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Lobby contro la 'COP26' e contro il clima? Alcune nazioni vorrebbero alterare il Rapporto

© AFP 2021 / Justin Sullivan / Getty ImagesЦветение цианобактерий в Чистом озере парка Редбад, США
Цветение цианобактерий в Чистом озере парка Редбад, США - Sputnik Italia, 1920, 21.10.2021
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A pochi giorni dall’inizio della 'COP26' a Glasgow, nel Regno Unito, organizzata insieme all’Italia, si affaccia sui media una notizia che scuote politica e scienza.
Secondo quanto riportato dalla Bbc News, vi sarebbe stata una grossa fuga di documenti, il che mostrerebbe come alcune nazioni starebbero spingendo per modificare dati scientifici importanti legati al cambiamento climatico.
Modifiche volte a minimizzare i cambiamenti e non a esaltarne la gravità. Secondo la Bbc, al centro di questa pressione diplomatica verso le Nazioni Unite ci sarebbero l’Arabia Saudita, il Giappone e l’Australia.
La fuga di documenti consisterebbe in 32 mila pagine di osservazioni fatte dai governi, da società e altre parti interessate al team di scienziati che per conto delle Nazioni Unite redige il Rapporto dedicato al cambiamento climatico.
I documenti sono utilizzati per produrre un rapporto che ha una cadenza di 6-7 anni ed è realizzato da un’ampia comunità di scienziati da ogni parte del mondo, che si riuniscono sotto l’Intergovernmental Panel in Climate Change (IPCC), un braccio delle Nazioni Unite che si occupa appunto di cambiamento climatico sotto il profilo scientifico.
Il rapporto dell’IPCC dovrebbe essere quindi utilizzato dai governi per comprendere l’impatto degli stravolgimenti climatici sui rispettivi territori e fare scelte politiche conseguenti che riducano l’impatto.
Attraverso la Conferenza delle Parti (COP), giunta alla 26° edizione, le nazioni di tutto il mondo si accordano sugli obiettivi climatici da conseguire.
Nel 2015, a Parigi (COP21), ad esempio, le nazioni si accordarono per una riduzione delle emissioni che garantisse l’aumento della temperatura media mondiale non oltre 1,5 gradi.

Greenpeace e il team di investigazione

Bbc News riporta che l’informazione sulla fuga di documenti le è stata consegnata dal gruppo di giornalisti investigativi di Greenpeace UK.
Secondo i documenti, un certo numero di paesi, e anche di organizzazioni, non vorrebbero che si passasse ad una rapida e decisa riduzione nell’uso dei combustibili fossili.
Secondo quanto riportato dalla Bbc, ad esempio, un consigliere del ministero del Petrolio dell’Arabia Saudita, chiede che: "frasi come 'la necessità di azioni di mitigazione urgenti e accelerate a tutte le scale...' siano eliminate dal rapporto".
In Australia, invece, un alto funzionario del governo rifiuta la conclusione che la chiusura delle centrali a carbone sia necessaria, anche se porre fine all'uso del carbone è uno degli obiettivi dichiarati della conferenza COP26, scrive ancora la Bbc.
L’Arabia Saudita è il maggior produttore ed esportatore al mondo di petrolio, mentre l’Australia è il maggior estrattore e esportatore al mondo di carbone.
Altre nazioni, riporta ancora la Bbc, tra cui il Giappone, la Cina, l'Arabia Saudita e l'Australia, vorrebbero puntare sulle tecnologie di cattura dell’anidride carbonica, piuttosto che eliminare l’uso delle fonti fossili.
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