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Manovre militari a ridosso del confine azero-iraniano: tensione alta, ma conflitto improbabile

© AP Photo / Vahid SalemiBandiera iraniana, Iran, Teheran
Bandiera iraniana, Iran, Teheran - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
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Un nuovo focolaio di tensione sta iniziando ad attirare l’attenzione dei media e di molte cancellerie. Accade questo: da qualche settimana l’Iran sta concentrando truppe e mezzi pesanti alla propria frontiera con l’Azerbaijan.
Teheran non lo nasconde neppure, anzi i suoi organi d’informazione stanno facendo del loro meglio per documentare lo sforzo in atto, anche con video propagandistici che somigliano alle migliori produzioni occidentali.

Ufficialmente, si tratta di manovre che coinvolgono un significativo numero di unità: sono stati mobilitati elementi della 16a divisione corazzata e della 64a divisione di fanteria, la 21a divisione di fanteria di Tabriz, la 31a divisione Ashura dei Pasdaran, un battaglione della 65a brigata delle forze speciali aerotrasportate, caccia-bombardieri SU-24, F-14 Tomcat e vecchissimi F-4E Phantom, elicotteri AH-1 Super Cobra e CH-47 Chinook, aerei da trasporto IL-76 e C-130, nonché un rilevante numero di sistemi missilistici.

Alcuni di questi sistemi d’arma sono d’origine occidentale e si trovano negli arsenali iraniani dai tempi dello Shah e si può quindi dubitare della loro adeguatezza alle esigenze dei conflitti contemporanei. Ma l'entità dell'impegno è innegabile.
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Partecipano inoltre alla 'Conquistatori di Khaybar' - così si è deciso di battezzare l'esercitazione, con un riferimento ad una battaglia combattuta dal Profeta contro gli ebrei - anche forze missilistiche, dotate tanto di lanciatori multipli per i Fajr-5 e Fajr 5C aventi gittata pari a 70 chilometri, quanto di missili balistici Fatah-313 e Zulfikar, che si ritiene abbiano un raggio d’azione di 700 chilometri.
Nel corso delle attività militari intraprese, si sono già registrati incidenti: tre soldati iraniani, ad esempio, hanno perso la vita a causa di un attacco condotto per errore contro la loro postazione da un elicottero che era impegnato nelle manovre.
Gli azeri, naturalmente, non sono rimasti a guardare. Hanno fatto volare anche loro degli elicotteri in prossimità del confine. Inoltre hanno annunciato lo svolgimento di un’esercitazione militare congiunta – denominata 'Fratellanza indistruttibile 2021' - che dovrebbe impegnare fianco a fianco militari azeri e turchi dal 5 all’8 ottobre.
Ufficialmente, le manovre dovrebbero servire a perfezionare la cooperazione ed il coordinamento tra le forze terrestri di Ankara e Baku, ma è evidente la valenza di segnalazione nei confronti dell’Iran.
Del resto, è in questo modo che la comunicazione è stata interpretata dalla Guida Suprema della Repubblica Islamica, ayatollah Ali Khamenei, autore di un tweet molto minaccioso nei confronti di coloro che pensano di esser protetti da altri e saranno invece “presto schiaffeggiati”.

Sempre in queste ore è inoltre arrivata da Baku la notizia, secondo la quale l’Azerbaijan acquisterà a breve un lotto di missili anti-aerei e per la difesa antimissilistica Arrow 3 di fabbricazione israeliana.

È naturalmente oggetto di congetture il movente che sta spingendo l’Iran ad aprire un nuovo ed insidioso terreno di confronto, mentre è ben lungi dall’essere conclusa la partita che riguarda il programma nucleare di Teheran e le iniziative della comunità internazionale per fermarlo.
Sembra che la Repubblica Islamica stia cercando di esercitare pressioni nei confronti dei tentativi in atto di chiudere il corridoio commerciale che collega l’Iran all’Armenia, senza peraltro, almeno per adesso, aver ottenuto tangibili risultati.
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Anzi, al contrario, le autorità azere hanno da poco reso noto che i camion iraniani diretti verso Erevan - oltre a pagare una tassa di transito pari a 300 dollari - non potranno viaggiare di notte, ma soltanto durante le ore del giorno.
Se è così, quanto sta accadendo è senz’altro da ricondurre alle complesse dinamiche create dalla rivalità armeno-azera e dall’associato conflitto per il controllo del Nagorno-Karabach recentemente riesploso.
Erevan, infatti, ha avuto Teheran al proprio fianco, seppure senza tangibili appoggi militari diretti, mentre con Baku si sono schierati tanto la Turchia, quanto Israele, che secondo gli iraniani avrebbe ormai non meno di quattro basi proprie in territorio azero.
Anche se ha smentito di avere propri presidi sul posto, lo Stato ebraico considera in effetti l’Azerbaijan parte della propria strategia 'periferica', che tende a stabilire alleanze con i paesi che si trovano alle spalle dei propri nemici.
Per i turchi, invece, la scelta fatta in favore di Baku deriva tanto dalla collaborazione in campo energetico con gli azeri quanto dall’affinità culturale e linguistica.
Anche la Russia è ovviamente parte di questo sistema, ma si trova in una posizione di particolare delicatezza, intrattenendo rapporti di varia intensità con tutte le parti coinvolte.
Mosca è infatti parte di un’alleanza politico-militare con l’Armenia, ma non ha mai voltato le spalle completamente all’Azerbaijan, seppure Baku si sia sensibilmente avvicinata negli ultimi anni alla Turchia ed all’Occidente. Proprio per questo motivo, tradizionalmente il Cremlino cerca di contenere gli attriti regionali con tutti gli strumenti della propria diplomazia, agendo nella direzione della stabilità.
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Ma la situazione, questa volta, si presenta particolarmente complessa. Il confronto tra Iran ed Azerbaijan, infatti, può facilmente coinvolgere non solo i turchi, come sta già avvenendo, ma anche gli israeliani e, loro malgrado, gli stessi russi.
Per quanto Teheran sia considerata razionale e calcolatrice, il rischio che il gioco possa sfuggire di mano è molto concreto e deve essere scongiurato.
Forse gli iraniani desiderano soltanto dotarsi di un’altra pedina da spendere eventualmente nelle sedi negoziali in cui si dovesse discutere delle loro ambizioni nucleari.
Ma non va neanche escluso che si preparino ad affrontare anche una crisi di maggiori proporzioni ai propri confini settentrionali e vogliano dissuadere gli israeliani e i turchi dall’utilizzare l’Azerbaijan per un attacco contro Teheran.
Tutte le potenze coinvolte sono pienamente sovrane, circostanza che rende ancora più impervio il compito di chi dall’esterno provi a moderarne i comportamenti. Quanto sta accadendo merita pertanto la più grande attenzione.
Tanto più che attraverso i legami che ciascun attore coinvolto intrattiene con i propri amici ed alleati, un eventuale conflitto potrebbe rapidamente allargarsi ad un discreto numero di altri Stati.
Non è chiaro se sarà o meno all’ordine del giorno di un G20 in cui si parlerà molto di Afghanistan, ma la questione irano-azera meriterebbe un interessamento almeno paragonabile da parte di tutti i Grandi della Terra.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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