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Covid: quanto è realmente infettivo un malato? Una nuova tecnica italiana aiuta a capirlo

CC0 / Pixabay / DNA
DNA - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
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Una tecnica italiana permette di misurare quanto sia effettivamente contagiosa una persona affetta da COVID-19. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Communications Biology (Nature).
A firmarla, un team composto da numerosi enti, tra cui si segnalano in particolare: l'Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibiom) di Bari, l'Università Statale di Milano, l'Istituto Zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata ed il laboratorio Covid dell'ospedale 'Di Venere' di Bari.
Lo studio ha coinvolto 166 persone affette dal SARS-Covid19 che presentavano differente carica virale ed ha permesso di mettere a punto una nuova metodologia per determinare il numero assoluto di molecole di Rna virale che presenta un tampone molecolare utilizzato su paziente infetto.
Si sa da tempo, infatti, che il virus, dopo aver infettato l'ospite, produce due tipi di molecole di Rna: un filamento di Rna di circa 30mila nucleotidi, corrispondente al genoma completo del virus, ed una serie di molecole di Rna discontinue, chiamate altrimenti 'trascritti subgenomici', che codificano per le proteine necessarie ad assemblare nuovi virioni e sono, quindi, necessarie per la replicazione del virus.
La ricerca sfrutta il caso di queste ultime, che costituiscono un indice dell'attività di replicazione virale e sono, quindi, un ottimo e fruibile indice del grado di infettività di un positivo al coronavirus pandemico.

La nuova metodologia, pensata per poter verificare il livello di contagiabilità di un individuo, si basa sull'utilizzo della 'droplet digital Pcr (ddPcr)', ha precisato Graziano Pesole del Cnr-Ibiom, citato dall'Adnkronos, e permette di conteggiare separatamente il numero di molecole di Rna genomiche e subgenomiche.

I test molecolari standard attualmente in uso, si sottolinea, non sono in grado di discriminare tra i due tipi di Rna Virali, ma solo uno, quello sottostante appunto, è indicativo del livello di infettività di un contagiato.
© FotoCoronavirus (immagine d'archivio)
Coronavirus (immagine d'archivio) - Sputnik Italia, 1920, 05.10.2021
Coronavirus (immagine d'archivio)
Lo studio ha appunto dimostrato l'esistenza di una stretta correlazione tra la percentuale di Rna subgenomici e la carica virale, mostrando altresì che è possibile determinare mediante analisi l'esatta carica virale di un soggetto, mediante sequenziamento massivo del trascrittoma.
Lo studio sottolinea, in conclusione, l'importanza di tali molecole subgenomiche, le quali, essendo marcatori di un processo infettivo in corso, in cui si ha quindi proliferazione di nuove particelle virali, permetteranno di determinare il grado effettivo di infettività di una persona. Approcci basati su questo principio potranno così essere applicati per determinare con precisione la carica virale di una persona.
La ricerca ha chiarito, in sostanza, meglio la dinamica dell'espressione di Sars-CoV-2 in diverse condizioni e servirà a mettere a punto strategie diagnostiche innovative per "fronteggiare la pandemia", nonché, in futuro, a combattere altri virus pericolosi.
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