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Green Pass: il Viminale apre ai tamponi gratis, ma i portuali minacciano lo sciopero ad oltranza

© Foto : Wikipedia/TiesseIl porto nuovo di Trieste
Il porto nuovo di Trieste - Sputnik Italia, 1920, 13.10.2021
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Il principale sindacato della categoria respinge la mediazione del Viminale, che nei giorni scorsi, tra le polemiche, aveva previsto la possibilità per le aziende che operano nel porto di Trieste di pagare i tamponi ai lavoratori per evitare disservizi. Ma i portuali no-pass minacciano lo sciopero ad oltranza: "Ritirare l'obbligo del certificato".
Minacciano di bloccare il porto di Trieste, il primo in Italia per traffico di merci, con migliaia di container, camion e decine di treni. Per questo la protesta dei portuali no-pass, circa il 40 per cento di quelli che lavorano nella città, fa paura al governo.
Tanto che lunedì il Viminale ha deciso di tendere una mano alle principali sigle sindacali aprendo, per sedare gli animi, alla possibilità per le aziende che operano nello scalo di pagare i tamponi ai propri dipendenti.
La circolare, che fa discutere, è datata 11 ottobre ed è indirizzata ai prefetti e al dipartimento di pubblica sicurezza. Si tratta di una risposta all’appello delle aziende del settore dei “servizi essenziali” e dei trasporti, che si trovano a fare i conti con una grossa fetta di dipendenti no-pass. Una quantità tale da minacciare la paralisi delle attività.

Per questo, secondo quanto si legge nel documento, citato da Italia Oggi, dopo una “riunione di coordinamento interministeriale convocata dalla presidenza del Consiglio dei ministri”, il Viminale ha deciso di concedere alle imprese la possibilità di “mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass, test molecolari o antigenici rapidi gratuiti”, “in considerazione delle gravi ripercussioni economiche che potrebbero derivare dalla paventata situazione”.

Il costo dell’operazione, secondo il ministero, sarebbe a carico delle aziende, che così eviterebbero le conseguenze disastrose di uno sciopero ad oltranza, minacciato dagli operatori a partire dal 15 ottobre, quando entrerà in vigore l’obbligo di presentare il certificato verde nei luoghi di lavoro. Le società avrebbero già accettato di sobbarcarsi i costi, almeno fino alla fine dell’anno.

Ma l’apertura del ministero dell’Interno, contestata da più parti, non è sufficiente per i lavoratori. Il Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste (Clpt), l’organizzazione sindacale con più iscritti all’interno del porto, come riferisce Repubblica, si spinge oltre e chiede l’abolizione della tessera verde, promettendo di portare in piazza i lavoratori no-pass venerdì prossimo.

Ad aderire alla protesta sarebbero circa un migliaio di portuali. Abbastanza da bloccare le attività dello scalo. Per questo il presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, di fronte alla possibilità di una paralisi del traffico per le proteste, già minaccia le dimissioni.
Insomma, il fine settimana si preannuncia bollente. E intanto, ad attaccare il ministro Luciana Lamorgese è il leader della Lega, Matteo Salvini. “Tamponi rapidi e gratuiti per i lavoratori del porto di Trieste senza green pass per evitare problemi. Parola della Lamorgese. Ma quindi si può fare. E per gli altri milioni di lavoratori invece zero? Invece delle imprese, a contribuire dovrebbe essere lo Stato”, attacca in un tweet, in cui definisce la ministra “inadeguata”.
E le critiche arrivano anche dal Pd. Per Andrea Romano e Davide Gariglio, membri della commissione Trasporti, la decisione del ministero sarebbe "inopportuna e contraddittoria".
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