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Una grave offesa: a rischio il posto della Francia nella NATO

© AFP 2021 / Jean-Pierre Muller Militari francesi
Militari francesi - Sputnik Italia, 1920, 10.10.2021
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Dopo i burrascosi sviluppi delle relazioni tra Washington e Parigi la Francia sta pensando di lasciare la NATO. La situazione è stata parzialmente risolta da una telefonata di Joe Biden.
Ma Emmanuel Macron vuole diventare il leader dell’UE dopo Angela Merkel e, a tal fine, sta promuovendo attivamente il tema dell’indipendenza strategica. Infatti, i francesi sono fermamente intenzionati a fare in modo che i propri interessi vengano rispettati a livello internazionale, ma gli altri alleati (anche all’interno della stessa Europa) potrebbero mettere loro i bastoni tra le ruote.

È il momento di uscire

La Francia deve smettere di vivere di illusioni e uscire dalla NATO. E far morire sul nascere il progetto di creazione del centro di eccellenza della NATO nell’ambito della sicurezza spaziale che Washington aveva intenzione di dislocare a Tolosa. Di questo è convinto il deputato dell’Assemblée Nationale, nonché segretario del partito di sinistra La France insoumise, Jean-Luc Mélenchon il quale è supportato anche dal Rassemblement National di Marine Le Pen. L’unione tra i due avversari politici è stata resa possibile dal comune odio nei confronti dell’America.
Le loro sferzanti dichiarazioni sono del tutto comprensibili: infatti, ci troviamo nel culmine di uno scandalo diplomatico tra Francia e USA. La quinta repubblica si è risentita quando l’Australia ha mandato all’aria un grande contratto per la costruzione di 12 sommergibili con l’armatore francese Naval Group e ha preferito invece i sommergibili americani a propulsione nucleare. Inoltre, Australia, USA e Gran Bretagna hanno annunciato la creazione della nuova alleanza AUKUS nell’ambito della difesa e sicurezza. La Francia non è stata invitata né informata. Ma dopotutto Parigi si considera un importante attore internazionale nella regione pacifica, al pari di Washington.
L’inadempimento del contratto del valore di 56 miliardi di euro è stato un duro colpo per la Francia. I francesi sono convinti che questo “tradimento” degli USA abbia messo in crisi le relazioni di Parigi con gli alleati americani e che possa “portare a gravi conseguenze”.
Uno yacht in Australia - Sputnik Italia, 1920, 30.09.2021
L’Australia recede dal contratto di fornitura di armamenti con la Francia
La Francia ha richiamato i propri ambasciatori in Australia e USA. La ministra francese della Difesa Florence Parly ha dichiarato che da tempo la Francia non considera Washington come un partner affidabile. Emmanuel Macron, dal canto suo, ha annullato la celebrazione congiunta con gli americani del 240° anniversario della Battaglia di Chesapeake e si è rifiutato di partecipare al Forum della democrazia che si terrà a dicembre negli States. Il presidente francese ammette di aver preso l’accaduto come un’offesa personale, pertanto è intenzionato a valutare se ha ancora senso rimanere nella NATO.
La storia francese ha già conosciuto un episodio simile. Infatti, nel 1966 Charles de Gaulle, richiedendo maggiore rispetto da parte degli americani, ritirò la Francia dalle istituzioni militari dell’alleanza mantenendo la presenza francese soltanto in quelle politiche. Il Paese ritornò all’interno dell’alleanza militare soltanto nel 2009 con Nicolas Sarkozy. E, tra l’altro, in quell’occasione vi si opposero i socialisti che ammonirono l’Assemblée Nationale del rischio di una “dipendenza dagli USA”.

