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Il carbone: salvezza o pericolo per l’inverno degli europei?

© REUTERS / Konstantin ChernichkinTreni che trasportano carbone
Treni che trasportano carbone - Sputnik Italia, 1920, 12.10.2021
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Dopo il gas naturale, si registra l’ennesimo rincaro, quello del carbone: 300 dollari alla tonnellata, un record degli ultimi vent’anni. Il mercato sta registrando una domanda significativa. Sputnik approfondisce per voi quanto durerà questa situazione e quali vantaggi costituisce per la Russia.

Il ritorno del carbone

Nel mese di settembre, Germania, Spagna, Gran Bretagna e Francia hanno prodotto con il carbone circa 7 milioni di kw/h, cioè il 35% in più dell’anno precedente.
Ma all’Europa il carbone non basta. Infatti, i principali fornitori di questa maniera prima non sono in grado di aumentare il volume delle esportazioni. Le riserve nell’area nord-occidentale del continente sono al minimo: superano di poco i 4 milioni di tonnellate.
Inoltre, si registra una grande competizione di mercato con gli acquirenti asiatici. La Cina, infatti, è anch’essa in deficit di carbone dopo la chiusura delle miniere.

“Per via del repentino cambio di passo, le autorità stanno di fatto imponendo alle banche di concedere linee di credito per finanziare le società del comparto, affinché aumentino i volumi di produzione. Infatti, la Cina non è soltanto il principale estrattore di carbone, ma anche il suo più grande consumatore”, spiega Mihail Kogan, direttore del Dipartimento di Analisi dell’Alta scuola russa di Gestione finanziaria.

L’economia cinese si sta riprendendo rapidamente. Le imprese hanno bisogno di più energia elettrica. È evidente che il Paese continuerà a fare ampio uso del carbone. Il Partito comunista cinese ha provato in maniera troppo brusca e repentina a farne a meno.

Si sono prodotti, dunque, contrasti con altri Paesi fornitori. “Pechino ha rovinato le sue relazioni con l’Australia, dove si produce circa l’8% del carbone mondiale. Questo ha coinciso con una riduzione delle importazioni dall’Indonesia, che rifornisce, oltre alla Cina, anche l’India e altre nazioni asiatiche”, osserva Artyom Deev, direttore del Dipartimento di Analisi finanziaria di AMarkets.

Carbone - Sputnik Italia, 1920, 04.10.2021
Prezzo del carbone in Europa, battuto un record ventennale
Di conseguenza, due terzi delle province cinesi sono costretti a limitare il loro consumo di energia elettrica. È stata interrotta l’attività delle principali imprese del settore petrolchimico.
Come previsto, questa carenza di energia ha innescato un aumento dei prezzi. E non soltanto in Cina. Infatti, in Europa il carbone costa circa il 14% in più che in Cina. “Dal momento che la domanda è in aumento, il carbone registrerà rincari fino alla fine della stagione invernale, sia in Occidente sia in Oriente, dove aumenta il rischio di una crisi energetica”, sostiene Deev.

Inverno freddo ed estate calda

Negli ultimi anni si è registrata una domanda sempre minore di carbone. Infatti, Europa, Cina e USA hanno avviato dei percorsi di decarbonizzazione.
Il calo della domanda di carbone è stato accompagnato da una transizione verso fonti di energia alternative. Tuttavia, questo 'rinverdimento' energetico richiede tempo. Non si effettuano queste transizioni dall’oggi al domani. Inoltre, non si può non tener conto delle calamità naturali. Per via dell’inverno rigido e del caldo anomalo estivo i depositi sotterranei di gas europeo si sono quasi esauriti. Di conseguenza, il prezzo del gas naturale ha registrato un'impennata. Di pari passo si muovono anche i prezzi del petrolio.
E il carbone invece? L’offerta non riesce a soddisfare la domanda. I produttori europei di energia elettrica chiedono alla Russia di aumentare i volumi di esportazione. Chiaramente non vogliono che se ne parli. A breve si terrà l’ennesima conferenza sui cambiamenti climatici. Si parlerà delle emissioni di gas serra. È possibile ridurle soltanto rinunciando al carbone e scegliendo il, seppur caro, gas.
Coal mine - Sputnik Italia, 1920, 30.09.2021
La domanda di carbone russo dell'Europa potrebbe non essere soddisfatta - Bloomberg
Tutte le speranze sono riposte sulla Russia che, per riserve di gas naturale, occupa il quarto posto al mondo, il sesto per volumi di estrazione e il terzo per volumi di esportazioni. L’anno scorso, la Russia ha esportato circa 200 milioni di tonnellate: 29,5 milioni alla Cina, oltre 23 milioni alla Corea del Sud e 21,5 milioni al Giappone.
Tuttavia, probabilmente non sarà possibile incrementare significativamente l’attività estrattiva.

“L’industria mineraria opera in base ad un lungo ciclo produttivo. Servono nuovi impianti e permessi specifici. Ci vorranno circa due anni per rendere possibile il passaggio dall’idea progettuale all’avvio delle estrazioni nel nuovo giacimento. La Russia rimane comunque il principale fornitore di carbone per l’Europa, con un volume di oltre 40 milioni di tonnellate l’anno”, spiega Deev.

Le società russe guadagnano chiaramente dal rincaro delle materie prime. Nel 2019, sui mercati asiatici, il carbone costava in media 90 dollari alla tonnellata. Oggi, in UE, ne costa 300.
Carbone - Sputnik Italia, 1920, 06.10.2021
Europa, nuovo record storico del prezzo del carbone
Tuttavia, non si prevedono grandi aumenti delle esportazioni. Infatti, il carbone serve anche per il mercato interno, viste le previsioni di un inverno particolarmente rigido. Secondo le statistiche, un terzo delle abitazioni rurali in Russia dispongono di riscaldamento a camino o a stufa, alimentato essenzialmente con legname o carbone. Nelle città, le abitazioni con questa tipologia di riscaldamento rappresentano il 7% del totale.

“Nei prossimi mesi si prevede che la domanda si conservi su livelli elevati. Da questo trarranno vantaggio gli speculatori a livello mondiale”, sostiene Hadjimurad Belharoev, docente del corso di laurea 'Sicurezza economica internazionale' presso l’Istituto di economia e imprenditoria dell’Università russa dell’amicizia tra i popoli.

Ma è imminente l’avviamento del Nord Stream-2. Il mercato attende la conclusione degli accordi di lungo periodo sulla fornitura di gas, i quali stabilizzeranno i prezzi di questa materia prima e, in un secondo momento, anche del carbone. Non si dimentichi poi che, nonostante il boom di oggi, il mondo sta comunque cercando di evitare il ricorso al carbone.

“Nelle caldaie industriali, a seconda che si bruci gas o carbone, è richiesta una tipologia di lavoro diverso. Quando si utilizza il carbone, è necessaria la manodopera dei caldaisti. Dunque, aumentano le spese per il pagamento degli stipendi, per l’assistenza sanitaria, ecc. Quando invece si brucia gas naturale, il processo va in automatico. È sufficiente premere un pulsante”, spiega Belharoev.

Vi sono anche degli ulteriori vantaggi: il carbone non brucia spontaneamente e può essere conservato in luoghi all’aperto. E, come dimostra l’esperienza, quando in inverno le altre fonti di energia non funzionano, è il carbone che ci riscalda.
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