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Episcopo (GVpress): “Lo scioglimento di FN non risolve il problema dei giornalisti aggrediti”

© Foto : Mauro EpiscopoAssociazione italiana dei giornalisti e videomaker
Associazione italiana dei giornalisti e videomaker - Sputnik Italia, 1920, 13.10.2021
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Negli ultimi mesi la violenza nei confronti degli operatori del mondo dei media ha raggiunto livelli inaccettabili. I giornalisti sono diventati il bersaglio preferito dei manifestanti No Green pass solo perché svolgono il proprio lavoro.
L'elenco delle “vittime” è imperdonabilmente lungo. L'ultimo episodio è accaduto il 9 ottobre in pieno centro, in Via del Corso: il reporter di Repubblica Alessandro Serranò ferito da un signore con una pala è finito al pronto soccorso insieme a un collega di La7.
È possibile fermare questa escalation sempre più pericolosa? Come si possono tutelare le persone che svolgono la primaria funzione di informare i cittadini? Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto Mauro Episcopo, video-giornalista e socio fondatore di GVpress - Associazione di giornalisti videomaker.
© Foto : Mauro EpiscopoGli agenti di polizia durante gli scontri a Roma
Gli agenti di polizia durante gli scontri a Roma - Sputnik Italia, 1920, 13.10.2021
Gli agenti di polizia durante gli scontri a Roma
Mauro, cosa è successo sabato scorso? Sei stato testimone dell'aggressione nei confronti del giornalista e fotoreporter Alessandro Serranò?
— Io sono arrivato a tafferugli iniziati, posso solo dire che la situazione si è svolta in diversi tempi e luoghi differenti. Le aggressioni dei manifestanti verso i giornalisti sono state ripetute, io ho assistito all'aggressione fisica ad un operatore cine-tv da parte degli esponenti di Forza Nuova a via del Parlamento. Il fotografo Serranò è stato invece aggredito con una pala da un manifestante in Via del Corso, per fortuna senza conseguenze. L’aggressore è stato poi identificato dalle Forze dell'ordine, come tanti altri quella sera.
È stato l'ennesimo tentativo di ferire un operatore dell'informazione. Diventa quindi sempre più difficile raccontare la verità?
— Diventa sempre più difficile non solo raccontare la verità, ma anche esporsi, specialmente per chi come noi videomaker utilizza per la creazione di servizi video giornalistici una videocamera. In questo periodo è diventato difficile persino fare dei "vox populi", molti non credono più nell'informazione ufficiale. La considerano falsa, inattendibile e interamente asservita al sistema. E, senza minimamente giustificare il fanatismo, su questo forse editori e direttori, qualche domanda dovrebbero anche farsela.
Tu personalmente sei mai stato assalito durante lo svolgimento del tuo lavoro? Vale davvero la pena rischiare ogni volta per coprire le manifestazioni di questo genere e sentire pure insulti del tipo ”giornalista terrorista!”?

— Io personalmente sono stato spesso minacciato e spintonato, a volte ho preso qualche calcio. Durante le cariche della Polizia, e stando parecchio nella mischia, può capitare anche di subire qualche manganellata, l’onda d’urto di una bomba carta o il lancio di oggetti da parte dei manifestanti. Ne vale la pena? Non è piacevole, ma continuo a pensare di sì.

