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Inflazione: è record dal 2012, la stangata d'autunno ora rischia di frenare la ripresa

© Sputnik . Giorgio Perottino / Vai alla galleria fotograficaClienti al mercato di Porta Palazzo a Torino
Clienti al mercato di Porta Palazzo a Torino - Sputnik Italia, 1920, 15.10.2021
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L'inflazione al 2,5 per cento a settembre rischia di far impennare i prezzi, determinando un aumento significativo del costo della vita. L'allarme delle associazioni dei consumatori: "Un rialzo incontrollato può ridurre drasticamente i consumi e le prospettive di ripresa per l’economia”.
L’aumento dell’inflazione nel mese di settembre è stato inferiore rispetto alle stime preliminari. Ma allo stesso tempo, la crescita del 2,5 per cento dei prezzi su base tendenziale, certificata dall’Istat, rappresenta il dato più alto mai registrato dal 2012.
Tanto che in molti già parlano di vera e propria stangata d’autunno, con un aumento significativo del costo della vita per le famiglie, dal prezzo dell’energia a quello del 'carrello della spesa'.

“L’aumento dell’inflazione innescherà inevitabilmente una rilevante crescita dei costi per l’acquisto delle materie prime, che si rifletterà sui listini per i consumatori finali, con incrementi che potrebbero sfiorare il 50%, in particolare su alcuni beni di prima necessità, su prodotti alimentari e su quelli energetici, caratterizzati da maggiore volatilità”, sottolinea il centro studi di Unimpresa.

È questo il possibile effetto della crescita media dell'inflazione registrata a settembre nell’Eurozona, pari al 3,4 per cento. “Un rialzo incontrollato dei prezzi, - spiega ancora Unimpresa - specie nel nostro Paese, è in grado di ridurre drasticamente i consumi e, quindi, le prospettive di ripresa per l’economia”.
Alla base dell’impennata dei prezzi c’è l'aumento della domanda delle materie prime a livello globale e la conseguente riduzione dell’offerta, che ha determinato la fiammata dei costi per l’approvvigionamento, la produzione e il trasporto. A farne le spese, sottolinea l’organizzazione saranno soprattutto le fasce più deboli, come i pensionati e le famiglie.

Secondo i dati del Codacons, l’inflazione al 2,5 per cento “produce un aggravio di spesa su base annua, considerata la totalità dei consumi di un nucleo, pari a +768 euro a famiglia, con un vero picco per i trasporti, che registrano a settembre un aumento tendenziale del +7 per cento”.

“In pratica – spiega l’associazione dei consumatori - una famiglia con due figli, solo per gli spostamenti, deve mettere in conto una maggiore spesa pari a +378 euro annui”.
“I cittadini a reddito fisso, i pensionati e le famiglie numerose, - denuncia anche il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro - mettendo mano al portafoglio, stanno già pesantemente accusando il colpo su beni essenziali come latte, pane e pasta. Una tragedia sociale che evoca storici eventi pre-rivoluzionari”.
“Prima ancora, però, - continua l’associazione - il danno è stato registrato dagli imprenditori, i cui costi per l’acquisto di materie prime, così come quelli di taluni prodotti o servizi, sono sensibilmente cresciuti progressivamente con la ripartenza post-Covid e con la ripresa delle attività economiche".
“La manovra, che senza dubbio sarà ancora espansiva, impostata a favorire la ripresa, dovrà anche contenere misure capaci di sostenere le famiglie e le imprese, in particolare quelle più piccole, di fronte a poderosi ampliamenti dei costi”, è l’appello dell’associazione.
Il rischio è che “l’aumento dei costi di produzione e dei prezzi finali” possa spingere ad “una flessione dei consumi che, a loro volta, avrà effetti negativi sulle prospettive di crescita delle imprese e dell’occupazione”.
E le prospettive per i mesi che verranno non sono positive. “La stangata d’autunno, - avverte il Codacons - purtroppo, è destinata ad aggravarsi. I rincari delle bollette luce e gas scattati ad ottobre e la corsa senza freni dei carburanti alla pompa avranno un impatto fortissimo sull’inflazione, con i prezzi al dettaglio che continueranno ad aumentare in numerosi comparti, compresi gli alimentari”.
L’appello del presidente Carlo Rienzi al governo Draghi, quindi, è quello di intervenire non soltanto sul caro-bollette, ma anche sulla tassazione di benzina e gasolio, “tagliando Iva e accise allo scopo di contenere la crescita dei prezzi al dettaglio e salvaguardare le tasche delle famiglie”.
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