Fronte comune contro gli USA

Nello scandalo l’UE si è schierata a favore della Francia. Bruxelles ha fatto chiaramente capire che il venir meno al contratto in essere con Parigi è stato un affronto all’intero blocco europeo. E sono falliti malamente gli sforzi di Biden di pacificare le relazioni con gli alleati europei le quali sono state ampiamente rovinate dal suo predecessore.
Ma pare che, dopo il caso dei sommergibili, Donald Trump sia stato per gli europei un interlocutore più adeguato o, comunque, che non nascondeva le sue vere intenzioni.
Ora Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, osserva che Washington non è un partner sufficientemente affidabile ed evidenzia la necessità di affidarsi meno agli States rafforzando il proprio potenziale difensivo.
Bruxelles sogna da tempo di creare delle forze armate sovrane. Ma non è un piano a cui si riesce a dar seguito perché solitamente Polonia, Gran Bretagna e Paesi baltici sono contrari.
Gli stessi USA non supportano l’idea per ovvie ragioni: infatti, questo indebolirebbe l’influenza americana in Europa.
L'Alto rappresentante dell'UE Josep Borrell - Sputnik Italia, 1920, 08.10.2021
AUKUS, Borrell: "L'Australia rafforza i legami militari con chi può offrire migliore protezione"
Ma ora potrebbe essere il momento opportuno per un cambiamento, di questo è convinto The Telegraph. In tal senso Macron potrebbe essere il candidato perfetto per guidare questo cambiamento.
L’uscita di scena di Angela Merkel, infatti, potrebbe conferire al presidente francese la possibilità di diventare il numero uno dell’Europa unita e di promuovere l’idea dell’integrazione militare.
A partire dal primo gennaio la Francia prenderà la presidenza dell’UE. Nel prossimo anno si terrà un vertice dedicate ai temi della difesa durante il quale si prevede di definire nel dettaglio il ruolo della Forza di reazione rapida.

Preparazione elettorale

In Francia nel frattempo è già cominciata la campagna elettorale per le presidenziali. Le elezioni, infatti, si terranno tra 7 mesi. Per ora i candidati più accreditati sono Macron, Mélenchon e Le Pen, ma non si esclude nemmeno il politologo e giornalista Éric Zemmour. Quest’ultimo ha già partecipato a diversi dibattiti televisivi, ma non ha ancora confermato la sua adesione alla campagna.
“La politica estera che sta portando avanti Macron in questo periodo non gli ha conferito ulteriore popolarità. Ma ad oggi rimane comunque in testa nei sondaggi popolari. Il Paese presenta molti problemi interni in quanto la maggior parte delle riforme non è stata implementata. E il presidente sta tentando di sfruttare al massimo gli assi nella manica della politica estera”, spiega Sergey Fedorov, studioso dell’Istituto europeo in seno all’Accademia nazionale russa delle Scienze.
Concorda con Fedorov anche Andrey Kortunov, direttore generale del Consiglio russo per gli Affari internazionali, il quale si esprime come segue: “Negli affari interni non c’è stato alcun progresso. L’intento è quello di compensare queste criticità con i successi nella politica estera. Infatti, lo status di grande nazione ha comunque un suo effetto agli occhi dell’elettore francese”.
In questo periodo le circostanze volgono a favore di Parigi. “Dopo l’uscita della Gran Bretagna, la Francia è rimasta l’unica nazione nucleare dell’UE e l’unico membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU dell’UE. Questo non fa che alimentare le ambizioni francesi. E Macron non a caso sostiene che al presentarsi di determinate circostanze potrebbe garantire protezione ai partner europei grazie al proprio arsenale nucleare”, spiega l’esperto.
Tuttavia, Kortunov è anche convinto del fatto che, nonostante il peggioramento delle relazioni con gli USA, non si ripeterà quanto accaduto 50 anni fa e la Francia non lascerà la NATO. A Parigi si è recato il segretario di Stato USA Antony Blinken e a Washington si recherà l’ambasciatore francese Philippe Étienne. Intanto a Parigi aspettano una compensazione per i danni subiti, soprattutto quelli morali.
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