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Rapporto Censis: la digitalizzazione migliora la qualità della vita degli italiani

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Google su un tablet - Sputnik Italia, 1920, 19.10.2021
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Ancora alto, tuttavia, il numero di cittadini che è costretto a condividere uno o più device con i propri familiari.
Per 7 italiani su 10 la digitalizzazione migliora la qualità della vita e addirittura 9 su 10 sono soddisfatti dei dispositivi che possiedono.
E' questo il dato più importante che traspare dal Rapporto "La digital life degli italiani", realizzato dal Censis in collaborazione con Lenovo.
"Gli italiani traggono un crescente benessere dai dispositivi digitali, che semplificano e migliorano le loro vite. Siamo all’alba di una nuova transizione digitale. Ora serve un progetto di società digitale pienamente inclusiva, che possa dare risposta alla domanda ancora insoddisfatta di dispositivi, connessioni, competenze, e superare le diversità di accesso", sono state le parole del direttore generale Massimiliano Valerii del Censis.
Stando al rapporto, il 74,4% degli italiani ritiene ormai abituale l’uso combinato di una pluralità di device, mentre non ha più importanza il luogo da cui si svolge l'attività digitale, così come l'orario, con il 25% degli utenti che, a titolo di esempio, naviga spesso di notte.
Il 73% degli utenti dichiara poi di vivere in famiglie in cui ogni membro si connette con un proprio dispositivo, il 71,1% dispone invece di una connessione casalinga ben funzionante, mentre il 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio in cui svolgere le proprie attività digitali.

Vita digitale e PA

Per quanto riguarda la Pubblica amministrazione, sono oltre 8 italiani su 10 (85,3%) a chiedere la digitalizzazione del comparto o che si aspettano che in futuro si possa dialogare via e-mail con gli uffici pubblici, che si possano richiedere documenti e certificati online o pagare in maniera veloce tasse, bollettine e multe.
Importanti, in questo senso, le parole del presidente di Agid, Stefano Quintarelli, che si è detto soddisfatto e sorpreso allo stesso tempo dei dati del rapporto del Censis.
"La pandemia tolto molte remore è stato come buttare il bambino in piscina: ha dovuto imparare a nuotare", ha affermato l'ex parlamentare e padre dello Spid in riferimento al balzo in avanti da parte dell'Italia.

La questione sicurezza

Una semplificazione, quella richiesta dagli italiani, che non perdono però di vista la sicurezza: il 76,4% vorrebbe poter conoscere i dati personali di cui la Pa dispone, il 75% vorrebbe comunicare via Pec nella massima riservatezza, il 74% vorrebbe poter accedere a tutti i servizi online con una sola password.
Nonostante tali aspettative di riservatezza nei rapporti con la Pa, resta alto il numero di cittadini che non utilizza i propri dispositivi nel rispetto della cybersecurity.
Ad oggi il 66% dei lavoratori utilizza device personali per motivi personali, così come il 26,9% degli occupati impiega i dispositivi elettronici aziendali per ragioni personali, sottovalutandoil fatto che gli usi impropri di tali dispositivi possano comportare rischi per la sicurezza dei dati e per la privacy di lavoratori e aziende.

Il digital divide

A dispetto della capillare diffusione dei dispositivi elettronici e l'avanzamento della digitalizzazione, restano ancora 4,3 milioni gli utenti di dispositivi privi di connessione e complessivamente sono 22,7 milioni gli italiani che lamentano qualche disagio in casa.
Ben 14,7 milioni di cittadini sono costretti a fare i conti con stanze sovraffollate e 13,2 milioni con connessioni domestiche lente o instabili, mentre 12,4 milioni di italiani devono condividere i device con i propri familiari.
Per quanto concerne l’inclusione nella digital life, sono complessivamente 24 milioni gli italiani che non sono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale: 9 milioni sono in difficoltà con le piattaforme di chat, 8 milioni con la posta elettronica, 8 milioni con i social network, 7 milioni con la navigazione sui siti web, 7 milioni con le piattaforme in streaming per seguire eventi sportivi, film e serie tv, 6 milioni hanno difficoltà con l’e-commerce, 5 milioni non sanno fare i pagamenti online, 4 milioni non sanno usare le app e piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali.
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