I nostri filmati offrono un contributo di informazione, perché aiutano i cittadini a farsi un'idea di quel che realmente accade nelle piazze e dunque a farsi un'opinione, al di là della propaganda delle varie parti. Questo tipo di avvenimenti si seguono non tanto per il compenso, spesso molto basso, ma per dovere di cronaca e anche un po’ per passione. Poi non dimentico che c'è chi rischia davvero molto più di noi, penso a fotografi e videoreporter sui teatri di guerra.
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I No Green Pass che scendono in piazza amano parlare della libertà. E chi difenderà il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini ad essere informati?
— Parlano di libertà, ma della loro. Il lavoro dei giornalisti spesso non viene difeso, specialmente il lavoro di quella categoria di colleghi che lavorano "per strada”. Dovrebbero essere le Istituzioni, le Forze dell'ordine, il Parlamento, l'Ordine dei Giornalisti e le testate per le quali lavoriamo a tutelarci, visto che la notizia spesso arriva dalla strada e non da una scrivania.
Un mese fa la GVpress ha organizzato un sit-in davanti al Pantheon, dove si sono ritrovati esponenti di Pd, Italia Viva, M5s e Forza Italia, oltre a una delegazione dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio e ai vertici della Federazione nazionale della Stampa italiana. Pensate di mobilitarvi di nuovo per attirare l'attenzione su questo problema?
— Il 31 agosto 2021 si è svolta la nostra prima manifestazione pubblica al Pantheon per dire “Basta violenze“, dopo le ennesime aggressioni subite dai colleghi da parte di fanatici alle manifestazioni No-Vax. Speriamo tutti di non doverci più mobilitare per difendere il diritto a svolgere il nostro lavoro, ma se sarà necessario, noi, come GvPress, ci saremo.
A tuo avviso, lo scioglimento di Forza Nuova, su cui stanno insistendo alcune forze politiche, potrebbe aiutare a evitare tali situazioni vergognose in futuro?
— Chiedere lo scioglimento di Forza Nuova e altre frange di estrema destra, peraltro attive con i loro metodi da molti anni in Italia, ha un senso politico e culturale, dato che la nostra Costituzione è antifascista, ma non risolve il problema, poiché molte aggressioni nei confronti di giornalisti, personale sanitario e forze dell’ordine, sono avvenute ad opera di “cittadini normali” come bidelli, operai, casalinghe…
Ci sarebbe piuttosto da porsi una domanda: quali effetti sulla popolazione hanno determinato decenni di disinformazione e generale disattenzione ai problemi reali delle fasce sociali più deboli? Il caso Green Pass è il detonatore di una diffusa rabbia sociale. Alle recenti elezioni amministrative, meno della metà dei cittadini sono andati a votare. Una parte della popolazione è incattivita verso politici, media, medici e forze dell’ordine. I social network contribuiscono ad alimentare il fanatismo e i gruppi eversivi cercano di cavalcare la rabbia e strumentalizzare il dissenso di piazza. E poi c'è un altro elemento, di cui si parla poco.
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Quale?
— Chi come me sta sul campo da tanti anni lo sa. I tumulti di piazza sono spesso strumentalmente gestiti e in alcuni casi organizzati a tavolino. Per distrarre l'attenzione della pubblica opinione, criminalizzare i movimenti, creare consenso al governo, tirare la volata a questo o quel partito, a tutto svantaggio delle ragioni dei cittadini che manifestano in modo pacifico. Sabato è avvenuto questo. Una scena già vista mille volte. Si può chiamare strategia della tensione, anzi meglio: della distrazione. Quando le forze dell'ordine vogliono bloccare, lo fanno. L'assalto alla CGIL era previsto e annunciato. Non è stato impedito in modo adeguato. Entrambe le cose i nostri filmati le hanno documentate. Quello sbocco violento della manifestazione ha fatto comodo a molti. Basta vederne in questi giorni gli effetti su TV e giornali e il relativo sfruttamento politico.
Ecco, forse la sensazione peggiore per chi fa cronaca dalle piazze è proprio questa.
Cioè?
— Rischiare per raccontare manifestazioni che spesso finiscono male per strumentalizzazioni politiche che mortificano il diritto e le ragioni di coloro che scendono in piazza in modo pacifico. Anche il cronista a volte ha la sensazione di essere usato come una pedina, di far parte di una messa in scena gestita dal potere.
Capire quel che davvero accade sotto i tuoi occhi, in situazioni spesso concitate e rischiose, e restituirne il senso, senza lasciarsi schiacciare dalle mistificazioni, è l'obiettivo di chi fa questo mestiere in modo onesto. Non si sbaglia se si assume il punto di vista del più debole: il cittadino che scende in piazza per manifestare in modo pacifico, com'è suo diritto in democrazia.
L'opinione dell'autore può non rispecchiare la posizione della redazione
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