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Fondazione Open, chiuse le indagini per 11 degli indagati: tra essi anche Renzi, Boschi e Lotti

© Foto : Evgeny UtkinMatteo Renzi
Matteo Renzi - Sputnik Italia, 1920, 20.10.2021
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La procura di Firenze ha dichiarato di aver messo la parola fine alle indagini, che riguardano ben 11 persone, nell'ambito dell'inchiesta sulla Fondazione Open. Tra i vari reati che vengono contestati agli interessati dal fascicolo della procura, si va dal finanziamento illecito ai partiti, alla corruzione, al riciclaggio, al traffico di influenze.
Chiusura delle indagini notificata in queste ore da parte della procura di Firenze, in riferimento all'inchiesta sulle presunte irregolarità nei finanziamenti a Open, fondazione che, si ricorderà, era servita al sostegno finanziario per l'ascesa di Matteo Renzi alla poltrona di primo cittadino del capoluogo toscano e poi alla carica di segretario del pd.
Ora gli indagati avranno venti giorni per farsi interrogare dai magistrati in merito alla vicenda e per presentare memorie, documenti o altro.
L'indagine era partita nel settembre 2019, quando la procura aveva delegato alla Guardia di Finanza decine di perquisizioni ai vari finanziatori della fondazione, a Firenze ed in altre città italiane.
Tra i vari indagati: Riccardo Maestrelli, l'avvocato Alberto Bianchi e l'imprenditore Marco Carrai, oltre che l'ex premier Renzi con Maria Elena Boschi, ex ministro ed attuale capogruppo alla camera per Italia Viva, il deputato del Pd Luca Lotti e Pietro di Lorenzo.
Finanziamento illecito ai partiti: questo il capo di accusa contestato al senatore Renzi e ai deputati Lotti e Boschi, questo perché la procura ritiene che la Fondazione sia in realtà una divisione del partito stesso.
Indagate anche quattro società.
Renzi ha reagito alla notizia con espressa felicità:

''La fine delle indagini sulla vicenda Open è realmente un’ottima notizia. - commenta Renzi - Dopo due anni di incessanti indagini, perquisizioni giudicate illegittime dalla Cassazione, veline illegalmente passate ai giornali finisce il monologo dell’accusa. Finalmente arriva il momento in cui si passa dalla fogna giustizialista alla civiltà del dibattimento. E lì contano finalmente i fatti e il diritto. Alla fine di questa scandalosa storia emergerà la verità: non c’è nessun finanziamento illecito ai partiti perché tutto è bonificato e tracciato".

Aggiunge poi, con toni accorati, che ''La Leopolda non era la manifestazione di una corrente o di una parte del Pd, ma un luogo di libertà, senza bandiere e con tutti i finanziamenti previsti dalla legge sulle fondazioni''.
Gli avvocati di Renzi hanno dichiarato che ''la partita sarà interessante, avvincente e vincente'', sottolineando che per loro non c'è alcun tipo di reato.

Le cifre

Secondo quanto traspare dalle indagini, la fondazione avrebbe agito come un'articolazione del partito stesso e, tra il 2012 e il 2018, avrebbe ricevuto circa 3,5 milioni di euro, di cui una parte spesi poi per sostenere l'attività politica dell'ex premier.
La Cassazione, in precedenza, aveva annullato per ben due volte il sequestro di documenti e del pc di Carrai, non credendo che la fondazione agisse effettivamente come tale articolazione del partito.
La procura ha tuttavia ritenuto necessario il procedere con le indagini in tal senso.
Viene anche ipotizzato che alcuni dei finanziatori abbiano corrotto Luca Lotti, all'epoca segretario del comitato interministeriale per la programmazione economica, per ottenere agevolazioni nei vari settori di loro interesse.

Tra i vari finanziatori 'illustri', figura la società Moby, la quale dona nel 2015 100mila euro, e Vincenzo Onorato, a capo della Moby stessa, che dona 50mila euro, Tci telecomunicazioni Italia, con rispettivamente 200mila e 300mila nel 2017 e nel 2018, Getra Power e Getra distribution, con bonifici entrambi per 75mila euro, come riporta Il Fatto Quotidiano.

Ma anche Vittorio Farina, che dona 200mila euro, Farina che era finito ai domiciliari, tra l'altro, per le mascherine non conformi e personaggio in precedenza arrrestato nel 2017 per bancarotta fraudolenta.
Interessata dalle indagini, poi, figura anche la Britsh American Tobacco Spa, per il cui interessamento sono anche indagati Giovanni Caucci e Carmine Ansalone, a capo della divisione Italia della holding di cui sopra.
Nella complessa vicenda, finisce nel mirino degli inquirenti anche la Toto Costruzioni, la quale società, titolare di concessioni autostradali, avrebbe ricevuto favori politici in cambio di lauti versamenti alla fondazione.
Tre i finanziamenti alla fondazione contestati dalla procura a Maestrelli, attraverso tre società, per rispettivamente 70mila, 50mila e 30mila euro.
Bianchi, in veste all'epoca di presidente della fondazione, è interessato per la vicenda della società Toto costruzioni e per la vicenda riguardante il progetto di una TV scientifica, per cui avrebbe intascato 130mila euro tramite la società Ibrm.
Per i pm, riporta ancora il Fatto Quotidiano:

''Renzi, Bianchi, Carrai, Lotti e Boschi sono indagati per l’ipotesi di reato di finanziamento illecito ai partiti, perché 'ricevevano, in violazione della normativa citata, i seguenti contributi di denaro che i finanziatori consegnavano alla Fondazione Open; somme utilizzate per sostenere l’attività politica di Renzi, Lotti e Boschi e della corrente renziana'”.

Per la vicenda legata alla nascita di una TV scientifica è interessato dalle indagini anche l'avvocato Pietro Di Lorenzo, il quale avrebbe passato i 130mila euro a Bianchi come prezzo della mediazione illecita per l'erogazione di fondi pubblici ai fini di costituire appunto la TV su piattaforma digitale, a favore del consorzio Cnccs (Collezione nazionale dei composti chimici e centro screening).
Ora si attende la risposta dei legali degli interessati alla vicenda, nonchè l'andamento e l'esito dei procedimenti giudiziari.
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