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Situazione in Afghanistan vista da Marta Grande, presidente della delegazione italiana presso l’APCE

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaAfghanistan, Talebani a bordo di un veicolo della polizia
Afghanistan, Talebani a bordo di un veicolo della polizia - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
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I 20 Grandi del mondo si riuniranno in videoconferenza il 12 ottobre per discutere del futuro dell'Afghanistan. lo ha annunciato il presidente del consiglio, Mario Draghi, durante una conferenza stampa.
Il vertice straordinario voluto dall'Italia, che è presidente di turno del G20, avrà lo scopo di "vedere se è possibile ottenere una comunità di obiettivi fra tutti i 20 paesi più ricchi del mondo", ha detto Draghi, sottolineando la necessità di evitare "una catastrofe umanitaria che sta per dilagare, perché il Paese non ha il sostegno del resto del mondo". Secondo il presidente del Consiglio, "è dovere dei Paesi più ricchi fare qualcosa, bisogna salvare vite umane senza la condizionalità per cui 'io ti do un pacco di grano se tu abiuri alle tue fedi...'"
La diplomazia internazionale sarà in grado di affrontare la crisi umanitaria nel paese? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Marta Grande, Presidente della Rappresentanza italiana all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) che, insieme alla collega israeliana, ha scritto una lettera aperta al direttore dell’Avvenire, mirata ad attirare l’attenzione ai problemi degli afghani rimasti sotto il regime dei talebani*.
© Foto : Marta GrandeMarta Grande, presidente della delegazione italiana presso l’APCE
Marta Grande, presidente della delegazione italiana presso l’APCE - Sputnik Italia, 1920, 02.10.2021
Marta Grande, presidente della delegazione italiana presso l’APCE
-Presidente Grande, avete sottolineato nella vostra lettera congiunta che il ritiro delle truppe occidentali dall’Afghanistan “doveva avvenire molto tempo prima”. Potrebbe spiegarci perché avete fatto questa conclusione?

-La presenza occidentale in Afganistan ha avuto delle ripercussioni positive sul paese, basti pensare al tema dello stato di diritto, dell’istruzione, della inclusività della Costituzione afghana o della partecipazione delle donne al mondo lavorativo.

Allo stesso tempo, però, non possiamo non considerare i costi umani ed economici di questi venti anni.
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-Uno degli obiettivi della missione occidentale era quella di aiutare le persone oppresse a liberarsi. Nonostante le promesse, i talebani hanno deciso che le donne “non devono fare i ministri”, che a loro non sarà permesso di andare all'università o di lavorarci e che non potranno praticare nemmeno sport. Insomma, il nuovo governo vuole tenerle chiuse in casa. Perché questa differenza tra parole e fatti?
-Il mondo ha ancora ben chiaro quale siano state le “politiche” dei talebani nel passato: azzeramento dei diritti della persona e dei singoli individui. Molti analisti, e tutti quelli che hanno raggiunto l’aeroporto di Kabul, hanno previsto, nel ritorno al potere dei talebani, un riavvolgimento del nastro a quei giorni.
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Credo che le dichiarazioni fatte a metà agosto servissero a tranquillizzare un'opinione pubblica occidentale spaventata rispetto alle scene che abbiamo visto. Allo stesso tempo, il nuovo governo sa che potrà trovare una legittimazione occidentale solo garantendo determinati diritti alla popolazione. I diritti umani saranno sempre più una condizione sine qua non del sistema internazionale.

-Nel frattempo, le donne afghane si ribellano, perché “non vogliono tornare indietro”, e si sentono abbandonate: organizzano manifestazioni in varie città del mondo e lanciano campagne sui social. Le donne ritengono la comunità internazionale responsabile della situazione attuale e chiedono di aprire dei corridoi umanitari non solo per gli stranieri residenti in Afganistan, ma anche per chi è nel mirino dei talebani. A Suo avviso, è una cosa fattibile nel breve termine? La comunità internazionale è capace ad aiutarli stavolta?
-Assolutamente. l’Occidente ha gli strumenti per istituire i corridoi umanitari e, a livello sovranazionale, se ne parla a più riprese. Nella sede dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, per esempio, abbiamo approvato una risoluzione che dà un gran risalto proprio alla questione umanitaria, migratoria e alla necessità di accogliere ed aiutare le persone che nei prossimi anni avranno bisogno di sostegno.
-C’è anche il dramma dei bambini del Paese in mano dei talebani. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nell’ultimo mese, ha registrato 75mila minori costretti ad abbandonare le loro case. Le terribili immagini dei genitori che spingono i loro figli oltre il filo spinato, affidandoli ai soldati, hanno fatto il giro del mondo e parlano da sole. Quale potrebbe essere la via d’uscita per i piccoli che sperano di fuggire dall’Afghanistan?

-Si prevede che la migrazione dal paese dovrebbe riguardare principalmente i paesi confinanti. Proprio in quest'ottica l’Unione Europea si sta attivando per cercare di sostenere quei paesi che vedranno sui propri territori una forte ondata migratoria.

Abbiamo tutti negli occhi il caso della Giordania e dell’incredibile sforzo che sostiene per aiutare il milione di rifugiati siriani. È necessario, pertanto, per la stabilità della regione, tramite organizzazioni sovranazionali e ONG, aiutare quei paesi che più di tutti si troveranno a far fronte a questa emergenza.
-Il compito principale del CdE è quello di difendere i diritti delle categorie più vulnerabili. Pensa di avanzare qualche proposta concreta sull’Afghanistan nell’ambito della sessione planetaria autunnale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa?
-Sono molto contenta di poter dire che l’assemblea parlamentare ha approvato un mio emendamento sulla risoluzione relativa all’Afghanistan, che prevede di inserire gli studenti afghani iscritti nelle università degli Stati membri all’interno delle categorie da tutelare.
Sicuramente il tema sarà oggetto di dibattito anche nelle prossime sessioni, oltre che essere il tema cardine dell’importante evento del vertice G20 di ottobre che avrà luogo nel nostro paese.
*organizzazione terroristica estremista illegale in Russia e molti altri Paesi
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione
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