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Green pass, la proposta di Beppe Grillo: "Lo Stato paghi i tamponi ai lavoratori"

© AP Photo / Gregorio BorgiaBeppe Grillo
Beppe Grillo - Sputnik Italia, 1920, 12.10.2021
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L'idea è stata lanciata tramite un post sul suo blog: "Se lo stato decidesse, come auspicabile, di pagare i tamponi per entrare in azienda, servirebbe circa 1 miliardo di euro fino a dicembre 2021".
Lo Stato dovrebbe pagare i tamponi a quei lavoratori che non possono, o non vogliono, vaccinarsi contro il Covid. La proposta, che promette di infiammare ulteriormente il dibattito sul green pass in vista dell’introduzione dell’obbligo di presentare il certificato verde Covid per entrare nei luoghi di lavoro il prossimo 15 ottobre, è del garante del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo.
L’analisi è affidata ad un post pubblicato oggi sul suo blog. 'Sul green pass serve pacificazione' è il titolo dell’intervento, che arriva dopo un fine settimana di proteste, con la manifestazione dei no-pass a piazza del Popolo, l’assalto alla sede della Cgil e l’aggressione al pronto soccorso del policlinico Umberto I di Roma.
Per Grillo sarebbe “auspicabile” che lo stato decidesse “di pagare i tamponi per entrare in azienda”. Il costo, per le finanze pubbliche, sarebbe di “circa 1 miliardo di euro fino a dicembre 2021”.
Il comico, infatti, stima che attualmente siano “3-3,5 milioni, su 23 milioni di lavoratori, il 13%-15% circa”, i dipendenti, pubblici e privati, non ancora vaccinati.
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“Ad oggi, - scrive Grillo - sono circa 41 milioni gli italiani con vaccinazione completa, che corrisponde all’80 per della popolazione over 12. Uno dei migliori dati in Europa, che dovrebbe suggerire quindi che il popolo no-vax in Italia è molto contenuto”.

I lavoratori non vaccinati, va avanti ancora il fondatore del Movimento “potrebbero essere individuati automaticamente attraverso uno scambio dati tra Sogei, che detiene i dati sui green pass, e INPS, che detiene i codici fiscali dei lavoratori e le aziende dove lavorano”.

La proposta è quella di “prevedere nel cassetto aziendale un riconoscimento di un bonus sotto forma di sgravio contributivo, in modo che il costo del tampone sia solo anticipato dall’azienda, ma pagato a conguaglio da Inps, come succede in genere per la cassa integrazione ordinaria sui versamenti dei contributi aziendali”.

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Si tratta, scrive ancora Grillo, di un meccanismo che non lederebbe la privacy e avrebbe due “vantaggi”. “Uno, di essere veloce, evitare file e controlli ai tornelli aziendali, durante i quali certamente ai lavoratori vedrebbero in quel caso violati i loro spazi di libertà, e due, - afferma nel post - di essere gratuito per i lavoratori e di individuare il costo e coprirlo con un bonus apposito, pagato dallo stato”.

Le reazioni

Immediate le reazioni della politica. Il primo a commentare la proposta su Twitter è il deputato leghista Claudio Borghi, da sempre su posizioni critiche rispetto all’introduzione dell’obbligo del green pass.
“Noto con piacere che dopo mesi di mutismo assoluto del M5S, insensibile anche ai miei appelli su esentare dal green pass i minorenni, oggi Grillo dice di 'aprire il dibattito' sul green pass”, si legge nel tweet. “Benissimo. Il decreto è al Senato. Basta votare un soppressivo – incalza provocatoriamente Borghi - e il dibattito si chiude”.
"Il Movimento 5S chiede che tutto sia gratuito. Coltiva l’illusione di molti italiani che lo Stato sia un babbo natale che spende soldi propri e non dei cittadini. È il modello venezuelano", scrive sullo stesso social network il leader di Azione, Carlo Calenda.
Sulla proposta di Grillo è intervenuto anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. "Far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato", ha detto, citato dall'Adnkronos, pur ribadendo la propria apertura alle "forme di calmierazione" dei prezzi dei test anti-Covid.
A chiedere la gratuità dei tamponi per i lavoratori e le aziende e l'estensione della validità di tutti i tamponi da 48 a 72 ore sono anche i leader di Lega e Fratelli d'Italia.
"Anche altre forze politiche ora la pensano allo stesso modo, pure la CGIL di Landini nei giorni scorsi aveva ripreso la proposta di Fratelli d'Italia. Non è degno che milioni di lavoratori rischino di perdere il posto di lavoro o debbano vedere sensibilmente diminuito il loro stipendio: nella nostra Costituzione c'è ancora scritto che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro", scrive in un post su Facebook, Giorgia Meloni.
"Lasciare a casa 4 milioni di lavoratrici e lavoratori da venerdì solo perché non hanno un certificato non è normale", aveva detto ieri anche Matteo Salvini.
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