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Sottrazione di minori? La cosa più facile che ci sia in Italia

© Fotolia / AtakaaUn bambino nell'auto
Un bambino nell'auto - Sputnik Italia, 1920, 08.10.2021
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Ha fatto molto discutere la storia del piccolo Eitan, il bambino sopravvissuto nell’incidente del Mottarone e rapito dal nonno israeliano, ma i casi di bambini sottratti e portati all’estero da uno dei genitori senza il consenso dell’altro sono molto numerosi. Sequestrare un minore e portarlo via dall’Italia è troppo facile.
La sottrazione internazionale dei minori in Italia è un fenomeno purtroppo molto diffuso, ma cerchiamo di capire perché è così semplice portare all’estero un bambino senza il consenso dell’altro genitore. “Si rischia meno a portare via dei bambini, piuttosto che una mela dal mercato”, spiega a Sputnik Italia Paolo Pozza, presidente dell’Associazione 'Figli sottratti', che nel ’99, in prima persona, ha subìto il dramma della sottrazione delle sue due figlie.
Qual è la differenza fra sottrazione e sequestro di minore e come questa influisce sulla soluzione dei casi? Quali misure pratiche andrebbero adottate per impedire ad un genitore di sottrarre il figlio e portarlo indisturbato all’estero? Sputnik Italia ne ha parlato con Paolo Pozza, presidente dell’Associazione 'Figli sottratti'.
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Paolo Pozza, quanto è diffuso in Italia il fenomeno delle sottrazioni internazionali di minori?
— Ci sono dei dati ufficiali e i dati reali. I dati ufficiali vengono divulgati dai ministri degli Esteri e della Giustizia. Questi dati parlano di qualche centinaio di casi all’anno, loro però non contano i bambini, ma i casi. Un genitore italiano è un caso, ma lui potrebbe avere un figlio, ma anche due, tre o quattro figli. A livello di numeri, questi oscillano fra i 300 e i 400 casi all’anno.

Noi che contiamo i bambini parliamo, usando tutta la prudenza, di un numero che si aggira attorno al migliaio. Ricordiamo che dai ministeri vengono gestiti i casi, attraverso la Convenzione dell’Aja, però quest’ultima è stata firmata da 90 Paesi circa, su un totale 180 Paesi.

— Ci racconti di cosa si occupa la vostra associazione.
Sono uno dei genitori che ha avuto la triste esperienza della sottrazione di due figlie nel ’99. Poi, nel 2004, alcuni di noi genitori si sono ritrovati e abbiamo fondato l’associazione, rendendoci conto che da soli non contavamo nulla. Avevamo la speranza di contare di più mettendoci assieme, questo non è sempre stato vero, soprattutto in questi ultimi anni, in cui i ministeri si stanno disinteressando al problema. Questo, innanzitutto, perché i bambini non votano e quindi non sono importanti dal punto di vista politico. Avere a che fare con i minori è sempre “una rogna”, ce l’hanno spiegato per bene nelle varie ambasciate d’Italia sparse in giro per il mondo.
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Noi cerchiamo di informare per bene tutti i genitori che si rivolgono a noi perché hanno subito una sottrazione. È molto importante, perché se un genitore non parte con il piede giusto, rischia di perdere tempo prezioso e le poche chance che ha di riportare a casa i suoi figli si annullano. Ci occupiamo di sensibilizzare le autorità e i politici. La soluzione di questo problema sarebbe abbastanza semplice.
— Cioè?
L’approvazione dell’art. 605 bis del codice penale, che riguarda il sequestro di minore. Inoltre servirebbe una procura nazionale, con gente adeguatamente preparata e motivata per poter riportare a casa un numero maggiore di bambini. Dico questo, perché ogni procura ha una storia a sé. La procura di Vicenza, fino a poco tempo fa, riusciva a riportare a casa più del 90% dei bambini portati all’estero. La media nazionale è del 5%. Se ci fosse una procura nazionale che operasse come operava la procura di Vicenza, è evidente che si potrebbero avere risultati nettamente migliori a livello nazionale.
— Le donne o gli uomini, chi sottrae nella maggior parte dei casi i figli per portarli all’estero?

