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D’Agostino: “Al porto di Trieste i lavoratori hanno scelto da che parte stare”

© Foto : Wikipedia/TiesseIl porto nuovo di Trieste
Il porto nuovo di Trieste - Sputnik Italia, 1920, 17.10.2021
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Lo scalo non ha mai smesso di operare nonostante le proteste e le minacce di sciopero a oltranza dei portuali contro l’obbligo di green pass.
Lo sciopero dei portuali di Trieste contro l’obbligo di green pass è stato sospeso e per il presidente del porto Zeno D’Agostino si tratta della dimostrazione di una “situazione assurda e senza sbocchi”.
“Ormai è chiaro che i portuali triestini non vogliono distruggere il loro porto e che la maggioranza ha la testa sulle spalle” e anche Trieste “ha scelto senza ambiguità da che parte stare”, ha detto.
Parlando a Repubblica, D’Agostino, che aveva minacciato le sue dimissioni con il blocco a oltranza, ha aggiunto di “poter infine tirare un sospiro di sollievo”.
“Il porto non ha mai smesso di operare, se pure a ritmi rallentati. I varchi non sono stati bloccati, chi voleva entrare ha potuto lavorare. Mi risulta che non più di 150 portuali, su quasi mille, abbia scioperato” e quindi “senza più blocco a oltranza, la mia disponibilità a continuare l’impegno per costruire un porto competitivo a livello globale, logicamente c’è”.

La protesta si è sgonfiata

D’Agostino parla dei numeri della protesta dei portuali giuliani, passati da 15mila a poche migliaia. “Trieste è una città affascinante e sa quanto conta il porto non solo per la sua economia, ma per la vita più vasta di ognuno”.
I sindacati hanno chiesto e ottenuto tamponi a carico delle aziende, “si sono dimostrati responsabili e a loro va la mia riconoscenza”.
“Nel porto di Trieste i tamponi non sono un problema. Semmai si fa fatica a trovare gente per farli. Conto però che l’iniziale emergenza si riveli gestibile”.

Mantenere la crescita del porto

Il numero uno del porto triestino adesso, quasi archiviata la pratica green pass, punta a mantenere la competitività raggiunta dallo scalo, che è diventato il primo d’Italia e il settimo d’Europa.
“Davvero qualcuno voleva bruciare centinaia di milioni di euro e oltre 600 nuovi posti di lavoro, mentre il Paese rincorre la ripresa post-pandemia?”, si chiede.
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