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Cambiamenti climatici, ecco le città italiane che rischiano di finire sommerse dall'acqua

© Sputnik . Leonardo ToloneseVenezia, gondola
Venezia, gondola - Sputnik Italia, 1920, 16.10.2021
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All’Earth Technology Expo di Firenze si è discusso dell'innalzamento del livello del mare per effetto dei cambiamenti climatici, che nel giro di un trentennio potrebbe mettere a rischio diversi porti della penisola.
Napoli, Palermo, Genova, Brindisi, Livorno, Cagliari. Oltre ad essere le principali città portuali italiane, questi centri hanno in comune anche un triste destino, quello di correre il serio pericolo di essere sommersi dalle acque del mare per effetto dei mutamenti del clima.
E per gli esperti, intervenuti all’Earth Technology Expo di Firenze, la rassegna delle migliori tecnologie Made in Italy per la tutela dell’ambiente, a cui ha partecipato anche la viceministro delle Infrastrutture Teresa Bellanova, non sarebbe neppure una prospettiva tanto lontana.

“A causa del cambiamento climatico, nei prossimi 20-30 anni il mare si alzerà mediamente di 30 centimetri, mettendo a rischio la funzionalità di quasi tutti i nostri porti”, avverte il presidente di Federlogistica conftrasporto, Luigi Merlo, citato da Askanews.

L’Europa sta correndo ai ripari con il progetto Co.Cli.Co., che sta per costal climate core service, e prevede la creazione di una piattaforma per condividere dati e informazioni sui cambiamenti che interessano le zone costiere, per mettere a punto iniziative che possano mitigare le conseguenze della crisi climatica sulle nostre coste.
Nel mondo ci sono tre miliardi di persone, circa il 40 per cento della popolazione mondiale, che vivono in zone considerate a rischio.

Le città sorvegliate speciali, nel mondo, sono 136. A rischiare di sparire nel giro di un secolo ci sono Guangzhou, Mumbai, Dhaka e Cape Town, con una perdita stimata per l’economia che si aggira tra 1,6 e 3,2 trilioni di dollari.

Quasi ovunque, e l’Italia non fa eccezione, non esistono piani di 'resilienza', né di contrasto al fenomeno. Eppure non si tratta di una questione da poco. “Dai nostri porti - ha ricordato Merlo - passa la stragrande maggioranza delle materie prime e dei prodotti alimentari, farmaceutici, elettronici”.
Un progetto, curato proprio da Federlogistica, assieme ad Enea, con la partecipazione di diversi centri di ricerca europei, sta portando avanti per questo la mappatura delle coste a rischio per sviluppare soluzioni che permettano di evitare gli scenari peggiori.
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