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Svolta in casa Alfa Romeo: la casa auto produrrà soltanto su richiesta

© AFP 2021 / Jim WatsonAlfa Romeo Giulia
Alfa Romeo Giulia - Sputnik Italia, 1920, 09.10.2021
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La strategia del nuovo manager Imparato si ispira al modello giapponese 'built to order' per evitare giacenze in magazzino. L’allarme di Fim-Cisl sulla produzione del gruppo Stellantis: -16,3% nei primi nove mesi dell’anno rispetto al 2019.
Auto prodotte soltanto se esiste il cliente finale. È questo il modello di business ideato da Jean Philippe Imparato, nuovo top manager di Alfa Romeo, per la casa di Arese.
Il marchio della galassia Stellantis, che nei progetti di Sergio Marchionne doveva diventare uno dei fiori all’occhiello della società, cerca una nuova strada per uscire dal circolo vizioso del calo degli ordinativi.

La strategia si ispira a un’idea di produzione su misura in base alla richiesta reale, formula giapponese del 'built to order', che Imparato ha spiegato anche ai concessionari: “Produrremo le auto solo se abbiamo il cliente finale. A inizio 2021 eravamo al 38%, passeremo all’80% nel 2023”.

Per Imparato, questa strategia consentirà di gestire meglio i costi ed evitare sprechi: “Non dobbiamo produrre auto che non hanno clienti, perché gli stock sono un cancro, nessuna macchina deve restare più di 90 giorni nei parcheggi”.

Produzione Stellantis, l’allarme dei sindacati

Stellantis sta riscontrando molte difficoltà anche in Italia per la carenza di microprocessori, che ha causato lo stop in diversi stabilimenti.
La Fim-Cisl ha fornito alcuni dati allarmanti sulla produzione negli stabilimenti Stellantis in Italia nei primi nove mesi del 2021, in particolare se paragonati con i dati del 2019, quindi pre-Covid.
Da gennaio a settembre del 2021 sono state prodotte 528.277 tra autovetture e mezzi commerciali, contro le 462.404 del 2020, quando però le fabbriche erano state a lungo ferme per l’emergenza Covid-19.
Rispetto ai primi nove mesi del 2019, quando i veicoli prodotti erano stati 623.200 si registra un calo del 16,3%. In particolare, fanno notare al sindacato, per la prima volta da 12 anni sono proprio i commerciali a essere in discesa.
Per Fim-Cisl, il calo della produzione è legato in particolar modo alla carenza di semiconduttori che si sta aggravando negli ultimi tre mesi.
Nell’ultimo trimestre, “su circa 50 giorni potenziali di lavoro, solo il Polo Torinese e Maserati Modena non hanno subito stop. Per gli altri stabilimenti si sono ridotte le giornate lavorative (e i turni), in particolare attraverso il ricorso alla cassa integrazione: Cassino -38%, Pomigliano, -70%, Melfi -54%”, si legge nella nota firmata dal segretario nazionale Fim-Cisl Ferdinando Uliano.

Una preoccupazione crescente, perché, secondo le previsioni, “la situazione si trascinerà per la prima metà del 2022 e impatterà, a livello globale, sulla produzione di oltre 10 milioni di autovetture”.

La proposta del sindacato è di “realizzare nel nostro Paese una fabbrica di semiconduttori che possa aiutare il costruttore ad affrontare i contraccolpi delle difficili condizioni internazionali”.
E si guarda all’incontro con il ministero dello Sviluppo economico previsto per lunedì 11 ottobre, in cui i sindacati chiedono che Stellantis garantisca il completamento dei 5,5 miliardi di investimenti previsti nel piano industriale di Fca. La società, inoltre, deve prevedere l’assegnazione di nuovi modelli agli stabilimenti italiani, utilizzando le quattro nuove piattaforme elettriche.
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