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Insidie del COVID-19: l'elenco dei sintomi aggiornato

© Sputnik . Danilo Garcia di Meo / Vai alla galleria fotograficaMisurazione della temperatura
Misurazione della temperatura - Sputnik Italia, 1920, 09.10.2021
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I ricercatori britannici hanno identificato 7 sintomi principali del COVID-19: perdita dell’olfatto, distorsione delle sensazioni gustative, febbre, tosse, brividi, inappetenza, dolori muscolari. Ma il COVID cambia di ondata in ondata (a seconda del ceppo prevalente in un dato periodo) e non si sa come si possa manifestare.
Il COVID è stato diagnosticato per la prima volta in Cina nel dicembre del 2019. 3 mesi più tardi, nel marzo del 2020, l’OMS ha annunciato ufficialmente lo stato di pandemia. Allora non si sapeva quali fossero gli agenti scatenanti la patologia, quale fosse il suo decorso e come si potesse curare. Le linee guida internazionali e nazionali sono state aggiornate di continuo, in quanto non era facile distinguere il COVID dalla consueta influenza stagionale.
Nel novembre del 2020 l’Università di Vienna ha tentato di dare una spiegazione completa dei principali sintomi del COVID-19. I ricercatori hanno condotto uno studio su oltre 200 volontari, dei quali metà aveva già avuto il COVID, mentre gli altri erano il cosiddetto gruppo di controllo (non si erano ammalati e non avevano avuto contatti con contagiati). Sono stati prelevati campioni di sangue dai membri di entrambi i gruppi.

I sintomi

Sono poi stati identificati i sette principali gruppi di sintomi.
1.
Il primo è quello della febbre, dei brividi, del senso generale di debolezza e della tosse. Si tratta di sintomi analoghi a quelli dell’influenza.
2.
Il secondo gruppo comprende il raffreddore, gli starnuti, il mal di gola, il naso chiuso. Sono sintomi simili a quelli di una rinite.
3.
Nel terzo gruppo, invece, si annoverano dolori articolari e muscolari.
4.
Nel quarto infiammazione agli occhi e alle mucose.
5.
Nel quinto gruppo troviamo i problemi polmonari, come la polmonite e la dispnea.
6.
Nel sesto i disturbi del tratto gastrointestinale, come la diarrea.
7.
L’ultimo gruppo, infine, è quello della perdita di olfatto e gusto.
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Ogni gruppo di sintomi, in uno modo o nell’altro, è legato a particolarità immunitarie. Ad esempio, solitamente hanno perso olfatto e gusto quelle persone con livelli elevati di linfociti T. Di norma, la febbre alta era correlata alla creazione della memoria immunologica, cioè alla capacità del sistema immunitario di riconoscere in maniera rapida e mirata l’antigene che l’organismo non aveva mai dovuto affrontare prima. Questi pazienti possono contare su una protezione maggiore in caso di secondo contagio.
Inoltre, è emerso che il sistema immunitario continua a combattere la patologia anche diverse settimane dopo la guarigione. Da un lato, questo è proprio il motivo per cui molti soggetti che si sono ammalati di COVID-19 accusano debolezza e affaticamento. Dall’altro, in futuro questo potrebbe favorire lo sviluppo di patologie autoimmuni.

Il COVID non guarda l'età

Un semestre più tardi, alcuni ricercatori britannici hanno pubblicato un vero e proprio elenco dei principali sintomi. La University College London (UCL) si è soffermata su segnali non evidenti, i quali caratterizzano le prime fasi della patologia.
Infatti, l’elenco dell’OMS (febbre, tosse, perdita dell’olfatto) consente di diagnosticare correttamente solo fino al 69% dei casi di COVID-19. Considerato che nemmeno i tamponi sono sempre in grado di evidenziare la presenza del virus, gli scienziati hanno proposto di operare in base all’età dei pazienti.
Ad esempio, nei bambini e negli adolescenti tra i 5 e i 17 anni il mal di testa va considerato il principale sintomo del COVID. Nei giovani si registra inappetenza, mentre negli adulti dolori muscolari.
Secondo gli autori dello studio, questo approccio consente di diagnosticare la patologia in media con un giorno di anticipo.
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I magnifici 7

La settimana scorsa, la UCL ha identificato i 7 principali sintomi del COVID-19.
Gli scienziati hanno analizzato i tamponi di oltre 1 milione di cittadini britannici di almeno 5 anni (6.500 dei tamponi erano positivi). A tutti è stato chiesto di compilare un formulario di autorilevazione della condizione sanitaria. È emerso che dei 26 sintomi inclusi nell’elenco, soltanto 7 venivano evidenziati nei soggetti con tampone positivo. In particolare, si trattava di perdita o distorsione delle capacità olfattive, criticità nell’identificazione del gusto, febbre alta, tosse, brividi, inappetenza e dolore muscolare. Ma i sintomi variavano al variare del ceppo virale. Ad esempio, nei soggetti infettati dal ceppo alfa i sintomi predominanti erano la tosse e il mal di gola. Mentre nel ceppo originario del virus a farla da padrone era la perdita di olfatto.

Di ondata in ondata

Risultati simili sono stati ottenuti dagli scienziati di Oxford, che hanno analizzato 5 milioni di tamponi effettuati tra l’aprile del 2020 e l’agosto del 2021. Parallelamente, gli scienziati hanno studiato la storia clinica di oltre 27.000 pazienti che hanno contratto il COVID (il 52% dei quali senza particolari sintomi).
È emerso che tra aprile e maggio dello scorso anno (quando in Gran Bretagna imperversava il virus e nessuno era ancora vaccinato) la maggior parte degli infetti accusava mal di gola, tosse, febbre alta, perdita di gusto e olfatto. A partire da gennaio 2021 ha predominato la variante alfa e tra i sintomi troviamo la perdita di gusto e olfatto e/o una distorsione delle relative capacità sensoriali.
Con l’arrivo della variante indiana (la delta) hanno predominato il mal di testa e la febbre alta.
Situazione analoga anche a Mosca, dove predomina la variante delta.

“È in corso uno studio continuativo del genoma del SARS-CoV-2, volto a comprendere quale sia la variante virale che stiamo affrontando. Ogni settimana, per tutta l’estate, presso il Centro Gamaleya abbiamo studiato le strutture dei ceppi di coronavirus diffusi nella capitale russa. Grazie a questo studio, abbiamo stabilito che a Mosca, al momento, domina al 100% la variante delta”, spiega Anastasia Rakova, vicesindaco di Mosca con delega allo sviluppo sociale.

Ciò significa che nella fase iniziale i sintomi principali sono mal di testa e la febbre alta.
In verità questo riguarda prevalentemente i non vaccinati, dal momento che, come osservano gli esperti, già dopo l’inoculazione della prima dose diminuiscono sensibilmente le probabilità di ammalarsi.
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