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Facebook, Instagram e Whatsapp down: forse è vicina la fine del monopolio sull’informazione?

© AFP 2021 / Chris Delmas Logo Facebook
Logo Facebook - Sputnik Italia, 1920, 16.10.2021
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Il malfunzionamento di 7 ore che ha interessato Facebook, Instagram e Whatsapp (piattaforme che contano nel complesso 3 miliardi di utenti in tutto il mondo) ha riportato in primo piano il problema della monopolizzazione delle principali reti sociali.
Alcuni esperti delle tecnologie dell’informazione turchi hanno rilasciato un’intervista a Sputnik, in cui si sono espressi su come prevenire la monopolizzazione dei social media, oggi parte integrante della nostra vita. Secondo gli esperti, tale prevenzione è possibile mediante lo sviluppo di una specifica legislazione antitrust e tramite una maggiore sensibilizzazione degli utenti stessi.
Erkan Saka, direttore del Dipartimento di Tecnologie dell’informazione presso l’Università Bilgi di Istanbul, sostiene che il malfunzionamento globale di social media come Facebook, Instagram e Whatsapp sia un evento del tutto legittimo:

“Infatti, per quanto Internet sia decentralizzato, funziona sulla base delle infrastrutture di proprietà di alcuni giganti del settore tech. Ad esempio, un terzo dei sistemi Internet nel mondo utilizza i servizi dell’hosting di Amazon. Alcuni anni fa, anche Amazon ha avuto un malfunzionamento simile, per via del quale non era possibile avere accesso a un certo numero di siti web. Proprio per via di questa monopolizzazione, la gravità di un malfunzionamento tecnico può assumere una portata assai significativa. Del resto, tutte queste infrastrutture sono pur sempre un prodotto dell’attività antropica”.

Secondo l’esperto, il recente malfunzionamento globale è stato provocato, tra l’altro, dall’intento di Mark Zuckerberg di riportare tutti gli altri servizi nell’alveo di Facebook: “Quando tre servizi di questa portata si trovano connessi all’infrastruttura di una medesima società, anche un solo errore isolato può compromettere il funzionamento di tutta la filiera. Se Facebook avesse adottato un altro modello decentralizzato, avrebbe percepito molto meno le implicazioni di questo malfunzionamento. Ma nemmeno i giganti del tech sono infallibili. Chiaramente, non possiamo nemmeno escludere la probabilità di eventuali attacchi hacker”.
Saka sottolinea che, per superare il monopolio dei giganti del tech, è necessario diversificare gli strumenti digitali:

“Molte società utilizzano Whatsapp non soltanto come chat, ma anche come mezzo per la condivisione di documenti. Una dipendenza di questo tipo non può portare a nulla di buono. A mio avviso, non è possibile dipendere da una serie di strumenti informatici, perché sono facili da utilizzare. Esistono, infatti, delle alternative di gran lunga più affidabili. Il digitale è un settore ricco, è necessario sfruttare questa ricchezza. Durante questo recente malfunzionamento si è manifestata, in maniera piuttosto evidente, l’importanza della diversificazione degli strumenti digitali. Sarebbe molto più sicuro affidarsi a un software indipendente”.

A sua volta, Necmi Emel Dilmen, docente della Facoltà di Comunicazione presso l’Università di Marmara, si è focalizzato sulla graduale centralizzazione di Internet: “Il malfunzionamento di Facebook è sintomo del caos che interessa l’infrastruttura Internet. Potremmo definirlo come una sorta di cyber-pandemia. Il malfunzionamento di 7 ore ha generato danni pari al 5% dei proventi di Facebook”.
In merito alla necessità di adottare leggi antitrust per i social, Dilmen sottolinea: “Prima Internet era per gli utenti un’area libera rispetto ai media tradizionali. Ma ora è sempre più chiaro che non è più così. Bisogna elaborare e adottare una serie di leggi antitrust specifiche per i social media. E si tratta, in questo contesto, non della legge adottata dalla Turchia sui 'social network', che in realtà mira a limitare i diritti e le libertà dei cittadini. Io mi riferisco, invece, a disposizioni di legge che abbiano l’obiettivo di prevenire la formazione di monopoli in questo settore”.
Sottolineando la necessità di limitare ragionevolmente l’ambito di azione, pressoché illimitato, dei giganti tech, mediante apposite leggi antitrust, Dilmen conclude: “La settimana scorsa abbiamo visto investimenti multimilionari andare in fumo nell’arco di poche ore. Questo ci ha dimostrato l’inaffidabilità di questi strumenti digitali così diffusi. Tra l’altro, non dovrebbero essere così vulnerabili. Oggi siamo noi stessi a conferire ai monopolisti la loro forza, ossia i nostri profili. Alla luce di questo, le leggi non possono che essere dalla parte degli utenti”.
Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook - Sputnik Italia, 1920, 07.10.2021
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