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Blocco dei social, Sofo (FdI): "Il monopolio di Facebook ci danneggia, l'UE deve intervenire"

© Sputnik . Vladimir Astapkovich / Vai alla galleria fotograficaMark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook
Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook - Sputnik Italia, 1920, 07.10.2021
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Il blocco della galassia social collegata a Facebook ha provocato un danno di oltre un miliardo di dollari all'economia. Sputnik Italia ne ha parlato con Vincenzo Sofo, europarlamentare di Fratelli d’Italia, che ieri ha presentato un’interrogazione al commissario Breton, per chiedere un intervento dell'UE sui colossi del web.
Con il blocco di sette ore di lunedì scorso dell’universo social che fa capo a Facebook Inc., l’azienda di Mark Zuckerberg ha perso circa 100 milioni di dollari di entrate e un calo di sei miliardi del titolo in borsa. Cifre impressionanti, che per il colosso di Menlo Park però sono trascurabili: basti pensare che a Wall Street, Facebook vale oltre 930 miliardi di dollari e incassa 320 milioni al giorno.
Il vero danno è stato quello provocato alle economie mondiali, con il blocco di comunicazioni, pagamenti, pubblicità. In totale, la perdita registrata a livello globale dalle imprese con il blocco di Facebbok, Instagram e Whatsapp si aggirerebbe attorno al miliardo di euro. Un dato che riapre il dibattito sulla dipendenza dalle Bigh Tech.
Sputnik Italia ne ha parlato con Vincenzo Sofo, deputato europeo di Fratelli d’Italia, che ieri ha presentato un’interrogazione al commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, per chiedere che l’UE intraprenda iniziative concrete “in termini di norme anticoncentrazionistiche e di più stringenti vincoli di trasparenza e democrazia verso i colossi del web”.
- Quali sono stati gli effetti del blocco social di lunedì scorso?
- Immaginate quante persone nel mondo usano Whatsapp per comunicare, anche lavorativamente. Immaginate quante persone utilizzano Facebook e Instagram per pubblicizzare e commercializzare i loro prodotti e le loro attività.

Oggi tutto il mondo, o perlomeno quello occidentale, adotta queste tre piattaforme per assenza di alternative, perché quelle che hanno provato a nascere e porsi come alternativa sono state eliminate o cannibalizzate dai colossi esistenti. Se si prende coscienza di questa situazione, si può facilmente immaginare che cosa abbia comportato il blocco di questi social avvenuto lunedì.

Dall’impossibilità di lavorare o comunicare con parenti e amici, all’impossibilità di pubblicizzare e commerciare.
- A quanto ammontano i danni per l’economia europea?
- È difficile dare cifre precise, ma ci sono stime che parlano di un danno intorno al miliardo di dollari per l’economia mondiale. Considerando che l’Europa è uno dei principali mercati al mondo e che, a differenza di altre zone, in Occidente non ci sono piattaforme alternative con un grado di diffusione sufficiente, è plausibile immaginare che una grossa fetta di questo danno l’abbia subita l’economia europea.
Logo Facebook - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
Facebook smentisce furto di dati personali durante blackout da record
- Non a caso l’incidente ha riaperto il dibattito sul monopolio dell’azienda di Zuckerberg nel mondo dei social…

Le autorità europee sono in ritardo anni luce, perché non hanno capito, o non hanno voluto capire, che queste realtà non sono soltanto delle aziende che forniscono servizi, bensì uno strumento di influenza e di controllo della vita democratica, lavorativa ed economica dei Paesi per trarne un vantaggio competitivo.

