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Il voto amministrativo conferma la disaffezione degli elettori e la crisi del centro-destra

© Sputnik . Evgeny UtkinLe elezioni amministrative, poster elettorali a Milano
Le elezioni amministrative, poster elettorali a Milano - Sputnik Italia, 1920, 22.10.2021
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Le elezioni amministrative di ottobre erano attese con grande interesse in Italia. Si trattava, infatti, delle prime consultazioni di un certo rilievo dopo la nascita del governo Draghi. Inoltre, era in ballo la guida delle quattro maggiori città del paese: Roma, Milano, Napoli e Torino.
La legge che regola la scelta dei sindaci risale alla prima metà degli anni novanta, un periodo in cui sembrava possibile rendere il funzionamento della democrazia italiana più simile a quello prevalente negli altri paesi dell’Europa occidentale.
C’era stanchezza nei confronti dei vecchi sistemi basati sul proporzionalismo, cui si imputava buona parte della responsabilità dell’apparente immobilismo della politica italiana, del dominio esercitato al suo interno dal centro e della corruzione allora dilagante.
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Dalle città avrebbe quindi dovuto prendere le mosse un movimento di rinascita e rigenerazione, destinato a rimpiazzare il consociativismo della cosiddetta Prima Repubblica, con l’alternanza tra un centro-destra ed un centro-sinistra di tipo europeo.

L’impressione a caldo è che, con il voto del 17-18 ottobre, questo ciclo sia anche formalmente giunto al termine. In qualche modo, infatti, sono risultati confermati alcuni trend profondi degli ultimi anni, cui probabilmente adesso verrà impressa un’accelerazione ulteriore.

La logica maggioritaria non è stata accettata fino in fondo dall’establishment italiano, avverso tanto al rischio quanto alle contrapposizioni nette ed all’avvicendamento delle formule politiche.
Lo stesso Mattarellum, probabilmente la miglior legge elettorale che l’Italia abbia mai avuto, fu il risultato di un compromesso - tra le esigenze di chi voleva spingere il Bel Paese verso il bipolarismo e le aspirazioni di chi invece desiderava conservare un pluralismo più articolato - e venne accantonato già nel 2006.
Il Presidente Sergio Mattarella. - Sputnik Italia, 1920, 06.05.2015
Italicum, oggi la firma di Mattarella
Da quell’anno, l’elettore italiano ha sperimentato una perdita del proprio potere che non accenna a rallentare. Chi si recava alle urne nel 1994 sapeva di poter scegliere i propri parlamentari e persino, seppure indirettamente, l’identità del Presidente del Consiglio.
Certo, alcuni meccanismi costituzionali avrebbero comunque determinato delle anomalie, sfociando più volte nella nascita di governi diversi da quelli che erano stati indicati dagli elettori. Ma nel complesso, il sistema aveva tenuto. L’alternanza c’era. Al voto si andava in un clima di grande mobilitazione.
Poi ci sono stati il rigore del Governo Monti e l’apparizione di formazioni popolari di protesta, come il Movimento Cinque Stelle, la cui ascesa sarebbe stata fermata introducendo una nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, che di fatto avrebbe impedito a qualsiasi schieramento di vincere le elezioni.
Il presidente Mattarella - Sputnik Italia, 1920, 19.10.2021
I 18enni voteranno per il Senato: Mattarella promulga la legge di Riforma Costituzionale
Come se nel calcio o nel rugby ad un certo punto si introducessero regole che rendono impossibile alle squadre la marcatura di un goal o di una meta.
Di fatto, anche per effetto di questa riforma, la dinamica politica italiana è stata nuovamente ingessata. Ed anche se i maggiori schieramenti sono apparentemente sopravvissuti finora, il funzionamento complessivo del sistema è cambiato profondamente.
Nessuno ha potuto rivendicare la vittoria alle elezioni del marzo 2018. Ed il compito di individuare una maggioranza è passato dagli elettori alle segreterie dei partiti, con il risultato di riproporre i bizantinismi, dai quali era parso, per un po’, che la politica italiana potesse liberarsi.

