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Squid Game: perché tutto il mondo guarda la serie sudcoreana?

© Foto : Netflix 2021Scena dalla serie Netflix sudcoreana "Squid Game"
Scena dalla serie Netflix sudcoreana Squid Game - Sputnik Italia, 1920, 18.10.2021
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La serie sudcoreana Squid Game ha conquistato tutto il mondo diventando la serie più popolare di Netflix. Infatti, oltre 111 milioni di utenti hanno apprezzato lo show. Sputnik cercherà di spiegare i motivi per cui utenti di qualsivoglia provenienza, sesso, età, istruzione e appartenenza politica siano stati affascinati da questo prodotto.

Giochi per bambini

Su un’isola sperduta 456 giocatori rinchiusi in un insolito edificio sorvegliato da individui armati con il volto coperto giocano a giochi per bambini.
Chi perde viene ucciso, in maniere anche piuttosto violente e talvolta proprio di fronti agli altri giocatori.
Ciononostante i giocatori scelgono volontariamente di partecipare al gioco: tutti loro hanno gravi problemi finanziari, debiti, vivono in totale povertà e solitudine. Dunque, la lotta per il gigantesco premio in denaro (che riceverà l’ultimo sopravvissuto) è garantita da un gran numero di fattori motivanti.
Questa è a grandi linee la trama della serie sudcoreana Squid Game, prodotta da Netflix e diventata una dei principali successi mediatici di quest’anno. In Rete si parla molto della violenza ritratta nella serie.
I politici stanno anche tentando di sfruttare la serie a loro vantaggio imbastendo delle metafore: i propagandisti nordcoreani sostengono che la serie dimostri la disperazione e l’insensatezza della vita nella vicina nazione e che confermi il declino della società capitalista nel suo complesso.
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I politici ucraini, invece, si sono spinti persino oltre con le loro idiozie proponendo ai russi di giocare a uno dei giochi della serie: ossia, di intagliare da un dolcetto di caramello lo stemma dell’Ucraina entro un certo limite di tempo. Tuttavia, i giocherelloni del canale ufficiale dell’Ucraina su Twitter non sono stati abbastanza attenti perché questo gioco è tecnicamente impossibile: infatti, l’area centrale del tridente dello stemma sarebbe impossibile da intagliare. Mentre nella serie tutti giochi si possono vincere (certo, ad ogni costo) e le loro regole sono lineari e logiche.
Molti temono per i bambini: la serie, infatti, gode di grande popolarità tra i giovani come un po’ tutti i moderni prodotti audiovisivi di questo genere. I bambini replicano nella vita reale i giochi della serie, fortunatamente, senza alcuna vittima sebbene alcuni di questi giochi (in particolare l’ultimo che dà il nome alla serie) siano estremamente disturbanti.
Il creatore del progetto Hwang Dong-hyuk sostiene però che le regole dello Squid Game non abbia dovuto inventarle poiché ha semplicemente mutuato quelle dei giochi a cui giocava da piccolo con gli amici. A questo gioco giocava sempre verso sera ed era l’ultimo gioco perché poi ci si sbucciava inevitabilmente le ginocchia e i gomiti.
Gli psicologi comunque tranquillizzano i genitori: non c’è niente di male, la serie non dev’essere tanto uno spazio che giustifica la violenza quanto un motivo di riflessione.
È importante parlare con i bambini di quanto accade sullo schermo, comprendere esattamente cosa viene trasmesso e il suo significato.

La piramide del successo

Hwang Dong-hyuk segue le orme di grandi suoi predecessori in quanto la sua serie non è affatto un prodotto originale. Infatti, la trama è una variazione del Signore delle mosche di Golding. Un’isola sperduta, terribili giochi per la sopravvivenza, personaggi stereotipati: questi tratti li abbiamo visti più volte con numerose variazioni che non hanno nulla da invidiare alla violenza di Squid Game. Pensiamo, ad esempio, a Battle Royale, agli Hunger Games, a Game of Thrones o ad As the Gods will.
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Il secondo riferimento letterario per importanza, dopo Golding, è indubbiamente il romanzo di Agatha Christie Dieci piccoli indiani. La storia per cui l’istigatore di una sanguinosa mattanza si rivela essere una delle vittime non è di certo nuova ed è anzi di per sé persino banale.
Questo insieme di banalità rende Squid Game uno spettacolo estremamente noioso, ma soltanto per uno spettatore attento e formato il quale già dal primo episodio è in grado di prevedere il finale. Si capisce subito, infatti, che il protagonista Gi-hun è destinato alla vittoria e, dunque, non morirà in alcun caso. Si capisce anche chi è il burattinaio del gioco e chi ha generato il ciclo di mattanza.
Non resta che aspettare il finale e sperare almeno che allo spettatore propongano qualche elemento innovativo e sofisticato.
Ad ogni modo, nella serie vi sono alcuni elementi simbolici più interessanti di quanto potrebbe apparire di primo acchito. Ad esempio, Hwang Dong-hyuk ha messo a punto un ottimo espediente per i “VIP” nascosti. Si tratta di ricconi stanchi e terribili maniaci disposti a pagare enormi quantità di denaro per divertirsi guardando manifestazioni di violenza.
Inoltre, aspetto importante, i VIP parlano esclusivamente in inglese (anche se con un accento terribile, mentre il capo del gioco parla l’inglese molto meglio).
Questo dimostra la loro estraneità ed è una critica piuttosto diretta alla propensione occidentale alla violenza e al desiderio occidentale di controllare l’Oriente (anche se il gioco è stato ideato in realtà da coreani).
Inoltre, Squid Game è un gioco lineare e in qualche modo equo. Infatti, prevede una votazione libera e aperta a tutti, consente il ricorso al diritto di interrompere il gioco e la possibilità, qualora lo si voglia, di ritornare a giocare. Si percepisce anche un senso di compassione nei confronti degli emarginati. Si condannano le sperequazioni sociali e si spera nella salvezza morale della società nella sua interezza: proprio su questi principi si basa l’ultima fase della serie in cui Gi-hun si scontra con il creatore del gioco.
Proprio per questa sua ispirazione sociale Squid Game è già entrato di diritto tra i seguaci di Parasite di Bong Joon-ho. Ma, a differenza del premio Oscar che ha dato prova di espedienti registici incredibili, Squid Game delude per la sua mancanza di originalità e dispersione.
Infatti, questi nove episodi avrebbero potuto essere condensati in un film di 3 ore o, alla peggio, in una mini-serie da 4 episodi.
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Sono tutti burattini

Questa serie ha fatto luce sulla principale piaga dello spettatore di massa contemporaneo: si tratta di un soggetto non erudito, di istruzione medio-bassa. Pertanto, per tale soggetto la trama di Squid Game appare innovativa, originale e avvincente. In una situazione del genere probabilmente tale soggetto non sarebbe sopravvissuto e questo è inquietante.
In tal senso Squid Game è un fenomeno diagnostico che è effettivamente in grado di scatenare una riflessione di natura sociale. Ma questa dovrebbe portare non tanto all’introduzione di divieti, quanto all’adozione di cambiamenti nel sistema formativo. Il sangue sullo schermo è una trovata scenica, i cattivi sono miserabili e orripilanti, la violenza è realistica ma caricaturale.
Invece, l’incapacità di lettura e la superficialità dello spettatore medio rapito dall’originalità di questa serie sono purtroppo una realtà. E a noi non resta che vivere con questa realtà e non con i cattivi, finti e neppure così tanto cattivi, che vediamo sullo schermo.
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