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Trovato continente sotto l’Atlantico: lo rivendica l’Islanda

© AFP 2021 / Loic VenanceGabbiani in Islanda
Gabbiani in Islanda - Sputnik Italia, 1920, 11.10.2021
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L’Islanda potrebbe essere un frammento di un antico continente affondato nell’Atlantico settentrionale circa 10 milioni di anni fa.
Se questa ipotesi avanzata da scienziati europei fosse confermata, vi sarebbero serie implicazioni di natura politica ed economica. Dopotutto, i diritti di utilizzo degli idrocarburi apparterebbero al Paese in grado di dimostrare che i giacimenti sono parte della sua piattaforma continentale.

Islanda: fenomeno geologico

Dal punto di vista della geotettonica l’Islanda è posizionata a cavallo tra due segmenti della Dorsale medio atlantica: la dorsale Reykjanes a sud e la dorsale Kolbeinsey a nord. Spesso anche in studi scientifici di alto profilo si sostiene che l’isola sia un frammento della Dorsale medio atlantica posizionato sopra il livello del mare e che sulla sua superficie sia possibile osservare in tempo reale la formazione della nuova corteccia oceanica.
Ma non è proprio così. La corteccia terrestre al di sotto dell’Islanda è molto più spessa di quanto dovrebbe essere al di sotto dell’oceano sebbene la sua composizione (rispetto a quella della corteccia oceanica tradizionale) sia essenzialmente rappresentata da basalto. Una quota considerevole è rappresentata dalle rocce magmatiche acide sia intrusive (solidificatesi sottoterra) sia effusive (risalite in superficie).
Solitamente le rocce magmatiche acide (graniti e rioliti) si vengono a creare in esito alla fusione di uno strato di sial ricco di silicio e alluminio, tipico unicamente della corteccia continentale terrestre. Sulla base di questo gli scienziati hanno ipotizzato che l’Islanda e la piattaforma circostante l’isola siano un frammento di uno dei continenti. Il primo a enunciare quest’idea all’inizio del XX secolo fu lo scienziato svedese Gerard De Geer. Invece Alfred Wegener, antesignano della teoria della deriva dei continenti, considerava l’Islanda un relitto della “schiuma” continentale rimasta in esito al distacco della Groenlandia dall’Europa.
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Successivamente, alla metà del XX secolo, divenne evidente che l’isola rientrava in una grande regione vulcanica che si estende dalla Scozia alla Groenlandia e caratterizzata da platobasalti, ossia rocce che si creano soltanto in un contesto tettonico calmo. Sul continente si formano enormi superfici caratterizzate da vulcanismo “trappico” come il trappo siberiano che occupa la maggior parte della Siberia orientale oppure come i trappi del Deccan in India. Solo che l’Islanda è più giovane: infatti ha circa 60 milioni di anni.
Con il progredire degli studi sul fondale della regione settentrionale dell’Oceano Atlantico sono emersi nuovi interessanti dettagli. In particolare, pare che l’Islanda sia dislocata non soltanto a cavallo tra due dorsali sottomarine, ma anche tra due “ponti” continentali che uniscono l’Europa e la Groenlandia, ossia la Dorsale Faroe-Islanda a est e quella Groenlandia-Islanda a ovest. E per il suo impianto interno è molto simile a queste dorsali continentali.
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L’Atlantico settentrionale

In New Ideas in Earth Science, raccolta scientifica recentemente pubblicata dalla Associazione Americana di Geologia, Gillian Foulger (professore di geofisica presso l’Università di Durham), Laurent Geoffroy (professore di tettonica presso l’Università della Bretagna Occidentale), Laurent Gernigon (esperto del Servizio geologico norvegese) hanno pubblicato un articolo in cui hanno esposto una versione originale che spiega la formazione dell’Islanda.
Si ritiene che nel Giurassico (circa 200 milioni di anni fa) il supercontinente Pangea che riuniva praticamente tutte le terre emerse della Terra cominciò a dividersi. Prima si divise in due continenti: la Laurasia nell’emisfero boreale e la Gondwana in quello australe. Poi la Laurasia, a sua volta, si divise nell’America settentrionale e nell’Eurasia e fra le due si venne a creare l’Oceano Atlantico il quale da allora è in continua espansione. L’espansione, o spreadin, è misurata in base alla frattura della crosta terrestre che scorre lungo l’intera regione centrale dell’Oceano Atlantico. Da entrambi i lati della frattura, a causa dell’interazione con il magma del mantello, si crea la dorsale medio-atlantica che si estende ininterrottamente dall’estremità meridionale di Africa e Sudamerica fino alle coste artiche dell’Eurasia passando per il Polo Nord.
Foulger e i suoi colleghi hanno avanzato un’altra ipotesi: dopo il disfacimento della Pangea gli oceani si sarebbero formato non in direzione est-ovest rispetto alla Spagna, ma nord-sud. Nel mezzo nell’arco di circa 200 milioni di anni si sarebbe formata una striscia di terra larga almeno 300 km che collegava Groenlandia e Scandinavia. Gli scienziati l’hanno denominata microcontinente Islandia (in inglese Icelandia per distinguerla dall’isola Islanda, Iceland).
A sud-est della stessa e a nord-ovest di Gran Bretagna e Irlanda si trovava un’altra striscia di terra che era collegata con l’antica Islandia. Insieme andavano a formare il continente della Grande Islandia (Greater Icelandia) Circa 10 milioni di anni fa le sue regioni orientale e occidentali affondarono e rimase soltanto la sua regione centrale, ossia l’attuale isola di Islanda. Se oggi i livelli del mare scendessero di 600 metri, il ponte continentale tra l’Eurasia e l’America settentrionale riemergerebbe e l’Oceano Atlantico risulterebbe diviso in due.
Secondo le stime degli autori, la superficie dell’antica Islandia si attestava a circa 600.000 km2, mentre quella della Grande Islandia a oltre 1 milione di km2. L’Islanda di oggi, invece, non supera i 103.000 km2 di superficie.