Abbiamo avuto, in rapida successione, un esecutivo composto da Lega e Cinque Stelle, poi uno formato dai pentastellati assieme al Pd ed ora una grande coalizione emergenziale, stretta attorno a Draghi dall’esigenza di rilanciare il paese dopo il Covid, con il concorso determinante degli aiuti europei.

I numeri hanno imposto alleanze innaturali. E gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: gli elettori italiani hanno compreso la crescente irrilevanza del loro voto e ne hanno tratto le conseguenze, disertando in massa le urne in questa tornata. Il vero dato è questo.
Riportarli ai seggi sarà difficile ed esigerà un lavoro lungo e complesso, che forse nessuno vorrà fare. L’esercizio del diritto di voto si è di fatto circoscritto ai militanti più motivati, rimasti fedeli ai propri partiti di riferimento. Il grosso si è allontanato.
Tale circostanza, naturalmente, ha favorito i movimenti di centro-sinistra, che ancora dispongono di apparati significativi. Ad allontanare gli elettori moderati dal voto hanno inoltre contribuito anche le debolezze di alcune candidature. Ma possiamo meravigliarcene?
Certamente no. Assumersi responsabilità di governo nelle città significa accettare una bassa retribuzione ed alti rischi d’immagine e giudiziari, visto che amministrando è facile firmare atti dei quali poi qualche giudice chiama a rendere conto. Le personalità più brillanti ed ambiziose restano quindi lontane dalla gestione dei territori più complessi. E la gente lo percepisce. Ecco da dove viene la crisi strutturale di cui è vittima la partecipazione popolare al voto in Italia.
Gli elettori hanno forse anche capito che i giorni del bipolarismo imperfetto all’italiana sono contati. In effetti, Draghi non è soltanto il risultato di un’emergenza sociale, sanitaria ed economica. È anche un progetto di riconfigurazione del sistema politico italiano attorno al centro.
I leader delle formazioni del vecchio centro-destra stanno ora cercando di reagire agli avvenimenti. Ma non è chiaro con quale convinzione. Chiedono una nuova legge elettorale con premio di maggioranza per il raggruppamento che riporterà il maggior numero di voti. Ma difficilmente l’avranno.
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Centrodestra diviso sui ballottaggi. Salvini: “Abbiamo più sindaci”. Meloni: “Una sconfitta”
È molto più probabile, invece, che si vada verso una nuova accentuazione del carattere proporzionale del sistema di voto, perché l’obiettivo perseguito è la destrutturazione dei blocchi politici maggiori ed il loro riassorbimento in un’aggregazione neocentrista.
Ne farebbero parte Forza Italia, parte cospicua della Lega, se non la Lega tutta intera, i renziani e tutti coloro che intendono continuare a sostenere Draghi, dando vita ad una specie di “partito della nazione”, questa volta sotto la guida dell’ex banchiere centrale europeo, che potrebbe allearsi successivamente al blocco progressista, riproponendo la formula consociativa che tanto successo riscuote in Italia.
Giorgia Meloni dovrà scegliere tra la prospettiva di moderarsi, accettando di entrare nel progetto, o continuare nel proprio splendido isolamento, che potrà anche portar voti al suo partito, Fratelli d’Italia, senza però accrescerne l’influenza nel sistema politico italiano, ma anzi condannandolo all’irrilevanza.

Ovviamente, tutto questo accade anche perché si stanno ovunque riverberando gli effetti della sconfitta di Donald Trump alle recenti elezioni presidenziali americane. La svolta neocentrista della politica italiana riflette, in fondo, quella attuata dall’amministrazione Biden. Non a caso, il sovranismo si è indebolito ovunque.

Questa spinta non si esaurirà tanto presto, anche se alle elezioni statunitensi di medio-termine il colore del Congresso americano potrebbe cambiare. II quadro sembra piuttosto destinato a sopravvivere, almeno fino all’autunno del 2024, quando gli elettori americani dovranno pronunciarsi definitivamente sull’archiviazione del trumpismo o sul suo rilancio.
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