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Forza Nuova si deve sciogliere? Ecco cosa dice la legge

© FotoLa sede della Cgil a Roma dopo l'assalto dei no green pass
La sede della Cgil a Roma dopo l'assalto dei no green pass - Sputnik Italia, 1920, 16.10.2021
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In seguito all’assalto alla sede della Cgil da parte degli esponenti di Forza Nuova, si discute oggi la possibilità di sciogliere il movimento di estrema destra. La limitazione della libertà di espressione è sempre un terreno scivoloso, ma l’uso della violenza come strumento politico segna una svolta nella vicenda, che passa in mano alla giustizia.
Il recente attacco, portato a termine alla sede romana della Cgil, e il tentativo di alcuni gruppi legati a Forza Nuova di sfondare il cordone della polizia davanti al Parlamento hanno innescato il dibattito sullo scioglimento del partito che si richiama al fascismo attivo dal 1997, guidato da Roberto Fiore.
Le forze politiche si dividono sulla vicenda, ma come si scioglie un partito? Che cosa dice la Costituzione? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Francesco Clementi, professore di Diritto Pubblico comparato dell’Università di Perugia.
Professore Clementi, sciogliere Forza Nuova è una decisione giusta, a suo avviso?
Se è giusto o sbagliato appartiene ad una valutazione di opportunità politica, il compito del giurista è quello di valutare se il caso in questione, l’assalto alla Cgil, sia tecnicamente riconducibile alle fattispecie delineate da due elementi importanti dell’ordinamento costituzionale italiano. Innanzitutto la dodicesima disposizione finale della Costituzione, che vieta la ricostituzione del partito fascista, in secondo luogo parliamo delle fattispecie previste dalla legge Scelba del 1952.
La legge Scelba identifica 4 elementi importanti per classificare situazioni di questo tipo, spetta poi al giudice, ma anche al governo in casi straordinari, se intervenire o meno. Ecco le quattro caratteristiche:
La matrice dichiaratamente fascista, cioè il richiamarsi all’ideologia fascista;
L’obiettivo di sovvertire l’ordinamento, a partire dalle garanzie che hanno i suoi diritti, per esempio il diritto di proprietà;
Il metodo violento per la propaganda delle proprie idee politiche. Parliamo dell’uso sistematico della violenza nell’agire politico;
Il pericolo effettivo per l’ordinamento repubblicano.
Se guardiamo ai fatti di sabato scorso, Forza Nuova, movimento politico nato più di vent’anni fa, con la violenta occupazione della sede della Cgil rientra in queste quattro caratteristiche che la legge vieta.
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Quale sarebbe l’iter per sciogliere Forza Nuova?
Vi sono due strade. La prima strada passa attraverso una sentenza del giudice, questa è considerata la regola. La legge Scelba è stata già adottata in Italia tre volte: nel 1973 con Ordine Nuovo, nel 1976 con Avanguardia Nazionale e nel 2000 con il Fronte Nazionale. I precedenti repubblicani ci disegnano, dunque, per via di prassi, una regola: si aspetta la decisione del giudice. La decisione della magistratura è l’elemento che consente al governo di intervenire con un decreto per sciogliere il partito.
Diviene eccezione quindi la seconda strada, quella prevista sempre dalla legge Scelba, ossia quando il governo autonomamente sceglie di operare attraverso il decreto legge. L’effetto è lo stesso, in ogni modo: Forza Nuova verrebbe sciolta, la sua sede chiusa, i suoi componenti messi in carcere.
Il ruolo della magistratura è centrale, perché questa è l’arbitro degli equilibri dei poteri, a tutela delle garanzie e dei diritti. E, come è già avvenuto per i protagonisti dei fatti di sabato, la magistratura consente a chi è indagato di potersi difendere nel pieno rispetto del principio di legalità. Il dialogo con il potere giudiziario insomma consente al governo e al parlamento di poter decidere su una base normativa più solida.
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Perché sciogliere oggi un movimento che esiste da più di vent’anni e le cui idee erano conosciute a tutti? L’attacco alla Cgil segna una svolta?
L’Italia nasce con una caratteristica essenziale nella sua formazione costituzionale: l’Italia è una democrazia non protetta. Ciò significa che non ha costruito un sistema di leggi o di provvedimenti che impediscano il confronto fra le idee. In Italia c’è una regola: quando le idee vengono propagandate con l’uso della violenza, allora interviene la forza dell’ordinamento, se le idee vengono propagandate, invece, senza l’uso della violenza, tutte le idee sono aperte alla discussione pubblica, dove c’è spazio per tutti, comprese quelle che sono dissenzienti con l’idea stessa di democrazia.

Altre realtà costituzionali in Europa e altrove prevedono che simili partiti o movimenti vengano considerati anti-sistema per una serie di ragioni valoriali e vengano estromessi dal gioco politico. Questa differenza sostanziale ha fatto sì che per vent’anni Forza Nuova abbia operato in pace. Il salto di qualità che noi registriamo oggi è invece che l’assalto, voluto e provocatorio, alla sede del sindacato mostra un obiettivo politico perseguito chiaramente con uso della violenza.

— Che cosa ne pensa della posizione sulla vicenda del costituzionalista Michele Ainis, il quale in un’intervista ha dichiarato che “la leva censoria andrebbe evitata per non creare la sindrome del perseguitato nel persecutore”?
Ho letto con grande attenzione l’intervista ad Ainis. Il rischio c’è sempre di trasformare figure di questo tipo in “martiri”. In questo senso la limitazione della libertà di espressione è sempre uno strumento che va maneggiato con cura da parte dell’ordinamento, ma con la stessa argomentazione si rischia di legittimare, ad esempio, in altri ambiti, anche i furti, dicendo che arrestare chi ruba non elimina chi ruba. Insomma, il confine è sottile. E tuttavia, lo stato di diritto non può non far sentire nei casi più gravi la sua voce. Quindi, avere un atteggiamento eccessivamente morbido rischia di essere debole, rispetto alla tenuta dell’ordinamento democratico. La questione, in ogni modo, è molto delicata e va maneggiata con estrema cura, perché tocca i diritti principali della persona come la libertà d’espressione. Se non si interviene, però, quando la violenza diventa manifesta e strumento di lotta politica, il rischio è che si legittimi l’uso della violenza da parte dello Stato.
L'opinione dell'autore può non rispecchiare la posizione della redazione
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