Basti pensare al tema del trattamento dei dati personali inseriti in queste piattaforme, utilizzati per la profanazione dell’utenza, per la creazione di campagne pubblicitarie ad hoc e di influenza delle opinioni, per lo studio delle strategie delle piccole medie imprese che usano queste piattaforme per commerciare, in modo da comprenderne le azioni e neutralizzarle a vantaggio delle società concorrenti, collegate ai detentori delle piattaforme. L’Europa, essendo un soggetto meramente economicistico, non è riuscito a capire tutto ciò. Altri attori, come Russia e Cina, invece, non a caso si sono dotati e hanno cercato di favorire dei social fatti in casa, come QZone o VKontakte.
Facebook Logo - Sputnik Italia, 1920, 06.10.2021
La denuncia dell'ex dipendente di Zuckerberg al Senato Usa: "Facebook danneggia la democrazia"
- Proprio nei giorni scorsi, una ex dipendente di Facebook, Frances Haugen, ha chiesto al congresso americano di intervenire per bloccare i “danni sociali” provocati dalle poliiche dell’azienda, accusata di fare profitti attraverso la disinformazione e sfruttando la rabbia delle persone. Pensa che la politica dovrebbe intervenire per introdurre una regolamentazione in questo senso?
- Qui entriamo in un altro ambito fondamentale, riguardante il rapporto con queste realtà. La verità è che, poco a poco, sono diventati dei veri e propri Stati digitali che si sono sovrapposti agli Stati nazionali. Prendendo l’esempio di Facebook, se ci si ferma a riflettere, è riuscito prima a crearsi una popolazione, trasferendo sul proprio territorio virtuale le popolazioni dei territori fisici, tanto che oggi perdere il profilo social diventa problematico quasi quanto perdere la propria carta d’identità. Poi ha creato il proprio circuito economico, sperimentando persino la propria moneta. E ancora, ha assorbito il sistema dell’informazione, che ormai dipende totalmente da queste piattaforme. Infine, si è dotato di un proprio sistema normativo per la gestione di questo suo Stato digitale, facendosi arbitro delle modalità e della libertà di comunicazione ed espressione.

Finché non si smette di trattare le piattaforme social come semplici aziende private, che dunque “possono fare quello che vogliono”, e non si inizia a considerarle come soggetti che svolgono un servizio pubblico, non si potranno adottare soluzioni efficaci per contrastare lo strapotere di queste realtà sulla vita sociale, economica e ora addirittura politica dei nostri Paesi.

- Quali sono gli strumenti a disposizione dell’UE per limitare questo “strapotere”?
Per ora sono praticamente inesistenti. Qualche mese fa la Commissione europea ha annunciato, dopo anni di sollecitazioni, una stretta ai colossi del web attraverso una serie di sanzioni che vanno dalle semplici multe alla separazione strutturale dei servizi, che però la stessa UE ha precisato essere una extrema ratio.
La sensazione tuttavia è che sia una reazione solo di facciata, dovuta all’obbligo politico di mostrarsi attiva su un fronte sempre più sentito dalle aziende e dalla popolazione, ma senza tuttavia voler davvero affondare il colpo.
Un po’ come per il tema dell’elusione fiscale, peraltro punto essenziale nella stessa lotta al monopolio delle multinazionali che dominano il mondo virtuale, dove ciclicamente annunciano rivoluzioni nella strategia europea, che non fanno altro che azzerare il lavoro fatto per ripartire da zero e dunque ritardare il più possibile il momento delle azioni concrete.
Telegram - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
Blocco di Facebook, boom di visualizzazioni per il canale del fondatore di Telegram
- Lei ha scritto al commissario Breton per chiedere un intervento concreto da parte delle istituzioni europee. Qual è la vostra proposta?
- Come ho detto prima, finché affronteremo la problematica solo in termini aziendalistici e dunque di concorrenza, sarà una battaglia persa. Ritengo assolutamente necessario che si cambi l’approccio di base, capendo che si tratta di una questione a tutti gli effetti politica. D’altronde vi ricordo che Zuckerberg, un po’ di tempo fa, lanciò il proprio manifesto, alla stregua di un capo di Stato. L’Europa deve capire che si tratta di un tema di caratura geopolitica. Che gli Zuckerberg, oggi, non sono più soltanto Ceo di multinazionali, ma si pongono di fronte ai “vecchi Stati” come veri e propri capi di stato della Repubblica, o meglio del regno di Facebook.
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