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Migranti, sbarchi record nel 2021. L'allarme di Frontex: "Arrivi raddoppiati da Libia e Tunisia"

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaGommone di migranti approda sulle coste greche
Gommone di migranti approda sulle coste greche - Sputnik Italia, 1920, 07.10.2021
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Il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, fa il punto sull'immigrazione in Italia: "Raddoppiati gli arrivi da Libia e Tunisia". In aumento anche gli ingressi dalla rotta balcanica.
Sono poco meno di 48mila i migranti sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno. Quasi il doppio, rispetto allo stesso periodo del 2020 e quasi sette volte di più di quelli arrivati nel nostro Paese nel 2019.

Sulla rotta del Mediterraneo centrale c’è stato un aumento dell’87 per cento degli sbarchi nel 2021, con “gli arrivi dalla Libia verso l'Italia, o dalla Tunisia verso l'Italia che sono raddoppiati".

Sono i dati forniti dal direttore esecutivo di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, Fabrice Leggeri, che giovedì mattina ha partecipato in video conferenza ad una audizione del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.
In generale, ha illustrato Leggeri, il nuovo aumento dei flussi migratori clandestini verso l’Europa è iniziato con l’allentamento delle restrizioni anti-Covid nell’estate del 2020 ed è proseguito nel 2020.
“Attualmente, - ha detto in collegamento con Palazzo San Macuto - nell'insieme sono 134mila gli stranieri entrati clandestinamente nell'UE, con un aumento del 68 per cento rispetto al 2020".

Secondo i dati forniti dal direttore di Frontex, a raddoppiare sono stati anche gli arrivi attraverso la rotta balcanica, che ha proprio l'Italia tra gli Stati di destinazione, con oltre 35mila ingressi dall’inizio dell’anno.

L’attenzione dell’agenzia europea resta alta anche sul fronte della crisi afghana. Per il momento, ha sottolineato Leggeri, "non abbiamo registrato un flusso di afghani in Europa dopo la caduta di Kabul, però siamo molto attenti, perché sappiamo che in Iran, Pakistan, Turchia gli afghani sono numerosissimi e potrebbero essere tentati di venire nell'UE, perché non possono essere più rimpatriati”.
"Oggi – ha aggiunto, citato dall’agenzia Agi - il rischio terroristico è molto debole, con il numero di terroristi potenziali che usano i flussi migratori statisticamente limitato”. “Il semplice fatto che esista – ha poi precisato - è molto grave, quindi è necessario impegnarsi a livello europeo”.
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Oggi, il contingente schierato da Frontex conta circa 2mila unità, dislocate principalmente in Italia, Spagna, Grecia e Balcani. L’obiettivo è di arrivare ad aumentare il corpo a 20mila addetti entro i prossimi sei anni.

Nelle prossime settimane, ha annunciato Leggeri, sarà introdotta la possibilità di “schierare questa categoria di agenti dell'unione UE con divisa e armi, tra Grecia e Turchia".

Da gennaio, inoltre, il personale di Frontex opera anche all’interno dell’aeroporto di Fiumicino, per coadiuvare la polizia di frontiera italiana nei rimpatri dei migranti irregolari. “Dall'inizio dell'anno – ha fatto sapere - sono stati 1.500 i migranti rimpatriati” attraverso voli charter partiti dallo scalo romano verso i Paesi del Maghreb e Nord Africa.
Ma non c’è solo il fronte del Mediterraneo. Anche i Paesi Baltici si trovano a fare i conti con un aumento dell’87 per cento dell’immigrazione proveniente dalla Bielorussia. “Si tratta – ha denunciato il numero uno dell’agenzia - di un'azione che l'Unione Europea valuta come una forma di ricatto volta alla rimozione delle sanzioni”.
A commentare le parole di Fabrice Leggeri è la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, che parla di “quadro molto preoccupante, soprattutto per l’Italia”.

“Il Mediterraneo centrale resta la rotta più seguita dai trafficanti di uomini, ma l’attenzione dell’UE è tutta concentrata sul confine orientale, per arginare le provocazioni bielorusse, con un'evidente sproporzione di impegno tra le due emergenze, mentre si attendono gli effetti della crisi afghana”, ragiona Bernini.

“In questo senso, - osserva ancora in una nota - non è certo incoraggiante l’annuncio della costituzione di un Corpo di guardie di frontiera e costiere UE, visto che sarà pronto solo fra sei anni”.
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