Frammento di continente o isola?

A supporto della propria idea gli scienziati adducono i risultati di studi geofisici e paleobiologici. Ad esempio, lo spessore della crosta terrestre al di sotto dell’odierna Islanda è di circa 40 km invece dei circa 8 che bisognerebbe aspettarsi se l’isola fosse soltanto uno “zampillo” vulcanico sulla crosta oceanica. Un’analisi approfondita ha dimostrato che molte piante produttrici di semi sono uguali a quelle presenti in Scandinavia e Groenlandia. Secondo i ricercatori, questo confermerebbe il fatto che un tempo le due regioni fossero unite da un’ampia striscia di terraferma.
Ma ci sono anche significativi argomenti contro questa ipotesi. La più importante è la seguente: le anomalie magnetiche lineari che si manifestano parallelamente rispetto all’asse della Dorsale medio-atlantica sono dislocano simmetricamente rispetto a tale asse e segnalano il cambiamento periodico della polarità del campo magnetico terrestre. Dalle riprese magnetiche è possibile notare che queste anomalie si diffondono, tra l’altro, all’interno dei confini dell’ipotetico continente Islandia. Ciò significa che le anomalie possono essersi create unicamente nella crosta oceanica.
I geofisici, ad esempio, osservano le medesime anomalie ai confini di estesi altipiani vulcanici nell’Oceano Pacifico.
In un prossimo futuro Foulger e i suoi colleghi intendono prelevare dalle rocce islandesi e dai territori circostanti degli zirconi, ossia materiali resistenti che integrano la presenza di uranio. Grazie ai rapporti isotopici di questa sostanza i geologi sono in grado di determinare l’età della rocca.
Solitamente la corteccia continentale ha un’età di qualche miliardo di anni, mentre la più giovane crosta oceanica nell’area della Dorsale medio-atlantica ha un’età di poche centinaia di milioni.
Se si confermerà l’età avanzata degli zirconi, si ricaverà una argomentazione valida a favore della presenza della corteccia continentale al di sotto dell’Islanda.
Per fugare ogni dubbio, però, sarà necessario effettuare delle trivellazioni e studi specializzati in grado di profilare la composizione e l’impianto sismico della crosta terrestre lungo la direttrice Groenlandia-Islanda-Isole Faroe.
Queste operazioni sono costose, ma gli scienziati sono convinti di poter trovare i fondi necessari.
L’Islanda al momento non dispone di giacimenti utilizzabili di petrolio e gas, sebbene abbia riserve proprie. Tra il 2013 e il 2018 sulla piattaforma islandese sono state effettuate operazioni di prospezione geologica ad opera di società locali ed estere (Cina e Norvegia). Ma senza particolari risultati. In due dei tre tratti potenzialmente interessanti non è stato trovato nulla, mentre il terzo è inadattato alla trivellazione.
La Convenzione dell’ONU sul diritto del mare del 1982 sancisce per i Paesi con uno sbocco sul mare una striscia costiera ampia fino a 200 miglia marine in qualità di zona economica esclusiva la quale comprende anche tutte le risorse naturali ivi contenute. Inoltre, l’articolo 76 della medesima Convenzione conferisce alle nazioni il diritto di estendere questa zona fino al confine della piattaforma continentale e per confine di quest’ultima si intende il limite più esterno che la piattaforma continentale raggiunge sott’acqua. Dunque, se si riuscisse a dimostrare che l’Islanda fa parte di un grande continente ricoperto dall’acqua, le ricerche geologiche potrebbero estendere a dismisura il territorio di questa nazione.
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