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La "rivolta" delle guardie svizzere: in tre si dimettono per non fare il vaccino

© Sputnik . Aleksey Druzhinin La Guardia svizzera pontificia
La Guardia svizzera pontificia  - Sputnik Italia, 1920, 04.10.2021
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In vaticano scoppia il caso delle guardie svizzere "no-vax": in tre decidono di lasciare la divisa per evitare di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid.
La rivolta no-vax si infiltra anche all’interno delle Mura Leonine. Dallo scorso primo di ottobre il green pass è diventato obbligatorio anche in Vaticano. Per ottenerlo i dipendenti degli uffici devono essere vaccinati o certificare attraverso un tampone di essere negativi al virus.
Per le guardie svizzere, invece, il corpo di alabardieri istituito nel 1506 per garantire la sicurezza del Papa, è scattato l’obbligo vaccinale. Il portavoce dell’armata, Urs Breitenmoser, ha spiegato che la misura è in linea con quelle adottate da altre forze di sicurezza in tutto il mondo.
Ma questo non è servito ad impedire che tra i militari si scatenasse una vera e propria "rivolta".
In particolare, secondo quanto ricostruisce il quotidiano svizzero Tribune de Geneve, sarebbero sei le guardie elvetiche che avrebbero preferito rompere il proprio giuramento, rinunciando di continuare a servire il pontefice a costo della propria vita, pur di non sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid.
Il giornale di Ginevra, che ha contattato il portavoce Breitenmoser, racconta come tre soldati del Papa abbiano deciso, infine, di ricevere l’iniezione, mentre altri tre hanno scelto di dimettersi per evitare di vaccinarsi.
Il responsabile ha parlato di allontanamento su base “volontaria” per i tre dimissionari, mentre gli altri, ha chiarito, restano sospesi temporaneamente dalle loro funzioni fino alla fine del ciclo vaccinale.
Intanto, però, la defezione delle guardie del pontefice è diventata vero e proprio caso Oltretevere.
Sulla questione delle vaccinazioni in Vaticano, Papa Francesco si era espresso sul volo di ritorno dal viaggio apostolico in Slovacchia, quando aveva denunciato la presenza di “negazionisti” nel collegio cardinalizio. “Stiamo studiando come aiutarli”, aveva detto il pontefice ai giornalisti.
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