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Ritorno al terrore

© AP Photo / Seivan SelimI terroristi dello "Stato Islamico"
I terroristi dello Stato Islamico - Sputnik Italia, 1920, 16.10.2021
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L’uccisione del deputato britannico David Amess, accoltellato in chiesa da un militante islamista e il massacro in Norvegia, solo due giorni prima, di cinque persone uccise a colpi di arco e freccia segnalano il ritorno dei “lupi solitari”.
Un ritorno sollecitato in rete dai portavoce dello Stato Islamico, ma favorito dalla vergognosa resa dell’ Occidente che in Afghanistan ha regalato la vittoria ai talebani e abbandonato gli alleati di Kabul trasmettendo una sensazione di arrendevolezza e impotenza.
Prima il massacro a Konsberg, in Norvegia, di cinque innocenti assassinati a colpi di arco e frecce da Espen Andersen Brathen, un danese di 37 anni convertito all’Islam radicale.
E solo due giorni dopo, in Inghilterra, l’uccisione del deputato conservatore Sir David Amess accoltellato mentre incontrava i suoi elettori in una chiesa metodista di Leigh-on-Sea, nell’Essex, da un estremista islamico di origine somale.
I due episodi segnano il ritorno del terrorismo islamico in Europa dopo una pausa che ha coinciso con il periodo più difficile della pandemia.
Quel ritorno era stato evocato, solo due settimane prima, da un video diffuso in rete il primo ottobre da Hadm Al-Aswar, un organizzazione mediatica collegata all’*Isis.
Nel filmato di nove minuti intitolato “Respingi la Croce” si accusavano i paesi europei di insultare Maometto, bombardare le cellule dello Stato Islamico e massacrare i musulmani.
La risposta a queste azioni, spiegava il filmato, doveva arrivare dai “lupi solitari”.
A loro spettava il compito di colpire e uccidere il maggior numero possibile di “cani della Croce” in tutta Europa.
Un invito preso alla lettera dall’arciere islamista entrato in nazione in Norvegia e, subito dopo, dall’assassino del deputato inglese che ha scelto di colpire e uccidere la propria vittima all’interno di una chiesa.
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Chi sono i lupi solitari

Ma se dobbiamo dar retta al filmato che sembra aver istigato i due attacchi c’è poco da star allegri.
Il video, attribuibile all’Isis, si rivolge e chiama all’azione tutti i credenti invitandoli a trasformarsi in lupi solitari:
“per far assaggiare agli infedeli il calice amaro della vendetta e della punizione uccidendoli con le pallottole, accoltellandoli, investendoli con auto e camion, strangolandoli nelle strade e nei parchi, bruciandoli nelle loro case e nei loro bar e facendoli saltare con bombe e ordigni esplosivi”.
Insomma una nuova chiamata alle armi che minaccia di riportare il terrore nelle strade e nelle città del vecchio continente.

Da dove nasce il ritrovato vigore di questa propaganda assassina?

Per capirlo non serve guardare a quel che ha fatto l’Isis dopo la disfatta di Mosul e Raqqa nel 2017 seguita nell’ottobre dello stesso anno dall’eliminazione del Califfo Abu Baqr Al Baghdadi.
I tentativi dello Stato Islamico di riorganizzarsi estendendo la sua azione all’Africa settentrionale e all’Afghanistan sono assai meno rilevanti degli errori che hanno finito con il compromettere la presunta vittoria occidentale. Il più grave l’abbiamo commesso abbandonando al proprio destino l’Afghanistan e, con esso, quel governo di Kabul che avevamo promesso di difendere.
Quella fuga vergognosa, seguita dalla vittoria talebana ha convinto i militanti jihadisti che la sconfitta di un mondo occidentale incapace di combattere, sacrificarsi e morire è solo questione di tempo. Ma li ha anche convinti che la sconfitta del Califfato non era stata, in fondo, così rilevante.
Anche perchè l’Occidente di fronte alla minaccia di scontrarsi con la Turchia di Erdogan e i suoi mercenari islamisti ha immediatamente scelto di abbandonare al loro destino i curdi di Siria considerati alleati preziosi e indispensabili finché c’è stato bisogno di carne da cannone per affrontare il Califfato.
Ma oltre a voltare le spalle ai propri alleati l’Occidente ha anche rinunciato ad estradare, giudicare e condannare quei terroristi dell’Isis che avevano seminato paura e morte nelle città europee.
Consapevoli di non disporre di leggi e giudici pronti a comminare le pene necessarie a tenerli in galera per il resto della vita i governi europei hanno preferito abbandonare quei terroristi nei campi di detenzione curdi in Siria e delegare la loro eventuale condanna ai tribunali iracheni.
© AP Photo / Bilal HusseinCurdi siriani a Qamishli, Siria
Curdi siriani a Qamishli, Siria - Sputnik Italia, 1920, 16.10.2021
Curdi siriani a Qamishli, Siria
Da queste condotte sono nate le premesse per la rinascita dell’Isis. Grazie ai soldi provenienti da un Islam radicale che conta ricchi e interessati finanziatori in molti paesi del Golfo centinaia di terroristi sono fuggiti dai campi curdi in Siria e sono tornati combattere in Iraq.
Ma più importante di quell’embrione di reviviscenza terroristica è il sentimento di una possibile rinascita ispirata dalla debolezza dell’Occidente. Se un filmato di nove minuti è bastato a innescare, in pochi giorni, l’azione di due lupi solitari allora tra le fila dell’enorme comunità musulmana europea potrebbero celarsi centinaia di potenziali terroristi pronti a seguire la stessa strada.
A questo punto, dunque, il terrore jihadista può anche far a meno delle vecchie cellule di Al Qaida e dei territori di un nuovo Califfato. Ormai una voce e qualche immagine in rete bastano ad attivare l’esercito dei lupi solitari.
E a trasformare l’Europa in un insidioso campo di battaglia attraversato da minacce sempre più numerose ed imprevedibili.
*Organizzazione terrorista ed estremista bandita nella Federazione Russa
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