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Il mercato nero delle aquile: fino a 10mila euro per un cucciolo

© AFP 2021 / Koen van WeelAquila addestrata dalla polizia olandese per neutralizzare i piccoli droni
Aquila addestrata dalla polizia olandese per neutralizzare i piccoli droni - Sputnik Italia, 1920, 04.10.2021
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In Sicilia dilaga il contrabbando di aquile di Bonelli, una specie a rischio che conta circa 60 coppie sull'isola: per un pulcino i collezionisti sono disposti a pagare fino a 10mila euro.
Si riconoscono dalla caratteristica macchia bianca sulla coda e dagli artigli, tra i più lunghi fra i rapaci. L’aquila fasciata, comunemente detta aquila di Bonelli, dal nome dell’omonimo ornitologo italiano, una specie a rischio ormai scomparsa dal territorio italiano, eccezion fatta per la Sicilia, per alcuni è diventata un vero e proprio oggetto del desiderio. Tanto che per un cucciolo si possono arrivare a pagare al mercato nero fino a 10mila euro ed oltre.
Ad alimentare l’attività dei bracconieri sono ricchi collezionisti disposti a spendere cifre ragguardevoli per mettere le mani su un esemplare di questo tipo. Le conseguenze per l’ecosistema, però, non sono trascurabili.
A lanciare l’allarme sul fenomeno sono i carabinieri forestali. Le coppie di rapaci che vivono nelle montagne siciliane, tra Enna, Caltanissetta, Agrigento, Catania e Palermo, sono una sessantina. Il doppio rispetto a qualche anno fa. Ma, ricorda il maggiore Massimiliano Di Vittorio, intervistato dal Messaggero, si tratta di una specie “ancora a rischio”.
Il pericolo principale è rappresentato dai bracconieri, che attirati dai facili guadagni si avventurano tra le rocce per scovare le nidiate e prelevare i pulcini. “Nel corso degli ultimi anni – ha spiegato il carabiniere - c'è stata una forte recrudescenza del fenomeno”.
Il mercato è tornato attivo a partire dal 2010, spiegano gli esperti sentiti dal quotidiano di via del Tritone. E se non fosse per l’attività di contrasto dei carabinieri e delle associazioni per la tutela dei diritti degli animali, che ha portato alla scoperta di diverse reti di cacciatori di frodo e alla denuncia di decine di persone, i danni sarebbero stati ancora peggiori.
L’allerta però resta alta, tanto che nel 2016 il WWF e altre Ong hanno dato vita al progetto Life ConRaSi per promuovere la tutela di questo rapace.
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