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Hackeraggio Siae, i pirati informatici chiedono €10.000 di riscatto direttamente agli artisti

© REUTERS / Kacper Pempel/IllustrationA projection of cyber code on a hooded man is pictured in this illustration picture taken on May 13, 2017
A projection of cyber code on a hooded man is pictured in this illustration picture taken on May 13, 2017 - Sputnik Italia, 1920, 22.10.2021
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Dopo il furto di dati alla Siae, condotto attraverso un 'classico' ransomware, fatto entrare non si sa ancora come nei sistemi della Società italiana degli autori ed editori, ora gli hacker si rivolgono direttamente agli artisti per ottenere soldi.
In un primo momento, il ransomware aveva richiesto il riscatto alla Siae, la quale non solo non ha pagato, ma ha informato la Polizia e il Garante della privacy.
Il Garante è stato informato, perché la mancata attuazione di migliori procedure di sicurezza informatica ha causato la fuga di dati riservatissimi di artisti ed editori italiani. Tra i documenti trafugati risulterebbero esserci anche contratti artistici.
Una parte dei dati è stata già distribuita nel dark web e da alcune ore alcuni artisti stanno ricevendo sms in cui vengono minacciati con frasi del tipo: “Benvenuto nel dark web, abbiamo tutte le tue informazioni personali e bancarie, se non vuoi che venga reso tutto pubblico paga 10 mila euro in bitcoin a questo indirizzo”.
Secondo quanto riportato da RaiNews, 1,95 gigabyte di documenti riservati sono stati pubblicati nel dark web. Tra i dati, le carte di identità, i codici fiscali, i contatti e le informazioni bancarie di tutti gli artisti iscritti alla Siae: un danno economico enorme.

Le parole della Siae

Ieri la Siae aveva scritto un comunicato stampa per aggiornare dipendenti e artisti sulla situazione.
“[Siae] sulla base delle evidenze ad oggi raccolte, informa i propri associati, mandanti, dipendenti, utilizzatori del repertorio che un gruppo criminale ha effettuato la copia di taluni file presenti nel sistema documentale della Società, prevalentemente file pdf”.
E quindi la Siae informa quali dati sono stati trafugati:
“Si deve peraltro segnalare che purtroppo l’aggressione ha interessato file relativi a tipologie diverse: dati anagrafici; dati di contatto (mail, numeri telefonici); dati bancari (IBAN); dati riportati su documenti di identità; dati riportati sui moduli di adesione a SIAE relativi prevalentemente agli anni 2019 e 2020”.

Dopo il danno, Siae corre ai ripari

Attraverso un passaggio del comunicato, si intravvede la porta che ha permesso agli hacker di entrare:
“Non appena avuta notizia dell’accesso fraudolento al proprio sistema documentale, SIAE è intervenuta bloccando l’utenza che operava a danno della Società e dei soggetti interessati dalla violazione”.
Ora Siae corre ai ripari, contattando società specializzate nella sicurezza informatica, come Feedback e Leonardo.
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