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Afghanistan, due mesi di Talebani: le vendette continuano. Parla l'ex consigliere di Ghani

© Sputnik . Gian MicalessinAnziano pro talebani a Maidan Shar, capoluogo della provincia di Wardak
Anziano pro talebani a Maidan Shar, capoluogo della provincia di Wardak - Sputnik Italia, 1920, 04.10.2021
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La situazione in Afghanistan rimane tesa. Al momento pare che i talebani non si stiano impegnando ad onorare le loro promesse. Continuano a imperversare l’odio, la vendetta e le pressioni esercitate su diverse fasce della popolazione.
Mohammad Mohaqiq, leader del Partito popolare di unità islamica e consigliere del presidente Ghani in materia di politica e sicurezza, ha rilasciato una intervista esclusiva a Sputnik Afghanistan in cui ha parlato dell’attuale contingenza in Afghanistan, della situazione in cui vivono gli Hazara sciiti durante la reggenza talebana, del nuovo governo e della possibilità che i talebani* mantengano le loro promesse relative al contrasto di terrorismo e spaccio di droga.
I talebani si sono impegnati a creare un governo inclusivo: stanno mantenendo le promesse?
Tutti i popoli hanno partecipato alla liberazione del Paese dallo straniero. E tutti i popoli dell’Afghanistan sono ufficialmente riconosciuti dalla Costituzione del Paese. Ciononostante il governo è stato creato unilateralmente (NdR, qui si intende il governo composto unicamente dai talebani).
Speravamo che sarebbe stato costituito un governo inclusivo in linea con le discussioni tenutesi nell’ambito dei negoziati interafghani: un governo incluso che coinvolgesse rappresentanti di tutti i popoli e di tutte le fasce della popolazione afghana. Ma questo non è successo. Ad oggi i talebani non si sono impegnati in alcun modo a creare un simile governo.
Perchè i talebani hanno di farla pagare proprio agli Hazara?
I talebani non combattevano contro gli Hazara, ma con il regime creato dagli americani. È probabile comunque che in quegli scontri fossero coinvolti anche degli Hazara. Ultimamente gli Hazara sono stati eliminati dalle forze armate. Dunque non c’è stata una guerra vera e propria tra Hazara e talebani. Ma siamo stati costretti a proteggerci dall’eventualità in cui i talebani decidessero di attaccare le regioni popolate dagli Hazara. Ad esempio, quella di Daikondi. Da questo punto di vista sono possibili delle vendette da parte dei talebani.
Al momento a Daikondi i talebani stanno privando le armi dagli abitanti locali. È noto che 2700 famiglie hanno lasciato le loro case. In alcune aree nel nord del Paese si registrano le medesime pressioni. Nonostante l’amnistia annunciata dai talebani le persone stanno lasciando le loro case per rifugiarsi in Pakistan o in Iran.
La questione principale è che questo governo non garantisce alcun aiuto agli Hazara.
Solitamente in prossimità dell’inverno il governo precedente metteva in campo dei provvedimenti per fornire agli Hazara delle derrate alimentari come frumento, farina, riso e anche benzina. Oggi, invece, non vi sono notizie su eventuali aiuti a beneficio degli Hazari e anzi si levano loro le armi e si riscuotono imposte. Gli Hazara durante il prossimo inverno si troveranno sull’orlo di una catastrofe umanitaria.
Perchè i talebani sono così restii ad includere le altre tribù al governo?
Non scateniamo un conflitto perché crediamo che i talebani debbano capire che le persone che fino ad oggi non vengono incluse nel governo sono pur sempre loro connazionali.
Come i talebani hanno sofferto con il governo Ghani e gli USA, anche noi Hazara abbiamo sofferto con Ghani. Durante il governo Ghani sono stato costretto ad andarmene. Eravamo pronti a un eventuale attacco di Ghani sulle nostre abitazioni e per questo me sono scappato all’estero con la mia famiglia.
Se i talebani volessero interrompere la guerra civile ed evitare l’insorgenza di un conflitto interafghano dovrebbero darne dimostrare con la loro linea politica, ossia accogliendo nel governo rappresentanti di tutti i popoli. Questo è ciò che vogliono il popolo afghano e la comunità internazionale.
I negoziati interafghani non sono ancora terminati
Noi vogliamo che la guerra finisca e che si crei un governo universale. I talebani devono dimostrarsi flessibili in questo senso. I negoziati interafghani servivano proprio a questo. Il fatto che Ghani se ne sia andato lasciando nelle loro mani il potere non significa che la loro autorità sia legittima.
Nelle ultime 2-3 settimane di governo Ghani, con o senza il consenso degli USA, ha di fatto ceduto l’esercito ai talebani. In un giorno ai talebani senza alcuna resistenza si sono resi diversi snodi nel Paese. Il governo ha persino riportato alla procura coloro i quali esercitavano resistenza ai talebani. Dunque, il governo Ghani ha indirettamente ceduto loro il Paese agendo di fatto in maniera illegittima. Il governo deve essere riconosciuto da tutti i rappresentanti dell’Afghanistan. Tutte le minoranze etniche e religiose devono trovarvi rappresentanza. È evidente che un governo salito al potere con la forza non può durare a lungo.
È necessario creare un governo inclusivo mediante lo svolgimento di negoziati tra i leader dei partiti politici e dei talebani. Io sono a favore del dialogo politico. E se non troveremo un accordo, potrebbero prodursi degli scontri in tutto l’Afghanistan.
Quando Ghani se n’è andato cedendo il potere ai talebani, noi ci stavamo dirigendo verso il Pakistan. Ci trovavamo in un aereo in aeroporto quando ci hanno comunicato che i talebani erano entrati ad Arga, al palazzo presidenziale. Noi eravamo andati ai negoziati in cui era stato discusso il tema del governo inclusivo. Quindi ora non intendiamo combattere contro i talebani perché non crediamo che il dialogo interafghano sia terminato.
A livello regionale e internazionale i vari Paesi sono concordi sul tema.
È possibile una rinascita dell’alleanza del nord?
Noi non la chiamiamo Alleanza del nord. Si tratta di una coalizione di capi dei partiti politici e dei movimenti che si sono avvicendati in Afghanistan negli ultimi 40 anni. La coalizione sarà creata con l’intento di tutelare i valori costituzionali, di garantire i diritti dei rappresentanti di tutte le etnie e religioni e di creare un governo inclusi.
I talebani la rivogliono?
Sono in contatto con alcuni rappresentanti dei talebani. Chiaramente ho illustrato loro la mia posizione. Il Pakistan è il Paese che nella regione detiene il maggior peso sui talebani e pertanto fa lobby sul loro riconoscimento.
Soltanto con il tempo capiremo se i talebani manterranno le promesse che hanno fatto in merito al contrasto al terrorismo e allo spaccio di stupefacenti.
Io al momento mi sto curando, i miei trattamenti sono ancora in corso. Per il dopo non ci sono accordi con i talebani. I talebani sono entrati in contatto con me, mi rivogliono. Mi hanno detto che vogliono che mi occupi di sicurezza e che mi rispettano. Ho risposto che prima devo completare le cure. E vorrei anche vedere cosa ne sarà del governo: creeranno un governo inclusivo o rimarrà unilaterale?
*organizzazione terroristica messa al bando in Russia
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