Nel 90% dei casi è la mamma che porta via i bambini. Nel 10% dei casi è il padre, quasi totalmente si tratta di uomini di religione islamica. Si parla sempre di sottrazione di minore, però se noi andiamo a capire bene le parole “sottrazione di minore” è un reato fortemente depenalizzato in Italia. Si rischia meno a portare via dei bambini, piuttosto che una mela dal mercato. È un reato fra adulti, in cui il minore è solo un oggetto. Invece, noi ci battiamo per il sequestro di minore, perché è un reato più grave e perseguibile d’ufficio, non serve neanche la denuncia. In questo caso, il minore è il soggetto, non è l’oggetto. Nel caso della sottrazione si attiva una macchina burocratica e giudiziaria enorme per arrivare a risultati pari a zero. Quando c’è il sequestro di persona, e si individua il sequestrato, si prende e si porta a casa il bambino e solo poi si innesca l’iter burocratico. A livello internazionale, la sottrazione in molti Stati non è presa neanche in considerazione, non esiste neanche nel loro sistema giudiziario il reato di sottrazione, mentre esiste dappertutto il reato di sequestro.

— Dal lato pratico, quanto è facile portare un bambino all’estero dall’Italia?
È la cosa più facile che ci sia in Italia, perché non c’è nessun controllo né alle frontiere, né agli aeroporti, né ai porti. A livello europeo, inoltre, le frontiere non esistono più.
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Nella mentalità di chi deve controllare, una donna con un bambino è la cosa più normale che ci sia. Se invece si presenta un padre con un bimbo, lì vediamo una specie di allerta, perché la cosa dà nell’occhio. La madre passa inosservata. Quando c’è un procedimento giudiziario in corso, magari un giudice intelligente blocca il passaporto per impedire a questa donna di andarsene. Il blocco del passaporto, comunque, non risolve il problema. La donna va al consolato del suo Paese, dichiarando di avere smarrito il passaporto e di avere nel suo Paese di origine la madre morente e di dover partire col figlio per salutare per l’ultima volta la nonna. Le danno a quel punto un lasciapassare e questa donna se ne va anche se il passaporto è depositato in tribunale a Milano, a Roma o a Napoli. È semplice portare via i bambini, troppo semplice.
— Quali misure pratiche andrebbero attuate immediatamente?
La prima, come dicevo, è l’approvazione dell’articolo 605 bis del codice penale; e dal 2005 noi lo proponiamo a tutte le forze politiche, alla fine non c’è mai la volontà di portare in aula il disegno di legge e di approvarlo.
Il secondo discorso importante è la procura nazionale: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia tutti devono avere le stesse possibilità di riportare i propri figli.
La terza cosa fondamentale: dare la possibilità negli aeroporti, ma anche nelle stazioni degli autobus, da parte degli operatori civili di digitare il nome del bambino in modo che venga segnalata un’allerta in caso ci sia stata una sottrazione di minore. Dopodiché si chiamano le forze dell’ordine che si occuperanno del caso.
Vorrei solo aggiungere due parole su uno studio effettuato dalla psicologa inglese Freeman su un certo numero di minori studiati a distanza di molti anni da quando avevano subìto la sottrazione. I risultati dello studio sono allarmanti: in una buona percentuale di casi, questi bambini, nel frattempo diventati adulti, hanno dimostrato di non avere fiducia nelle persone, soprattutto dell’altro sesso; sono incapaci di progettare in modo positivo il loro futuro; tanti di questi adulti hanno dimostrato di avere tendenze autolesioniste, fino al suicidio, a causa di quello che avevano vissuto da bambini.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione
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