniera errata le posizioni di singole delegazioni nazionali e non ho nemmeno il potere per farlo. All’interno del Regime non esiste alcun divieto totale. Le disposizioni del Regime si applicano unicamente agli stabilimenti di produzione di merci appartenenti alla categoria I della classificazione del MTCR. In merito alle denominazioni, vige il principio della “presunzione di rinuncia”. Tuttavia, la decisione in merito all’esportazione di tali prodotti rimane una prerogativa nazionale.
È fondamentale ricordare che nel processo decisionale su questi temi si tiene conto dell’equilibrio tra il tentativo di ricavare un profitto economico e il conseguimento degli obiettivi di non proliferazione. A nostro parere, tale equilibrio in passato è stato salvaguardato. Ora, però, si registra una tendenza a dare più peso alle motivazioni di ordine economico.
Per quanto riguarda i piani di Washington in merito al MTCR, posso soltanto dire che non sto riscontrando alcun segnale che possa indicare il desiderio dei nostri colleghi americani di venire meno alle loro obbligazioni rispetto al Regime. In seno al MTCR si discute attivamente, si elaborano insieme gli emendamenti alla documentazione, il che consente di perfezionare il sistema di controllo e di armonizzare, di conseguenza, la legislazione nazionale sul tema. Non penso che la diplomazia americana abbia interessi nel minare gli obiettivi di non proliferazione missilistica.
— È vero che le nazioni occidentali, e in particolare gli USA, insistono sull’adesione della Cina al MTCR? Tale adesione potrebbe essere un primo passo verso un dialogo multilaterale, in merito ai futuri accordi di controllo sugli armamenti?
— Le questioni relative all’adesione al MTCR e il formato multilaterale dei futuri accordi di controllo sugli armamenti non sono tra loro legate.
La questione dell’adesione è molto sensibile e non può essere discussa in questa sede. Mi limiterò a esprimere la posizione della Russia: noi siamo a favore dell’accoglimento in seno al MTCR di nazioni con un certo peso in termini di tecnologia missilistica, come la Cina. Ma, in tal senso, ci tengo a sottolineare la necessità che tutti i membri del MTCR approvino l’adesione di un nuovo membro. Al momento non abbiamo ancora raggiunto questa fase.
Questo potrebbe essere un primo passo verso un dialogo multilaterale in merito ai futuri accordi di controllo sugli armamenti? Potenzialmente sì. Ma, come ci dimostra la storia, il formato ristretto del MTCR (che comprende soltanto un numero limitato di nazioni) non consentirà di seguire quel percorso. Come ho già ricordato, al momento, tra i principali attori non si registra ancora l’interesse a muoversi in questa direzione.
— La Federazione Russa dispone di prove del fatto che alcune nazioni, in violazione del MTCR e delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, abbiano trasmesso alla Corea del Nord dati sensibili sulle tecnologie missilistiche, consentendo così a Pyongyang di mettere a punto e testare con successo dei missili ipersonici?
— Quanto alle “violazioni del MTCR” e delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Corea del Nord, posso dire soltanto questo: i partecipanti alla plenaria tenutasi a Sochi hanno dichiarato, di fronte ai media, che simili violazioni sono oggetto di preoccupazione in seno al Regime.
Quanto, invece, alla fuoriuscita di dati circa le tecnologie missilistiche, questo non è materia del MTCR. Infatti, le modalità con cui Pyongyang sia riuscita a conseguire progressi nello sviluppo del proprio programma missilistico, in particolare negli ultimi anni, richiede un’analisi separata, che verrà approfondita nelle piattaforme internazionali a questo preposte.
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A mio parere, credo che sia fondamentale capire perché il governo nordcoreano intenda sfruttare e coltivare il proprio potenziale missilistico. Così sarà più facile ottenere la chiave di lettura per rimuovere le tensioni tra le due Coree.
L’MTCR non dispone della facoltà di identificare delle violazioni di legge e stabilire delle sanzioni. Infatti, l’istituzione è di natura prettamente tecnica e si occupa del coordinamento degli sforzi profusi nell’ambito del controllo sulle esportazioni.
Il problema sollevato denota, per l’ennesima volta, il fatto che l’MTCR, limitando le esportazioni, risolve soltanto una piccola parte dei problemi legati alla non proliferazione. La nostra istituzione non ha né il potenziale, né gli strumenti necessari per puntare a risolvere l’intera gamma di problematiche presenti.
Proprio per questo, noi proponiamo di avviare un dialogo sul tema in seno a piattaforme di portata globale, come l’ONU.
— Secondo Mosca, è possibile che in futuro l’Iran aderisca al MTCR? E Israele?
— Non si tratta di adesioni che avverranno nel prossimo futuro. Per diventare membri del MTCR è necessario che la nazione, candidata di propria volontà, presenti la domanda e riceva l’approvazione da parte di tutti i membri. Si tratta di un processo complesso e la risoluzione di eventuali criticità può richiedere anche diversi anni.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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