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L'Italia bocciata per la gestione dell'acqua: due milioni di cittadini non hanno le fognature

Acquedotto
Acquedotto - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
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L'Italia è il primo Paese europeo per prelievi di acqua potabile con 9 miliardi di metri cubi l’anno. Sotto accusa le perdite nella rete di distribuzione e l’assenza di un piano per il riutilizzo delle acque reflue.
L’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei di efficienza energetica sulla gestione dell’acqua. Un bene sempre più prezioso, messo a repentaglio dalla crisi climatica con stress idrici e siccità prolungate.
Eppure, il nostro Paese, denuncia Legambiente in occasione della III edizione del Forum nazionale 'Acqua, Una risorsa circolare', è campione di sprechi per colpa di una rete idrica obsoleta e di una gestione poco sostenibile delle risorse.
L’Italia, spiega l’associazione, è tra i Paesi europei soggetti ad uno stress idrico medio-alto, utilizzando mediamente tra il 30 e il 35 per cento delle proprie risorse idriche rinnovabili. Per avere un termine di paragone, l’obiettivo europeo sarebbe di limitarsi al 20 per cento.
Siamo il primo Paese europeo, inoltre, per i prelievi di acqua potabile, con 9 miliardi di metri cubi l’anno. Sotto accusa ci sono le perdite di cui è costellata la rete di distribuzione e l’assenza di un piano per il riutilizzo delle acque reflue.
Una situazione che finora è costata all’Italia ben quattro procedure di infrazione, che pesano sulle tasche dei contribuenti per 60 milioni di euro l’anno.

Un'“emergenza depurativa” che l’associazione definisce “cronica”, alla quale si somma la situazione in cui versano due milioni di cittadini italiani residenti in 379 comuni della penisola che non possono contare neppure sulle fognature o sul servizio pubblico di depurazione.

Le proposte per invertire il trend e passare ad una gestione più sostenibile di questa risorsa sono almeno sei. Si parte dagli “interventi strutturali per rendere efficiente il funzionamento del ciclo idrico integrato”, fino alle “misure di incentivazione e defiscalizzazione in tema idrico”, passando per l’introduzione dell’obbligo di recupero delle acque piovane, la fissazione di criteri minimi ambientali in edilizia per ridurre gli sprechi, l’implementazione di sistemi di recupero e riutilizzo, anche nei cicli industriali.
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Secondo il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, “la transizione ecologica passa anche attraverso una gestione più sostenibile delle acque, soprattutto oggi, in piena crisi climatica, i cui effetti sono già evidenti”.

Servono, sottolinea, “interventi concreti non più rimandabili” e “progetti di qualità a cui destinare le risorse”. “Ci sono oggi esperienze, tecnologie e impianti innovativi – nota - che dimostrano come sia possibile rendere più competitiva e sostenibile l’intera filiera, a partire dal riutilizzo delle acque reflue, nei processi produttivi e attraverso la riqualificazione idrica degli edifici e degli spazi urbani”.
Secondo l'ultimo rapporto dell'Organizzazione mondiale della meteorologia delle Nazioni Unite sullo stato della crisi idrica nel mondo, citato da TGcom24, nel 2018 circa 3,6 miliardi di persone nel globo hanno lamentato un accesso inadeguato alle risorse idriche.
Una cifra impressionante, che, secondo le stime della stessa organizzazione, potrebbe salire a 5 miliardi entro il 2050.
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