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Berlusconi nomina il nuovo capogruppo alla Camera, ma nel partito scoppia la polemica

© AP Photo / Darko VojinovicЭкс-премьер Италии Сильвио Берлускони во время выступления в Загребе, Хорватия
Экс-премьер Италии Сильвио Берлускони во время выступления в Загребе, Хорватия - Sputnik Italia, 1920, 21.10.2021
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Lo sfogo della ministra Gelmini: "L'ultima stagione del berlusconismo non mi rappresenta e non rappresenta neanche Berlusconi”.
È polemica tra gli azzurri sulla nomina del successore del neo eletto presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, al ruolo di capogruppo di Forza Italia alla Camera.
Ad indicare il presidente della Fin, Paolo Barelli, infatti, è stato direttamente Silvio Berlusconi, con alcune righe lette proprio da Occhiuto davanti ai colleghi a Montecitorio. "Caro Roberto, dopo un'attenta valutazione designo come tuo successore l'onorevole Paolo Barelli", ha scritto il Cavaliere nella lettera indirizzata ai parlamentari.

Una presa di posizione che, però, va contro la decisione di un terzo dei parlamentari, che, con una lettera sottoscritta anche dai ministri azzurri Renato Brunetta, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, avevano deciso di mettere ai voti la nomina del successore, attenendosi allo statuto.

A sfidarsi dovevano essere proprio l’ex nuotatore Barelli e Sestino Giacomoni. L’intervento di Berlusconi, quindi, non è piaciuto a chi chiedeva di ricorrere al voto segreto. E neanche la soluzione di compromesso proposta da Occhiuto, quella di nominare Giacomoni vice di Barelli, ha convinto i rappresentanti azzurri, che chiedevano di esprimersi attraverso le votazioni.
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Giacomoni, che è membro del coordinamento del partito per volere proprio del Cav., ha cercato di smorzare i toni, assicurando, come si legge sul Giornale.it di voler evitare “guerre intestine” che “fanno perdere spazio e consenso”. “La mia candidatura non era per dividere, ma per unire”, rimarca il candidato dei “governisti”.

Ma il passo indietro del deputato non frena lo sfogo della ministra per gli Affari Regionali del governo Draghi, che sbotta: “Non credo di dover fare attestato di lealtà a Berlusconi, mi sento di essere profondamente berlusconiana, ma l'ultima stagione del berlusconismo non mi rappresenta e non rappresenta neanche Berlusconi”.

“Gli è stato raccontato che noi siamo draghiani e non berlusconiani. – continua ancora Gelmini - Avremmo dovuto essere più duri nel chiedere nomi diversi per le Amministrative”.
“Se andiamo al traino di Lega e FdI, – protesta ancora la ministra - ci ridurremo a un cortile di dieci eletti”. La tensione, insomma, dopo la batosta elettorale, resta altissima, anche all’interno di Forza Italia.
Un tentativo di placare gli animi c’è stato in serata, quando Renato Brunetta è arrivato a Villa Grande per incontrare Berlusconi e tentare di ricucire la spaccatura. Un incontro al quale è seguito quello successivo, proprio con Mariastella Gelmini e Mara Carfagna.

Le polemiche, però, non si placano. Per il sottosegretario alla Difesa, e portavoce del partito, Giorgio Mulè, quella della Gelmini è stata solo una “reazione di nervi alla scelta di un altro capogruppo, rispetto a quello da lei indicato”.

Insomma, non ci sarebbe nessuna differenza di vedute tra il partito e i ministri azzurri del governo Draghi, men che meno una deriva “sovranista”. “Il modo e i toni usati – attacca quindi Mulè - non le fanno onore”.
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