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Giorgia Meloni lancia la sfida a Letta: "Se siete sicuri di batterci, andiamo subito al voto"

© Foto : Agenzia Nova / Marco MinnaManifestazione del centro destra con i leader Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani
Manifestazione del centro destra con i leader Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
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Prevale il centrosinistra alle amministrative di Milano, Napoli e Bologna al primo turno, ma la Meloni reagisce gettando un guanto di sfida ad Enrico Letta.
Risponde così Giorgia Meloni all'esito delle amministrative che hanno interessato il Belpaese nei giorni scorsi e che hanno visto un netto calo dell'affluenza alle urne, attestata al 54,69%, segnando un nuovo record negativo.
Per dirla breve, un elettore su due non si è presentato alle urne.
Il risultato peggiore a Milano e Torino. A pagare questa fuga dalle urne è soprattutto il centrodestra, con Salvini che commenta dicendo: "La maggior parte non ha votato. È per me e tutti un'autocritica. Occorre essere più concreti sulla vita reale. Non possiamo perdere tempo su vicende private".
La Meloni va avanti, nonostante la prevalenza del centrosinistra, e dice ad Enrico Letta:

"Visto che siete così sicuri di battere la destra, siate coerenti e torniamo subito al voto. O forse avete paura? Visto che in questi ultimi anni avete fatto il possibile per evitare di affrontare Fratelli d'Italia e la coalizione di centrodestra nelle elezioni nazionali..."

Riguardo agli esiti, la Meloni si dichiara poi molto soddisfatta e perplessa, piuttosto, per "la narrazione che ne sta facendo la sinistra", dice.
E aggiunge:

"Ho sentito i toni trionfalistici di Letta. Il segretario del Pd dice che la destra è battibile. Certo – ha commentato la Meloni – in democrazia, se ci si misura, si può vincere o essere battuti, ma bisogna potersi misurare". "Bene, ora lancio la sfida a Letta: FdI è pronta a votare Draghi al Quirinale, purché si vada a votare immediatamente. E chi vince governa cinque anni".

Corregge poi il tiro, avvertendo che l'astensionismo non denota "una crisi dei partiti", bensì "una crisi della democrazia".
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