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Morti sul lavoro, la “pandemia” di cui nessuno parla

© Sputnik . Valery MelnikovUn operaio in casco
Un operaio in casco - Sputnik Italia, 1920, 03.10.2021
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Una strage senza fine. Stando ai dati Inail le morti registrate sui posti di lavoro dall’inizio dell’anno sono 772. I sindacati chiedono al governo misure drastiche per contrastare questa piaga. “Pene più severe e immediate” ha promesso il premier Draghi. Si passerà ai fatti?
Una “pandemia” di cui non si parla mai e che è stata relegata nell’ombra a causa del Covid: le morti bianche. Praticamente ogni giorno vengono registrate delle morti sui posti di lavoro, ma sono notizie che non hanno occupato le prime pagine come i bollettini sull’emergenza Covid.
Il premier Draghi ha recentemente incontrato i sindacati per discutere il problema della sicurezza sul lavoro. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Pierpaolo Bombardieri, segretario generale UIL.
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-Pierpaolo Bombardieri, qual è stato il risultato principale del vostro recente incontro con il governo?
-Siamo riusciti ad ottenere tre punti importanti:
un decreto che dovrebbe essere emanato dal governo nei prossimi giorni con il quale si sospende l’attività nelle aziende che violano le norme di sicurezza
una banca dati unica sugli incidenti sul lavoro
l’acceleramento nell’assunzione di 2500 ispettori che si dovrebbe completare entro fine anno
Inoltre vi è un piano di formazione straordinaria per la prevenzione sugli incidenti sul lavoro.
-Si passerà ai fatti? Lei è fiducioso?
-Noi pensiamo che sia importante rendere queste norme immediatamente esecutive. Gli 11 morti dell’altro giorno fanno pensare ad una guerra civile, quindi il governo deve decidere velocissimamente e applicare queste norme. In più bisogna partire con un piano di formazione per tutti i lavoratori, soprattutto per chi viene appena assunto ed entra in azienda.
-Ogni giorno praticamente si registrano delle morti a lavoro. Se ne parla poco però di questa “pandemia”, non pensa?
-Esattamente. Come UIL all’inizio dell’anno abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione “Zero morti sul lavoro” che ha raccolto l’adesione di tanti personaggi pubblici: attori, atleti, giocatori di calcio che hanno sostenuto la nostra campagna sui morti sul lavoro. Siamo convinti che se ne parli troppo poco. Dovremmo costruire una coscienza sociale che si occupi di legalità sul lavoro. Stiamo cercando di ottenere questo con una serie di iniziative da inizio anno.
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-Dal 15 ottobre il green pass verrà introdotto in tutti i posti di lavoro. Secondo voi chi dovrebbe sostenere il costo dei tamponi?
-Noi abbiamo sempre sostenuto che i vaccini erano l’unico strumento per combattere la pandemia e anche quando hanno introdotto il green pass abbiamo dichiarato che era una misura importante, soprattutto per le grandi manifestazioni come le partite di calcio. Se il green pass viene reso obbligatorio sui posti di lavoro e non c’è una legge che obblighi al vaccino significa che si da possibilità di scelta. Il tampone diventa strumento di prevenzione e di sicurezza sul lavoro. In questo caso non devono pagare i lavoratori. Un lavoratore non può pagare per andare a lavorare.
Nel corso della pandemia il governo ha dato la possibilità alle aziende di scaricare i costi sostenuti per gli interventi sulla sicurezza. Pensiamo possa essere lo strumento con il quale proseguire.
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Inoltre il costo dei tamponi è ancora troppo alto, la sensazione che abbiamo è che il governo non voglia “litigare” con le big pharma perché il costo di un tampone sta attorno ai 40 centesimi e viene venduto in Italia a 15 euro. Il costo di un tampone molecolare sta intorno ai 7-8 euro, mentre viene venduto a 80. Il governo deve fare di più per abbassare i costi dei tamponi, che anche per i vaccinati sono uno strumento di prevenzione.
-Chi non avrà il green pass verrà licenziato?
-No, assolutamente no. Abbiamo ottenuto che secondo il decreto fosse vietato licenziare chi non è in possesso del green pass. In quel caso il lavoratore viene sospeso e viene reintegrato dal primo gennaio, perché il green pass è obbligatorio fino alla fine dell’anno. Le aziende, grazie alle nostre richieste, non possono licenziare.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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