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Green pass, rischio caos anche nelle campagne

© Sputnik . Said Zarnaev / Vai alla galleria fotograficaAgricoltura in Cecenia
Agricoltura in Cecenia - Sputnik Italia, 1920, 15.10.2021
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Il nodo dei braccianti stranieri senza certificazione verde perché non vaccinati o immunizzati con i vaccini non riconosciuti dall'Ema. L'appello di Confagricoltura al governo: "Risolvere velocemente i problemi pratici".
“Occorre risolvere velocemente i problemi pratici per evitare che le misure per arginare il Covid impattino con la mancanza di manodopera nelle campagne e con diverse operazioni come, ad esempio, il carico e scarico delle merci”.
Alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo del green pass in azienda a lanciare l’allarme sulle possibili ripercussioni sulle attività del certificato verde è anche Confagricoltura.
“Le normali attività aziendali rischiano di essere rallentate”, denuncia l’organizzazione, in un periodo in cui l’agricoltura italiana è in fermento, tra vendemmia, raccolta della frutta, campagna agrumicola e raccolta delle olive alle porte.
Pur sostenendo l’obbligo del green pass “per prevenire la diffusione del virus tra i lavoratori e la necessità di incentivare la vaccinazione della popolazione”, l’organizzazione esprime “preoccupazioni per le ricadute organizzative del provvedimento nelle campagne”.
Per questo la richiesta è di accelerare nelle procedure europee di riconoscimento degli altri vaccini. Confagricoltura da sempre sostiene l’obbligo di certificazione verde per prevenire la diffusione del virus tra i lavoratori e la necessità di incentivare la vaccinazione della popolazione, ma alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo, crescono le preoccupazioni per le ricadute organizzative del provvedimento nelle campagne.
Il problema, infatti, chiariscono dall’associazione, è che un terzo dei lavoratori impiegati nei campi è straniero e non ha ricevuto il vaccino, oppure è stato immunizzato con i vaccini non ancora riconosciuti dall’Ema, come lo Sputnik V russo o il Sinovac cinese.
“Per ragioni legate all’incertezza del loro status sono restii ad effettuare la vaccinazione o hanno difficoltà, qualora vaccinati, a reperire la certificazione verde per ragioni di carattere burocratico”, rende noto Confagricoltura.
Un pagliaio, Italia - Sputnik Italia, 1920, 14.10.2021
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Per questo l’organizzazione degli imprenditori agricoli chiede un’accelerazione delle procedure europee per il riconoscimento degli altri vaccini e di prevedere “specifiche misure pratiche e urgenti, quantomeno per gli operai agricoli impiegati in lavorazioni all’aperto”.
Questo anche in considerazione del fatto che “le operazioni di raccolta si svolgono all’aperto e, perfino nel pieno della pandemia, dai dati diffusi dall’Inail risulta un numero di contagi molto contenuto”.
“Manca ancora – sottolinea inoltre l’organizzazione - l’emanazione del Dpcm per la determinazione delle quote annuali di cittadini stranieri da ammettere in Italia per motivi di lavoro nel 2021, né sono stati ulteriormente prorogati per legge i nulla osta al lavoro stagionale e i permessi di soggiorno dei cittadini stranieri già presenti in Italia”.
Il rischio, se non si prendono provvedimenti, specificano da Confagricoltura, è che si aggravi ulteriormente “l’endemica situazione di carenza di manodopera”.
Ieri la Coldiretti aveva evidenziato come il 25 per cento dei lavoratori agricoli, circa 100mila persone, non è ancora vaccinato. “Per non lasciare marcire le produzioni sugli alberi è importante intervenire per facilitare l’accesso al lavoro di quanti sono in regola”, aveva chiesto anche il presidente, Ettore Prandini.
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