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Maxi-focolaio tra vaccinati nell'ospedale in Israele: così si è diffuso il virus

© AP Photo / Siphiwe SibekoUn'iniezione all'ospedale di Soweto a Johannesburg
Un'iniezione all'ospedale di Soweto a Johannesburg - Sputnik Italia, 1920, 07.10.2021
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Il caso del Meir Medical Center di Kfar Saba dove il virus si è diffuso tra i vaccinati nonostante le mascherine: cinque pazienti con malattie pregresse sono morti mentre gli operatori sanitari sono rimasti asintomatici.
Vaccini e mascherine non sono riusciti a fermare il contagio al Meir Medical Center di Kfar Saba, in Israele. Il focolaio che si è sviluppato in questo ospedale nel luglio del 2021 è diventato un vero e proprio caso di studio.
A portare il virus all’interno del nosocomio è stato un paziente dializzato, vaccinato con entrambe le dosi. È entrato in reparto con i sintomi del Covid, che però sono stati scambiati per complicazioni legate ad una infezione del sangue.
L’uomo ha contagiato altre 41 persone, tra operatori sanitari e pazienti. Tutti, eccetto tre persone, avevano completato il ciclo vaccinale da oltre cinque mesi.
A ricostruire la vicenda, di cui dà notizia il Corriere della Sera, è uno studio pubblicato sulla rivista europea specializzata sulla sorveglianza e il controllo delle malattie infettive, Eurosurveillance.
Il paziente zero, si legge nel resoconto, è stato trasferito nel reparto Covid dopo essere risultato positivo al tampone. Nel frattempo, però, aveva già infettato ben 27 persone: 15 pazienti, nove operatori sanitari e due familiari. Poi il focolaio si è allargato ad un totale di 42 infettati, compreso il paziente dializzato che ha dato il via al contagio.
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“Nonostante la popolazione esposta al virus fosse altamente vaccinata l'infezione si è diffusa molto rapidamente e molti casi sono diventati sintomatici entro due giorni dall'esposizione, con carica virale elevata”, si legge su Eurosurveillance.
A favorire la diffusione del virus, probabilmente, è stato il fatto che il reparto dove era ricoverato il paziente zero era un reparto misto. Gli operatori sanitari indossavano le protezioni complete soltanto nell’area a rischio contagio. L’idea è che fuori da quel perimetro “le misure di protezione non siano state indossate in modo ottimale”.
Il dato su cui riflettono gli esperti però è che “la trasmissibilità nell'estate 2021 differisce dalle nostre esperienze nei 18 mesi precedenti”.
L’età media dei contagiati tra il personale sanitario al Meir Medical Center era di 55 anni. Tutti sono risultati asintomatici, segno dell’efficacia del vaccino.
Tra i pazienti, con un’età media di 77 anni, però, in otto hanno contratto la malattia in forma grave, mentre cinque sono stati in rianimazione e altrettanti sono morti. Otto di loro erano immunodepressi e tutti avevano patologie pregresse.
Una circostanza che avvalora la tesi dell’importanza di somministrare la terza dose del vaccino ai soggetti più fragili.
“I dati provenienti da Israele – commentano infatti su Eurosurveillance - segnalano che la ragione principale dell'aumento dei casi di Covid-19 in estate può essere attribuito alla diminuzione dell'immunità e una terza dose di vaccino, cinque mesi dopo la seconda dose, potrebbe comportare un'inversione di tendenza in particolare negli individui con fattori di rischio per Covid-19 grave”.
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