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Erdogan avverte che la Turchia potrebbe schierare armi pesanti contro l'esercito siriano

© REUTERS / PRESIDENTIAL PRESS OFFICETurkish President Tayyip Erdogan addresses members of parliament from his ruling AK Party (AKP) during a meeting at the Turkish parliament in Ankara, Turkey, February 10, 2021
Turkish President Tayyip Erdogan addresses members of parliament from his ruling AK Party (AKP) during a meeting at the Turkish parliament in Ankara, Turkey, February 10, 2021 - Sputnik Italia, 1920, 21.10.2021
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Il governo siriano ha ripetutamente condannato gli schieramenti illegali della Turchia nei suoi territori settentrionali e ha chiesto che tutti i militari stranieri e le milizie non esplicitamente invitate nel paese dalle sue autorità riconosciute a livello internazionale se ne vadano immediatamente.
La Turchia potrebbe essere costretta a schierare armi pesanti in Siria contro l'esercito siriano, ha avvertito il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
“Al momento, le nostre operazioni continuano nei punti critici della regione, non ci sono assolutamente compromessi. Stiamo continuando questo processo in Siria. In questo momento non so quale posizione prenderà il regime [del presidente siriano democraticamente eletto Bashar Asssad - ndr], ma continuiamo a fare tutto il necessario, soprattutto contro questo approccio a Idlib, e continueremo a rispondere con tutte le nostre armi pesanti. Non lasceremo questa situazione così com'è”, ha affermato giovedì il leader turco ai giornalisti.
Erdogan ha commentato la situazione dal suo aereo presidenziale, mentre tornava da un mini-tour in Africa. Insieme alla dichiarazione sulla Siria, il presidente ha anche avvertito che la Turchia potrebbe cacciare gli ambasciatori di dieci paesi, compreso quello degli Stati Uniti, per la loro richiesta di rilasciare immediatamente il cofondatore e attivista turco della Open Society Foundation, Osman Kavala.
Negli ultimi cinque anni la Turchia ha effettuato tre incursioni distinte nel nord della Siria, per lo più contro le milizie curde siriane, sostenute dagli Stati Uniti, le quali si fanno chiamare Forze Democratiche Siriane, ma anche a sostegno di militanti ribattezzati 'ex terroristi' nella regione siriana nord-occidentale di Idlib.
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