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Da Grugliasco a Mirafiori, Stellantis annuncia il trasferimento della produzione Maserati

© AP Photo / Paul SancyaMaserati Quattroporte
Maserati Quattroporte  - Sputnik Italia, 1920, 12.10.2021
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Grugliasco perderà la produzione della Maserati e con essa, probabilmente, le attività economiche in qualche modo connesse ai 1.100 lavoratori che lavorano nello stabilimento.
Ad avvantaggiarsene sarà invece lo stabilimento Mirafiori di Torino, dove la produzione sarà spostata entro il 2024 insieme ai 1.100 operai.
L’annuncio arriva dalla Fim Cisl, dopo l’incontro tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Stellantis di lunedì 11 ottobre.
Anche la lastratura della Maserati Ghibli e Quattroporte verrà trasferita a Mirafiori. Inoltre, sarà trasferita la logistica dei magazzini per una maggiore efficienza.
Il segretario della Fim Cisl, Davide Provenzano, ha affermato: "Abbiamo chiesto che nel trasferimento da Grugliasco a Mirafiori si salvaguardino le professionalità acquisite negli anni dagli addetti di Maserati”, riporta il Torino Today.
Stellantis “non ha annunciato esuberi e questo è fondamentale. Il rafforzamento dell’Ingegneria presso gli Enti Centrali e l’esclusiva delle future produzioni di 500 sono elementi che giudichiamo positivamente. Le nuove Maserati e le nuove 500 su Mirafiori confermano la missione nel settore premium. I modelli non mancheranno, ma i volumi produttivi sono la vera sfida da consolidare”, ha proseguito il sindacalista.
Non dello stesso avviso la Fiom Cgil, che fa notare come si tratti di “un’altra mazzata per l’economia di Torino”, perché “anche se hanno dichiarato il mantenimento dell’occupazione, il dato oggettivo è che chiudono uno stabilimento”.
La si può guardare come si vuole, prosegue la Fiom Cgil, ma il dato è che in Italia si chiudono stabilimenti e si passa alla riduzione sistematica “delle linee di montaggio come è successo a Melfi”.
“Tutte azioni che determinano inevitabilmente il calo dell’occupazione complessiva del Gruppo, come sta già accadendo, al momento implementata tramite gli esodi incentivati”, conclude Fiom Cgil.
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