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Premio Planeta a Carmen Mola: i lettori pensavano fosse una donna, invece sono 3 uomini

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Libri e dizionari - Sputnik Italia, 1920, 18.10.2021
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L'idea di una professoressa universitaria madre di tre figli, che la mattina insegna algebra e nel pomeriggio scrive romanzi ultraviolenti e macabri nei ritagli di tempo libero, è stata spazzata via in un attimo quando i veri autori dietro cui si nascondeva quell’accattivante pseudonimo, sono saliti sul palco a ritirare il ricco premio in denaro.
Il premio Planeta da 1 milione di euro – praticamente il trofeo letterario più pagato al mondo – quest’anno è stato assegnato a Carmen Mola.
Si tratta di un'autrice piuttosto famosa presentata come una misteriosa professoressa universitaria che scrive con uno pseudonimo a causa del suo desiderio di anonimato. I suoi romanzi sono decisamente cruenti, ma, nonostante una tale differenza di stile e di soggetti, la scrittrice è sempre stata pubblicizzata come la "Elena Ferrante spagnola" - un riferimento alla scrittrice italiana che scrive anch’essa sotto pseudonimo.
E quindi quando uno dei suoi libri ha vinto il ricco premio ci si aspettava di vedere finalmente questa misteriosa signora andare a ritirare il premio durante la sfarzosa cerimonia alla presenza del Re di Spagna, lo stupore è stato massimo.
Invece di una donna, sono saliti sul palco tre uomini: Agustín Martínez, Jorge Díaz e Antonio Mercero, tre romanzieri e sceneggiatori che in precedenza avevano lavorato separatamente anche con il loro vero nome ma, a quanto pare, non con altrettanto successo.

Sorpresa ma anche tante polemiche

Inutile sottolineare la sorpresa di aspettarsi una donna e invece vedersi presentare tre uomini. Ma altrettanto intuitivo il fatto che tutto questo avrebbe provocato anche serie polemiche. E a ben vedere.
La protagonista dei romanzi di Carmen Mola è la detective Elena Blanco, una "donna singolare e solitaria, che ama la grappa, il karaoke, le auto d'epoca e il sesso in SUV", secondo l'editore Penguin Random House.
Ora, a molti non è affatto sfuggito che scegliersi uno pseudonimo donna, presentarla come una tranquilla professoressa universitaria madre di famiglia, che poi la sera si trasforma in un Mr. Hyde letterario che scrive di sesso, turpi omicidi e, per di più, paragonarla alla nostra Elsa Ferrante, non sia stato altro che una cinica macchinazione di marketing.

“Non ci siamo nascosti dietro una donna, ci siamo nascosti dietro un nome”, ha cercato di giustificarsi Antonio Mercero al quotidiano spagnolo El País. “Non so se uno pseudonimo femminile avrebbe venduto più di uno maschile, non ne ho la più pallida idea, ma ne dubito”.

Beatriz Gimeno, femminista, scrittrice e attivista, ex leader di uno degli organismi nazionali per l'uguaglianza della Spagna, il Women's Institute, si è detta di tutt’altro parere ed ha attaccato i tre uomini per aver creato un personaggio femminile solo farsi pubblicità.

“A parte l'uso di uno pseudonimo femminile, questi signori hanno passato anni a fare interviste. Non è solo il nome: è il profilo falso che hanno usato per conquistare lettori e giornalisti. Sono truffatori", ha detto su Twitter.

Tra l’altro alcune opere della fantomatica Carmen Mola erano state pubblicizzate proprio come esempio di emancipazione femminile. L'anno scorso, una sezione regionale del Women's Institute aveva raccomandato una sua opera come parte di una selezione di libri di autrici donne per la sua capacità di “aiutarci a comprendere la realtà e le esperienze delle donne in diversi periodi della storia e contribuire a far crescere la consapevolezza delle libertà e dei diritti delle donne”.
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