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Scalea, comunali: “Ha vinto Draghi ma solo grazie all’astensione record e politica debole”

© Presidenza del ConsiglioMario Draghi
Mario Draghi - Sputnik Italia, 1920, 06.10.2021
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Il primo turno delle elezioni comunali registra la caduta dei sovranisti e un'affluenza bassissima, che crolla sotto il 50%.
Le urne parlano chiaro: sei, tra capoluoghi di regione e di provincia al voto, vanno al centrosinistra, 3 al centrodestra, altri nove al ballottaggio.

"Un grande successo per il centrosinistra e per il Pd. Abbiamo vinto, perché abbiamo privilegiato l'unità, soprattutto all'interno del partito, e l'unità come centrosinistra in tutti i comuni in cui si è votato. È una grande vittoria che rafforza l'Italia, perché rafforza il governo Draghi", ha affermato il segretario del Pd, Enrico Letta, commentando l'esito delle elezioni.

Quali sono gli scenari per il dopo-voto? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Daniele Scalea, il co-fondatore e presidente del think-thank Centro Studi politici e strategici Machiavelli.
© Foto : fornita da Daniele ScaleaDaniele Scalea
Daniele Scalea - Sputnik Italia, 1920, 06.10.2021
Daniele Scalea
— Daniele, come giudichi i risultati delle elezioni comunali? Aspettavi una sconfitta così netta per il centrodestra?
— Innanzi tutto, direi che bisogna attendere l'esito dei ballottaggi prima di parlare di "netta sconfitta".
La stazione di Milano Centrale  - Sputnik Italia, 1920, 04.10.2021
Amministrative: Roma, Torino e Trieste al ballottaggio, Milano, Bologna e Napoli al centrosinistra
È vero che a Milano, Bologna e Napoli i risultati sono stati pessimi, ma a Roma e Torino il Centro-Destra si giocherà il comune ai ballottaggi. Va ricordato che non amministra nessuna di queste 5 città al momento. A Trieste, dove ha il sindaco uscente, va al ballottaggio, ma partendo da un significativo risultato nel primo turno. Guardando alle città di medie dimensioni il quadro è sostanzialmente stabile, ma i tanti ballottaggi (in cui il Centro-Destra è lo schieramento in assoluto più presente) potrebbero ancora mutarlo in uno scenario positivo.

Insomma, il bilancio finale va tratto alla fine. Indubbiamente, nessuno sta facendo i salti di gioia a destra, ma bisogna anche entrare nell'ottica che quel vento che spirava nel 2019, e che sembrava puntare verso una netta affermazione della Destra sovranista in Italia, ha smesso di soffiare da quando è arrivata la pandemia. Questa è una fase di bonaccia che non agevola la rincorsa alla guida del Paese, che manca ormai dal 2011 se si esclude la breve esperienza gialloblu.

— Perché la destra ha perso? Quali fattori hanno inciso sull’esito che abbiamo registrato in questo momento?
— In primis, perché ha tergiversato fino a ben oltre il tempo massimo prima di presentare i suoi candidati e, alla fine, ha tirato fuori dei nomi non eclatanti. Non voglio dire che siano candidati mediocri, ma uno poco conosciuto ha bisogno di tempo per conquistare consensi. In pochi mesi (per giunta estivi) non si potevano fare miracoli.
In secondo luogo, il fatto che il Centro-Destra sia diviso a livello nazionale, senza una leadership chiara, con la continua guerriglia tra Salvini e la Meloni, ne diminuisce l’attrattiva.
Come terza cosa, le tensioni interne alla Lega stanno destabilizzando l'intera coalizione. Forza Italia ne approfitta per fare fughe al centro, se non a sinistra. Si alimentano voci di scissione o di prossima rottura della coalizione.
Infine, se ti presenti agli elettori per governare una città devi indicare chiaramente cosa vuoi farci con l'eventuale mandato che riceverai. Il ritardo nel trovare i candidati ha anche messo la sordina ai discorsi programmatici.
— C’è chi dice che, nonostante l'astensione record, il vero vincitore di questo voto si chiama Mario Draghi. Sei d’accordo? Quali ripercussioni potrebbe avere il risultato del voto sulla politica nazionale?
— Mario Draghi vince proprio perché l'astensione è alta. Draghi è un tecnico e, per quanto poggi il suo governo su una maggioranza parlamentare, si è imposto perché la politica è debole. Poteri forti, mediatici e finanziari si sono uniti per imporlo alla politica come unica soluzione possibile. Più la politica è debole e delegittimata (ad esempio da elezioni poco partecipate), maggiori saranno le leve di Draghi per controllarla e sottometterla.
— La Meloni dice che serve unità a destra e Salvini fa mea culpa, riconoscendo gli errori commessi. Cosa deve fare, a tuo avviso, il centrodestra per superare questa crisi e vincere le elezioni del prossimo anno, quando voteranno 25 città importanti, e soprattutto quelle del 2023?
— Come prima cosa: smetterla di pensare che nel 2023 si vinceranno sicuramente le elezioni e che, dunque, questi mesi debbano vertere sullo scontro Meloni-Salvini per la leadership. La Sinistra ha ancora molte chance di vincere le elezioni generali o, quanto meno, di ottenere un numero tale di seggi da bloccare il Parlamento e imporre un nuovo governo tecnico. Bisogna trovare un'unità d'intenti e, fosse per me, sceglierei già nella prima metà del 2022 il leader e candidato premier della coalizione, magari attraverso delle primarie aperte, di modo da soffocare ogni ulteriore scontro intestino. So che però molto difficilmente questo avverrà, quindi mi limito a sperare che Meloni, Salvini e Berlusconi si siedano attorno a un tavolo, trovino un accordo franco e onesto e comincino a lavorare assieme in ottica elettorale.
Giorgia Meloni  - Sputnik Italia, 1920, 06.10.2021
"Draghi al Quirinale e voto anticipato". È scontro nel centrodestra sulle parole della Meloni
— Enrico Letta parla con soddisfazione di “destra battibile” e fissa un ambiziosissimo obiettivo per il Partito Democratico: puntare alla vittoria alle elezioni del 2023. Con tutti problemi irrisolti del centrosinistra, secondo te, il segretario Dem sarà in grado di creare il nuovo Ulivo?
Letta è un leader debole ma, in fondo, lo era anche Prodi. Anzi, per come è organizzato il Pd sembra quasi che siano leader deboli quelli in grado di unire e creare ampie coalizioni.
Penso che ormai il M5S stia rinunciando a qualsiasi ambizione di autonomia e finirà per confluire pacificamente in una coalizione di sinistra in cui fungerà da junior partner. Conte proverà a giocarsi le sue carte per essere il leader della stessa, ma penso che pure il prestigio di cui gode nella popolazione stia scemando. In ogni caso, se a destra non si cambia registro, le possibilità che dopo il 2023 ci sia ancora una maggioranza con dentro Pd e M5S sono elevate.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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