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L’apocalisse di Ercolano del 79 d.C: Rinvenuto nuovo scheletro nella città distrutta dal Vesuvio

© Foto : PixabayAntica Ercolano
Antica Ercolano - Sputnik Italia, 1920, 15.10.2021
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Gli abitanti di Ercolano quella notte erano accampati sulla spiaggia in attesa della flotta di Plinio il Vecchio, che però non fece mai in tempo ad arrivare. Il flusso piroplastico scatenato dal Vesuvio li investì non lasciando loro alcuno scampo. Un nuovo ritrovamento permette agli archeologi di ripercorrere quell’antico dramma.
L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. spazzò via nel giro di due giorni Pompei, Stabia, Oplontis ed Ercolano. Ma mentre per le prime la morte arrivò da una lunga pioggia di pomici, cenere e lapilli, per Ercolano arrivò tutta in una volta e successivamente, quando la gigantesca colonna di materiali eruttivi scagliata in cielo dal vulcano prese a collassare e, per effetto del vento, l’infernale mistura di gas roventi, e ceneri, il flusso piroplastico, investì l’area.
Se per gli abitanti di Pompei la trappola fu il breve intervallo di alcune ore dell’eruzione, nel quale molti pensarono che il peggio fosse passato e tornarono alle proprie abitazioni per recuperare i propri beni o aiutare i sopravvissuti, per poi rimanere a loro volta bloccati dalla ripresa dell’attività del Vesuvio, per Ercolano la trappola fu il mare e la convinzione che ci sarebbe stato tutto il tempo per espettare l’arrivo dei soccorsi.
Lo scrittore, filosofo e naturalista Caio Plinio Secondo, passato alla Storia come Plinio il Vecchio, in quanto comandante della flotta di stanza a capo Miseno, volendo osservare lo straordinario fenomeno naturale il più vicino possibile e volendo aiutare la popolazione in difficoltà sulle spiagge, corse in aiuto iniziando da Stabia. Gli abitanti di Ercolano, in attesa sulla spiaggia, non sapevano che il comandante era già morto in quel porto per le esalazioni del vulcano, e nessuno sarebbe venuto a portarli in salvo.
Quando la nube piroplastica si abbatté su di loro non vi fu scampo alcuno. Il flusso denso a una temperatura di 500 gradi e una velocità di almeno 100km/h ingrossò durante il passaggio a terra portando con sé alberi e infrastrutture, vaporizzando all’istante gli esseri umani.
Il nuovo ritrovamento annunciato dal direttore del Parco Archeologico Francesco Sirano è prezioso proprio perché permettere di ripercorrere e ricordare quel tragico evento e perché aggiunge un importante e ben conservato reperto agli oltre 300 scheletri, scoperti però oramai più di trent’anni fa.
Quella valanga infuocata che scendendo dal cielo aveva sradicato e trascinato con sé alberi e case "spense qui ogni forma di vita umana per secoli e secoli" nell’area, ha spiegato Sirano, seppellendo Ercolano sotto 26 metri di depositi e allontanando il mare di mezzo chilometro.
In quei soli due giorni e mezzo del 79 d.C. il Vesuvio aveva eruttato qualcosa come 4 chilometri cubi di materiale.
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